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Opinioni e commenti
 

Sandri, il legale: Spaccarotella non ha mai chiesto perdono
Pubblicato il 15-02-2012


Finalmente è stata fatta giustizia per Gabbo. Per Luigi Spaccarotella, agente della Polstrada condannato per l’omicidio di Gabriele Sandri, è già pronto un letto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. La sentenza della Corte di Cassazione, che conferma la decisione del tribunale di secondo grado, condanna Spaccarotella a nove anni e quattro mesi di reclusione per l’omicidio volontario del tifoso della Lazio. Per la famiglia Sandri finisce un calvario: «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e voglio dire grazie a tutta la gente che c’è stata vicino fino a questo momento – ha dichiarato Piergiorgio Sandri, padre di Gabriele – Ho avuto un solo momento di scoraggiamento quando è stata emessa la sentenza di primo grado che era raccapricciante. Ma ora le cose sono andate come dovevano andare». Sulla decisione della Suprema Corte si è espresso l’avvocato Michele Monaco, legale della famiglia.

Come giudica la sentenza?

Soddisfacente. Ha affermato un principio giusto che per noi era fondamentale e che abbiamo portato avanti fin dall’inizio. La motivazione della sentenza non farà altro che confermare che si è trattato di dolo eventuale, niente di più.

La sentenza di primo grado aveva stabilito una pena di 6 anni. Qual era la ratio?

Hanno voluto valorizzare un aspetto sbagliato dell’elemento psicologico: il giudice ha ritenuto che non fosse possibile che Spaccarotella avesse accettato l’evento morte. Era una sentenza viziata dal punto di vista logico-giuridico.

Spaccarotella ha detto che si costituirà. Ha collaborato in questi anni?

Mai. Anche ora, la scelta di costituirsi è fittizia: se non lo farà, lo andranno a prendere. Per ora, in qualità di dipendente della Difesa, anche se la sentenza è direttamente esecutiva e lo fa decadere dall’incarico, starà a Santa Maria Capua Vetere. Quando arriverà ufficialmente il licenziamento, in pochi mesi, sarà trasferito.

Come mai non è mai stato presente in tribunale?

È sempre scappato. L’errore più grande della sua vita l’ha fatto sparando e il secondo scappando dal processo. Anche dal punto di vista morale, non ha mai chiesto nemmeno perdono alla famiglia. Paga le conseguenze di un comportamento pessimo anche tramite la sentenza, perché così facendo non ha aiutato a rappresentarsi alla società in modo corretto.

Cosa farà adesso la famiglia?

La questione per loro è chiusa. Dopo 51 mesi finalmente la famiglia è riuscita a porre fine alla vicenda e questo è fondamentale per l’elaborazione del lutto. Finché si trascinano le problematiche legali legate agli omicidi, superare il lutto è impossibile. La definizione del processo getta le basi per l’elaborazione.

Martina Perrone

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