lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Rapporto Civita, politica e cultura in sinergia per lo sviluppo cittadino
Pubblicato il 27-02-2012


Quali sono i principi ai quali si dovrebbero ispirare governo centrale e governo locale per proporre un’offerta culturale efficace, quali sono gli strumenti attualmente in loro possesso e quanto è realmente efficace il loro utilizzo? A questa e ad altre domande ha provato a dar risposta l’Associazione Civita, che ha presentato (presso l’Auditorium MAXXI di Roma) il suo nono Rapporto, dal titolo “Citymorphosys: Politiche culturali per città che cambiano”. Presenti molti nomi importanti del mondo politico e della cultura, a cominciare da Gianni Letta e Bernabò Bocca, rispettivamente Presidente Onorario e Vice Presidente dell’associazione. Inoltre, tre sindaci si sono confrontati nella tavola rotonda moderata dal giornalista Antonello Piroso: Gianni Alemanno per la città di Roma, Vincenzo De Luca per Salerno e Matteo Renzi per Firenze. 

BENE MILANO E SALERNO – Lo studio di Civita è stato condotto mettendo a confronto 12 tra medie e grandi città italiane ed europee (Berlino, Barcellona, Edimburgo, Lione, Londra, Torino, Milano, Forlì, Roma, Bilbao, Mantova e Parigi), “vivisezionate” dagli esperti per capire qual è il ruolo svolto dalla cultura all’interno dei processi di costruzione e implementazione delle politiche per lo sviluppo cittadino. Quattro i metri di paragone utilizzati: la valorizzazione del patrimonio culturale “fisico” (inteso come complesso di musei, monumenti e edifici storici), i festival, le mostre e il sistema dell’arte contemporanea. Il modello “ideale” così estrapolato è stato poi utilizzato per comparare altri centri cittadini d’interesse. E dall’analisi è subito emersa la supremazia tedesca, con Berlino che si sta imponendo come nuovo polo dell’industria culturale europea. Bene anche Milano, la città italiana che più di tutte le altre punta alla cultura come settore trainante di un nuovo modello imprenditoriale. Fra le “sorprese” c’è poi Salerno che, stando al rapporto, risulta attenta all’ambiente e alla sostenibilità e si appresterebbe addirittura a diventare non solo il laboratorio urbano più importante d’Italia, ma anche una delle nuove mete del turismo architettonico europeo.

DE LUCA – Per Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, sono tre le precondizioni per un efficace rilancio della città nel Mezzogiorno: garantire la sicurezza e combattere la criminalità; operare una profonda sburocratizzazione della macchina amministrativa; puntare all’umanizzazione dei quartieri. «A Salerno – ha spiegato De Luca – ho voluto creare una città della solidarietà e dell’umanesimo, nella quale le regole sono certe e valgono per tutti. I risultati non si sono fatti attendere e uno di quelli più clamorosi riguarda la raccolta differenziata, arrivata al 72%, con un investimento di 2 milioni di euro. Abbiamo poi approvato il nuovo piano regolatore che porta la forma dell’arch. Oriol Bohigas. La parola d’ordine della mia amministrazione è ‘politica come progettazione’». «Si è poi puntato all’attivazione di un circuito di turismo culturale. Il rapporto fra conservazione e valorizzazione – ha continuato il sindaco di Salerno – è delicato e cruciale: una città è più ricca se sa proporre una stratificazione culturale complessa. Dunque, la trasformazione urbana è una ricchezza e per questo abbiamo puntato molto sull’architettura contemporanea, affidando grandi opere ad architetti di calibro mondiale (scelti non sulla base dei loro nomi ma della qualità delle loro proposte). Nel giro di due anni Salerno sarà la città d’Italia più ricca di opere di architettura contemporanea». Occorre tenere conto che «il contesto meridionale – ha concluso De Luca – è molto difficile e nel Sud si ha spesso la percezione che lo Stato – inteso come autorità e come spazio terzo deputato a difendere i diritti dei cittadini – non esita e al suo posto le forze della politica si spartiscono il potere. Esiste, inoltre, un’emergenza educativa, associata all’esigenza di restauro del principio di autorità e di rispetto delle regole. Il fatto che debba essere riconquistato il senso dell’unità d’Italia riguarda tutto il Paese e la Cultura è l’elemento fondamentale. Centomila giovani ogni anno emigrano dalla Campania al Nord e questo rappresenta un limite alle prospettive di sviluppo della regione».

RENZI – Convinto del ruolo che la cultura può avere nell’ambito del rilancio dell’economia del Paese è il sindaco di Firenze Matteo Renzi. «A Firenze con la cultura si è mangiato anche troppo. Contestare la frase di Tremonti (“con la cultura non si mangia”) – ha spiegato Renzi – comporterebbe necessariamente una profonda revisione del paradigma dello sviluppo che abbiamo in Italia, attribuendo un nuovo ruolo alla cultura e impostando il rapporto fra questa e le comunità urbane. Il quesito chiave è il seguente: come cambiare la politica culturale delle città dall’offerta alla domanda? Occorre da parte delle Istituzioni una capacità di suscitare la domanda di Cultura più che concentrarsi sull’offerta. A Firenze l’iniziativa più importante per risvegliare il bisogno di cultura ed alimentare la socializzazione è stata la pedonalizzazione di Piazza del Duomo».

BERNABÓ BOCCA – Il turismo culturale come importante volano economico. E’ su questo che il paese dovrebbe continuare a investire secondo il vice presidente dell’Associazione Civita Bernabò Bocca. «Questa – come afferma Bernabò Bocca – è la vera occasione per permettere alla Cultura di dimostrare, nel concreto il proprio potenziale. Basta pensare al turismo culturale che, nel nostro Paese, ha retto all’impatto della crisi economica mondiale meglio degli altri compatti produttivi grazie alle forme di integrazione con ambiti complementari delle politiche urbane da un lato e, dall’altro, grazie all’offerta di iniziative a livello locale nonché alla straordinaria grandezza del nostro patrimonio artistico-culturale».

ITALIA DALLE BRACCIA CORTE – Quando però nell’equazione di Civita viene tirato in ballo anche il fattore economico (per capire come cresce il reddito pro capite di una città che investe in cultura e quale impatto questa può avere sull’occupazione e sulla crescita turistica di una città), l’Italia risulta fanalino di coda in Europa. Il nostro Paese risulta infatti agli ultimi posti per quanto riguarda gli investimenti legati alla cultura. L’Italia, cioè, spende poco per valorizzare il proprio patrimonio culturale. «Nessuna città italiana – si legge nel rapporto – figura, ad esempio, nella graduatoria della Price Waterhouse Coopers sulle Cities of Opportunity, dove sulla base di diversi indicatori (dalla qualità delle Università alla percentuale di laureati) viene misurato il Capitale Intellettuale urbano. Rispetto ai grandi poli culturali europei, quali Londra, Parigi, Berlino e Barcellona, le città italiane, anche quelle che più hanno investito in Cultura, mostrano una capacità di offerta nettamente inferiore. In termini di politiche, risultati raggiunti e infrastrutture create – conclude l’associazione – tale distanza sembra difficilmente colmabile, almeno nell’immediato, per le nostre città».

Raffaele d’Ettorre

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