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Opinioni e commenti
 

Sanremo 2012, Ulivi: Marlene Kuntz-Patti Smith? Un momento di rara intensità. La dirigenza Rai è da azzerare
Pubblicato il 17-02-2012


Come un vecchio saggio che prova a rialzarsi, il Festival di Sanremo terzo atto, si gioca alcune delle sue carte migliori. Un momento di rara intensità con il duetto Marlene Kuntz e Patti Smith in ‘Impressioni di settembre’, il tormentone di Rocco Papaleo che alla fine corona il suo sogno di  cantare sul palco dell’Ariston e poi il glamour in salsa olimpionica con la simil sirena Federica Pellegrini che finisce a ballare dance. Ma nonostante tutto gli ascolti sono in calo. La prima parte dello spettacolo è stata seguita da 12 milioni 770mila spettatori, con share del 45,63 per cento. Rispetto alla stessa fascia oraria di un anno fa, con ospite allora Roberto Benigni, si registra un calo di quasi 5 punti percentuali (lo share fu il 50,23 per cento) e di quasi 3 tre milioni di spettatori (allora furono 15 milioni 398mila). A tal proposito abbiamo ascoltato l’opinione di Stefania Ulivi, storica firma del Corriere della Sera e del magazine Sette.

La sua prima impressione su Sanremo?

Uno spettacolo deludente. Ci si è affidati nella prima serata a un Celentano chiavi in mano per cinquanta minuti, con il risultato di una performance davvero poco credibile. Nella seconda serata si è puntato sul solito spettacolo Rai in cui i maschi parlano e le donne mostrano, tutto a discapito delle canzoni.

Ieri non sono mancati artisti del calibro di Brian May e Patti Smith, eppure gli ascolti non sono stati brillanti, perché?

C’è un problema autoriale. La Rai dovrebbe cominciare a chiedersi qual è il proprio pubblico e dovrebbe cominciare a capire, che non è composto solo da settantenni arzilli come Morandi. I troppi tempi morti non fanno bene allo spettacolo. A fronte di questo, rimarrà sicuramente negli annales il duetto Marlene Kuntz e Patti Smith in ‘Impressioni di settembre’, un momento di rara intensità e di grande spettacolo.

Un giudizio sulle canzoni in gara.

Purtroppo le canzoni che ti restano appiccicate durante la settimana sanremense non sono quelle più belle, ma quelle tormentone. Il pezzo della Bertè è tra questi, e la canzone non è sicuramente memorabile. Per il resto sono destinate a crescere Noemi, Nina Zilli e Marlene Kuntz.

Gianni Morandi e Papaleo, perché non sfondano?

Papaleo è un grandissimo artista. E’ riuscito benissimo nella prima serata a dare un tocco surreale che funzionava, ma che nelle altre serate faticava a trovare spazio. Ho trovato un Morandi demotivato, come se già sapesse che questa sarà la sua ultima conduzione. Ieri era visibilmente stanco e faceva il soldatino.

Sanremo, la città dei fiori per un festival senza fiori. Un giudizio sulla scenografia?

Castelli ha esagerato, la scala è bizzarra e si fa fatica a scenderla. Quindi non agevole, ma penalizzante. Per i fiori, c’è sempre questa dialettica tra Rai e la città di Sanremo per le convenzioni. La città continua a vivere del festival, ma ha perso di mordente rispetto agli anni passati.

Un giudizio complessivo?

Non rimarrà tra le edizioni memorabili, ma con il tempo si tende a rimpiangere anche cose che non lo meriterebbero come gli errori di Morandi. Rimarrà sicuramente Patti Smith, un grande momento di musica.

Chi butterebbe giù dalla torre?

La dirigenza Rai, da azzerare.

Diletta Liberati

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