lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ricordando il nostro Presidente
Pubblicato il 24-02-2012


Ricordo il pianto durante i funerali di Berlinguer. Ricordo quando si presentò a Vermicino per dare un abbraccio alla madre del piccolo Alfredino. Ricordo l’esultanza, il sorriso e le braccia alzate alla vittoria dei mondiali di calcio dell’82. Ricordo la gente che lo osannava quando passeggiava per le strade della sua Italia. Ricordo l’apprezzamento che politici di tutti i partiti riferivano parlando di lui. Ricordo la stima della gente comune che lo considerava uno di loro. Ricordo la soddisfazione del popolo socialista quando venne eletto il primo Presidente della Repubblica di fede socialista. Ricordo quando tornando verso casa il traffico di Fontana di Trevi si fermava perché anche lui rientrava dal lavoro dal Quirinale. Ricordo i pianti e le lacrime che tutti versarono il giorno che seppero della sua morte il 24 febbraio del 1990.

Questo è quello che ho in mente oggi. Anche se in realtà non sono dei veri e propri ricordi del tempo, quanto momenti intravisti in televisione e sui giornali negli anni successivi. Parole e memorie che tante persone diverse tra loro mi hanno riportato. Perché quando tutto questo accadeva io ero solo un giovane ragazzo e lui un ultraottantenne. Ma se oggi l’ho in mente è perché il suo pensiero, la sua attività politica e il suo esempio sono rimasti vivi nel tempo. E non credo valga soltanto per me, quanto per milioni di italiani più o meno giovani che hanno vissuto la sua presidenza e che valutando non a posteriori, come si è sovente fare, la sua azione politica, hanno dato un significato concreto alla parola socialismo.

Non posso dimenticare un filmato in particolare che lo vede intervistato proprio sul significato reale di tale parola, in cui afferma: “Sono per un socialismo che deve essere basato sulla libertà. Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile. Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale. Come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io”.

E’ per questo che ho così tanti ricordi, e che oggi nell’anniversario della sua morte non posso fare a meno di riportarli, prima ancora che come direttore del suo giornale, di farlo in qualità di italiano, di giovane che crede ancora nel suo esempio, che vorrebbe che uomini come lui fossero per sempre.

Un saluto, Presidente Pertini.

Giampiero Marrazzo

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookDiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Un vero grande Socialista, che riusciva a trasmettere emozioni profonde quando parlava dei vari momenti drammatici della Sua splendida esperienza di vita. Noi ad Ostia Antica lo abbiamo ricordato sia nella Manifestazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e sia alla Commemorazione dei Bonificatori Romagnoli davanti al Monumento ad “Andrea Costa”, leggendo il significato di essere Socialista.
    Era un piacere incontrarlo nei Congressi Socialisti e sentire i suoi straordinari racconti. L’ultimo Congresso in cui l’ho incontrato è stato quello di Genova. Comunque è un grande e indimenticabile Compagno Socialista, che ha servito il Partito e il nostro paese.

  2. Caro direttore, fa piacere che un giovane quale tu sei colga, anche all’interno di quelli che definisci in pratica ricordi costruiti a posteriori, l’aspetto che di Pertini fu più significativo, quello di vedere il socialismo come binomio inscindibile tra giustizia sociale e libertà. Aggiungerei di insindibile connessione da un lato del diritto al soddisfacimento dei bisogni fondamentali e dell’uguaglianza delle possibilità, che non è appiattimento omologante, e dall’altro della possibilità di piena espressione delle proprie aspirazioni e delle proprie idee.
    In realtà, Pertini non fu mai un politico nel senso limitativo – se non denigratorio – che oggi viene dato a questa parola. Ma non fu neppure quella specie di “nonno benevolo” consegnatoci da una certa iconografia sulla sua presidenza (sul suo “caratteraccio”, anzi, si potrebbero scrivere libri). Ma politico in senso vero e alto lo fu. Perché politica è impegno per l’interesse collettivo e lui lo ebbe. Politica è passione e lui la ebbe. E anche alcune sue “deviazioni” dal ruolo istituzionale – e ce ne furono – erano espressione di questo impegno e di questa passione. Seppe servire il popolo senza servirsene. La sua fu politica, appunto, non populismo. Quando ero quasi ancora un ragazzo mi regalò una pipa e, anni dopo, mi rimproverò il mio continuare a fumare sigarette. Ci penso spesso, come a una sorta di allegoria del crontrasto tra un piacere disciplinato e un vizio frettoloso. O anche, se vogliamo, della differenza tra superficiale immediatezza e stile di ponderazione. Quella ponderazione fattiva che in politica si chiama riformismo.

  3. Invito il direttore a pubblicare – anche a puntate – sull’Avanti “Sei condanne e due evasioni” sulla vita di Sandro Pertini così potremo renderci conto della grandezza dell’uomo ché in questi ultimi tempi hanno messo in soffitta l’uomo e l’ideale Socialista.

  4. Ho avuto l’occasione, essendo membro dell’esecutivo della federazione di RE e l’unico presente in quel momento nella sede, di ricevere una telefonata da PERTINI con la quale declinava l’impossibilità di partecipare ad una iniziativa di presentazione del libro che raccoglieva i processi delle sue sette “CONDANNE.”In modo esplicito mi disse di esternare al segretario, che non avrebbe partecipato alla presentazione del libro che parlava di se.

    silvio minardi

  5. Pertini è stato un grande Presidente della Repubblica perché è stato un grande socialista. Nel suo settennato, segnato dall’aggressione allo Stato da parte delle brigate rosse e dei fiancheggiatori delle brigate rosse, è stato il simbolo cui gli italiani di tutte le generazioni hanno fatto riferimento per continuare ancora a credere nelle istituzioni.
    Un socialista però che non ha ricevuto, dal socialismo militante del suo tempo, le gratificazioni che gli erano dovute. Semplicemente perché non è stato assunto come esempio dell’essere socialisti. Se fosse stato assunto come esempio, il nostro partito non si sarebbe dissolto. E anche oggi, siamo sicuri che le iniziative per ricordarlo degnamente possano essere racchiuse in un paio di corsivi di un giornale (d’accordo il suo giornale) on-line?

  6. Sono trascorsi 22 anni dalla morte di Sandro Pertini. Pochi per chi ha una buona memoria, tanti per chi preferisce non fare i conti con la storia. Sulla statura del politico Pertini nessuno ha mai obiettato, ma pochi sono propensi a ricordare che ciò che faceva sentire vicino alla gente il presidente più amato dagli italiani era non solo il suo carettere schietto e fiero ma anche i valori del Socialismo, nei quali Pertini non ha mai smesso di credere. Libertà e uguaglianza: erano questi i principi ai quali aveva ispirato la sua vita e la sua passione politica. Libertà e uguaglianza come binomio inscindibile perchè, come lui stesso aveva precisato in un discorso di fine anno (credo) o un’intervista, “non ci può essere libertà per un padre senza lavoro, nè ci può essere giustizia sociale e uguaglianza se non c’è libertà”. Su questo binomio, che rappresenta la chiave d’interpretazione del Socialismo Riformista, si basava l’esistenza di Sandro Pertini. Una esistenza spesa tutta al servizio del proprio paese e del proprio partito. E’ questo che ha fatto di Pertini un punto di riferimento essenziale in un momento in cui il paese rischiava la deriva, rischiava di soccombere ai colpi inferti dal terrorismo brigatista. E’ stato Pertini che ha saputo recuperare tra gli italiani lo spirito di unità nazionale mettendo al primo posto gli interessi del paese e della sua tenuta rispetto a qualunque sia pur giusta istanza. L’Italia, dunque, è stata salvata dal Socialismo rappresentato concretamente da Sandro Pertini. Sarebbe ora che ci decidessimo tutti a riconoscerlo. Ma questo è un paese dalla memoria corta, dove tantissimi gerarchi e militanti fascisti, caduto il regime, trovarono rifugio nel Partito Comunista, divenendone anche dirigenti. E’ il paese dove dopo la caduta del muro di Berlino ed il crollo dell’ideologia comunista i milioni di militantio del Pci invece di recitare il mea culpa per avere, se non condiviso, quantomeno omertosamente occultato per tanti anni la drammatica realtà dei gulag in Unione Sovietica. L’Italia è un paese dalla memoria corta, insomma, dove si riconosce che il livello di corruzione pubblica sta toccando picchi mai registrati in precedenza, neanche durante tangentopoli, ma nessuno si ricorda che uno statista del livello di Bettino Craxi è stato immolato al giustizialismo di chi, pur avendo condiviso le tangenti della Prima Repubblica ha sempre vestito i panni del moralista, come nel caso del Pci, Pds, Ds, Pd. Ma un paese senza memoria non può avere futuro ed allora cominciamo a spolverare dal baule impolverato dell’oblìo le due figure di due grandi italiani, di due grandi socialisti come Sandro Pertini e Bettino Craxi ai quali deve andare tutta la nostra riconoscenza di autentici democratici del XXI secolo. Giancarlo Colella.

    • Gli italiani hanno sicuramente memoria corta.
      Ma Pertini e Craxi non sono sullo stesso piano. Mi spiace ma il primo aveva una coerenza una onesta’ e un’umanita’ completamente superiore al secondo.
      Difatti Pertini nel partito e’ stato amato solo dopo esser diventato Presidente.
      Bisogna ricordare tutte le vicende. La storia di Pertini rimane esemplare sotto ogni aspetto. Un grande uomo un grande socialista. Mi spiace ma di Craxi non si possono usare le stesse parole. Simone C.

      • Probabilmente non son riuscito ad essere molto chiaro. Non intendevo mettere sullo stesso piano Pertini con Craxi, anche perchè due persone che hanno avuto esperienze di vita diverse non possono essere uguali. Uno è stato un uomo delle istituzioni (Pertini), l’altro (Craxi) è stato un uomo di governo e di partito. Ciò che li accomuna è l’essere stati tutti e due socialisti e l’aver pagato tutti e due un prezzo salato solo per essere socialisti, Pertini con il carcere e Craxi con l’esilio e con la morte. Se mi è consentito credo di poter affermare che il prezzo pagato da Craxi è stato persino maggiore da quello pagato da Pertini. Mentre Sandro veniva rispettato anche in carcere, Bettino è stato trattato come il peggiore criminale, il peggiore mafioso di questo mondo. Un trattamento disumano come quello riservatogli dal suo paese, dal paese che aveva servito, non è stato riservato ne a Totò Riina, ne a Provenzano, ne a Vallanzasca. Premetto che nel corso della mia lunga militanza di partito non sono mai stato craxiano, sono stato socialista, anzi ho sempre combattuto il malcostume che negli ultimi anni all’interno del partito veniva addirittura ostentato sfacciatamente. Ma tutto ciò non basta per non indignarmi di fronte al trattamento riservato da mani pulite al Partito Socialista ed a Bettino Craxi. Credo che la storia debba, ma da subito, avviare un processo di revisione nei confronti di quel periodo, dei partiti che hanno dominato la scena in quel periodo e dei personaggi che gestivano quei partiti. Dichiarare, come ha fatto Dalema, che il Pci non è stato coinvolto nella corruzione che ha interessato i partiti italiani, sapendo che il Pci si è salvato grazie all’amnstia di quei reati approvata dal Parlamento, equivale alle dichiarazioni di innocenza di Silvio Berlusconi che si è salvato dalla condanna grazie alla prescrizione dei reati, non perchè innocente. Credo che sia l’ora di rivedere la storia di questi anni, anche per delineare scenari politici diversi, dai quali partire per costruire un futuro migliore per il nostro paese. Un futuro che per essere migliore deve contenere più germi di Socialismo, inteso come diceva Pertini come connubio di libertà e giustizia sociale. Giancarlo Colella.

        • Rimango della mia opinione che ora le esplicito.
          La storia si può rivisitare ma i fatti rimangono tali.
          I socialisti hanno vinto con le loro idee per il momento l’affermazione della sinistra può avvenire solo attraverso la cultura riformista.
          In questo Craxi risulta lungimirante.
          Ma Craxi avrebbe dovuto affrontare i giudizi in Italia, assumersi responsabilità anche rispetto ad alcune scelte nel partito. Mi perdoni ma il paragone con i mafiosi e delenquenti e’ fuorviante. In questo caso il confronto con Pertini esiliato non si può nemmeno accenare. Basta struggersi per le dichiarazioni di ex Pci e per la loro finta estremità a mani pulite. Purtroppo e’ accertato che i dirigenti e il PSI presero tangenti. Abbiamo pagato l’emarginazione per questo motivo, assumiamoci le responsabilità. L’Italia a pagato un prezzo alto per la mancanza di idee socialiste. Oggi sono passati venti anni potremmo dire la nostra accettando il nostro percorso storico, ricordando Pertini, Nenni, Aniasi, Lussu ed altri potremmo indicare l’avvenire cercando di unire le forze della sinistra italiana. Simone C.

  7. per mè sandro pertini è stato tra i migliori politici che l’ITAILIA abbia generato; da presidente poi era di semplicità e responsabilità
    uniche ESEMPIO DA SEGUIRE DA TUTTI IPOLITICI del giorno d’oggi.
    il cappio della lega mostrato alla camera lo useranno per il loro partito ormai compromesso assieme al P.D.L. stanno facendo la figura dei cialtroni, come loro definivano il partito SOCIALISTA

    ci auguriamo che il P.S.I ritorni al governo.

  8. Buonasera:Sandro Pertini,un grande socialista.

    Apello ai giovannil “la politica dove essere fatta con le mani pulite”.

    sandro pertini.

    grande lezione di Sandro Pertini.

    un abraccio,

    david.

    DAVID BENITO GALLARDO.TORREJÓN DE LA CALZADA,(MADRID),SPAGNA.

  9. Buonasera:le parole de Sandro Pertini:

    APELLO AI GIOVANI:LA POLITICA DEVE ESSERE,(E NON DOVE ESSERE FATTA) FATTA CON LE MANI P

    SANDRO PERTINI.

    ESCUSATE IL MIO SBAGLIO

    UN ABRACCIO,

    DAVID.

    DAVID BENITO GALLARDO.TORREJÓN DE LA CALZADA(MADRID),SPAGNA.

  10. Buonanotte:

    Come diceva Sandro Pertini:

    apello ai giovani:la politica deve essere fatta con le mani pulite.

    Grande Sandro Pertini.

    Un abraccio e buonanotte,

    DAVID BENITO GALLARDO.

    TORREJÓN DE LA CALZADA(MADRID),SPAGNA.

Lascia un commento