lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ricominciamo da Marco Biagi
Pubblicato il 01-02-2012


Socialisti coraggiosi. La categoria, che mi affascinava sin da quando ero bambino, conteneva una squadra di eroi che, da Sandro Pertini a Walter Tobagi, aveva messo in gioco la propria vita, la propria libertà per conquistare riforme sociali di equità e progresso. Solo più tardi, già adulto, si aggiunse un’altra figura, subito in alto sul mio podio ideale. Era Marco Biagi, il professore umile che pensava in grande. Penso a lui ogni volta che si parla di lavoro. Scriveva nel 1998, Marco Biagi: “Lascia francamente perplessi la pregiudiziale ideologica sui licenziamenti avanzata da alcune forze politiche e sindacali rispetto ad un quadro normativo e sociale che già prevede ampie forme di evasione della regola della stabilità del lavoro”.

E dopo aver indicato alcune possibili soluzioni Biagi concludeva: “Quello che manca ancora è la capacità (il coraggio !) di abbandonare vecchi schemi e paradigmi consolidati che non corrispondono più alla realtà che si intende disciplinare”. Mi chiedo perché, quando si parla di lavoro, non si ricorda più spesso l’attualità di quelle parole. Furono le sue ultime, ripartiamo da lì.

Aldo Torchiaro

Giornalista - Sotto Torchio

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Commenti all'articolo
  1. Se non ricordo male,lo sforzo di Biagi era quello di normare nuove forme di rapporti di lavoro, quindi di dare certezze e diritti a queste. NON mi risulta che egli volesse togliere diritti a nessuno, caso mai estenderli a TUTTI !! Ricordo a noi tutti che lo Statuto dei Lavoratori (fatto e voluto soprattutto dai Socialisti), altro non era, ed è, una normativa dei DIRITTI e DOVERI dei lavoratori. Nasceva da una condizione sociale in cui l’abbuso, la prevaricazione, la discriminazione lo sfuttamento, il ricatto ( potrei continuare..) erano i SOLI A DETERMINARE I RAPPORTI DI LAVORO! Oggi, come allora e forse più di allora, c’è bisogno di normative (vedi il precariato) che tutelino i cittadini-lavoratori. Se poi (anche alcuni tra noi…) si “abbeverino” al calice del liberismo più estremo, dove il principio è la tutela del più forte, dove si vuol ripristinare la supremazia degli abusi, mettendo (e mendento..) quelli che alcune tutele cè l’hanno, contro quelli che non c’è l’hanno, al sol scopo di toglierle a tutti, be’ allora ragazzi, la domanda è: ma questa società ha bisogno dei valori del socialismo democratico o no?

  2. Le tante, troppe, forme di precariato nel lavoro hanno generato la sostanziale esclusione di una intera generazione dal mondo del lavoro, quello fatto di diritti e di doveri nei luoghi di lavoro e, sopratutto, di prospettive per un giovane che dopo un onesto corso di studi si presenta al mondo del lavoro.
    I socialisti, quelli delle grandi conquiste democratiche, quelli del referendum istituzionale, quelli del divirzio e dell’aborto, quelli dello statuto dei diritti dei lavoratori, non votato dai comunisti, hanno il dovere storico di dare il loro contributo per superare la stagione del precariato e dare certezze ai tanti giovani che per effetto delle attuali normative sono nella impossibilità di programmare il proprio futuro.

  3. DaMonti alla Fornero chi vuole rivedere l’ art.18 lo fa solo per peggiorare la condizione dei lavoratori. Noi socialisti dobbiamo difendere le nostre conquiste e non lasciare ai nostri figli un paese piu’ ingiusto

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