martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pantani, denuncia della madre: accordo di comodo tra dottori e compagni
Pubblicato il 14-02-2012


Il 14 febbraio 2004 moriva Marco Pantani. Se ne andava il Pirata e restava il mito. Un mito delle due ruote nato il 13 gennaio 1970 all’Ospedale Bufalini di Cesena. Un uomo combattivo, la cui descrizione più esplicita è sintetizzata nella celebre risposta a Gianni Mura che gli chiedeva: «Marco, perché vai così forte in salita?». «Per abbreviare la mia agonia». Un fuoriclasse, che solo il sistema malato del ciclismo dopato poteva fermare. Un campione capace di fare come pochi: la doppietta Giro-Tour, ma anche un eroe popolare, che ha fatto avvicinare al ciclismo generazioni nostalgiche dei tempi di Bartali e Coppi, coinvolgendo al contempo nuovissime generazioni che forse di ciclismo davvero non ne avevano sentito parlare. Oggi nell’anniversario della sua tragica morte vogliamo ricordarlo attraverso le parole della signora Tonina Belletti. Una madre che non si è mai arresa e che continua a ricercare una verità difficile da ottenere.

Dopo la morte di Marco, la ricerca della verità è diventata il suo obiettivo principale, a che punto è arrivata?

Per l’ennesima volta ho avuto una grande delusione. Sono circondata da gente che mi dice di avere in mano documenti importanti, ma poi non è vero. Questo mi fa male, si gioca sul dolore di una madre. Non so se vale la pena continuare questa ricerca, mi scontro puntualmente contro un muro di gomma.

Lei sta cercando nuove prove per riaprire il processo?

Cerco nuove prove, ma non so se ne vale la pena. Sono circondata da persone che continuano a sfruttare il nome di Marco. La gente che voleva capire, ha capito. Marco è stato fregato.

Da chi?

Di preciso non lo so. Certo è che dottori, compagni e tutto il mondo del ciclismo sa ma non vuole parlare.

Perché dopo tanto tempo tutta questa omertà?

Perché tutti sono ancora nell’ambiente del ciclismo. C’è un accordo di comodo: il silenzio in cambio della posizione ottenuta. Marco si è esposto sempre in prima persona per aiutare i suoi amici e compagni di squadra. Quello che continuiamo a ottenere è il silenzio, io sono una goccia in mezzo all’oceano. 

Da Madonna di Campiglio in poi Marco divenne simbolo di un sistema fallato, un capro espiatorio. Perché?

Marco faceva notizia. Ne hanno dette di cotte e di crude. Per uno come Marco che metteva il cuore in ogni cosa non è stato semplice gestire una situazione del genere. Dopo Madonna di Campiglio è tornato a correre, ma continuava ad essere attaccato. Marco è stato preso come capro espiatorio in una realtà in cui il doping c’era, ma l’unico dopato per i media veniva a essere lui. Marco non si è mai dopato, non sono stati capaci di produrre prove proprio perché è un falso.

Un ricordo di Marco, come uomo.

Marco era una persona generosa, cercava sempre di aiutare i compagni in difficoltà. Se doveva scegliere chi portare in gara, preferiva aiutare il più bisognoso. Mi fa male che lo vogliano far apparire come una persona molto brutta. Da madre non lo accetto. E’ stato il primo a denunciare il doping nel ciclismo, per questo l’hanno fatto fuori. Era un tipo combattivo e quello che pensava diceva. Lo hanno eliminato perché era un personaggio scomodo. Anche nei suoi scritti denunciava la situazione e optava per un ciclismo migliore. Una speranza utopica.

Diletta Liberati

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Commenti all'articolo
  1. Cambiare il ciclismo ?
    Basta squalificare a vita i corridori dopati i medici ed i direttori sportivi coinvolti. Far si che gli organizzatori delle corse non invitino ciclisti coinvolti nelle corse. I giornalisti dovrebbero smettere di esser ipocriti
    ( distruggono Pantani dopo averlo usato e alla sua morte gli stessi lo celebrano con cima dedicata al corridore).
    L’ UCI dovrebbe formulare regole chiare il suo presidente dovrebbe rassegnare le dimissioni non riesce da anni a risolvere il problema.
    Per non parlare del presidente della FCI, che dovrebbe spiegarci il senso del giro della padania e la gestione del caso doping con Basso.
    Mi spiace per Pantani ma la sua morte ci pesa ancora di più perché nulla e’ cambiato.

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