lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Sanremo-la finale. Luzzatto Fegiz, avrei lasciato il podio vuoto!
Pubblicato il 19-02-2012


Sul podio di quest’anno una star di Amici, una giudice e una reduce di X Factor. La musica italiana ormai sembra essere attanagliata dalla morsa dei talent show.
Personalmente detesto i talent show. Li odio perché, come dico spesso nella mia trasmissione, mi hanno derubato del mio mestiere di critico. Hanno creato, nella musica italiana, questa nouvelle vague con dei personaggi che hanno un grandissimo difetto: sono tutti in divenire. Io sono stato “addestrato” a giudicare dei prodotti finiti. Invece i giovani che escono dai talent show sono ancora acerbi, ancora pavidi, non osano.

Lei chi avrebbe messo sul podio?
Nessuno. Quest’anno è andata così: è stata un’edizione con delle canzoni veramente brutte. D’altronde lo sappiamo, Sanremo va ad annate. Non è colpa degli organizzatori, né di Morandi: semplicemente, a volte escono canzoni che ci fanno scoprire dei mondi sconosciuti, che ci colpiscono. Questa invece è stata un’annata sfortunata.

Bersani vincitore del premio della critica. Giudizio condivisibile?
Avrei preferito Finardi, francamente. Quella di Bersani è stata però una canzone tutto sommato dignitosa, anche se non sconvolgente.

Fischi per Celentano quando predica, applausi quando canta.
È importante sottolinearlo. Quando parliamo di Celentano parliamo innanzitutto di un artista, eppure ormai lui sembra non rendersene più conto. La sua faccia era uguale a quella di Ceaușescu quando l’hanno fischiato in piazza: è rimasto di stucco, sbigottito, incredulo. Ed è successo perché esiste il mondo reale, con le sue regole, che non sono quelle di Celentano.

Crede che il “Molleggiato” abbia recepito il segnale lanciato dall’Ariston?
Temo di no. Quando la moglie grida che «c’è un complotto», capisci che ormai vivono in un mondo tutto loro.

Sanremo, la “Città dei fiori” per un festival senza fiori. Crede che gli organizzatori  siano riusciti lo stesso a valorizzare questa edizione?
La scenografia, nonostante tutto, è stata moderna, molto televisiva. La “Città dei fiori” però deve darsi una svegliata: gli amministratori sono degli incapaci. Per tanti anni hanno avuto in mano uno spettacolo così importante e non l’hanno mai saputo valorizzare fino in fondo. Dovrebbero cercare di dare un senso di continuità alle scenografie e, soprattutto, cominciare a sfruttare adeguatamente tutte le manifestazioni legate al parafestival.

Gli ascolti però hanno retto con una media ponderata di 13.287.000 spettatori, con il 57.43% di share.
Ogni volta tirano fuori un coniglio dal cilindro: quest’anno a risollevare il festival c’è stato un buon Morandi. Il boy scout, l’uomo “pulito” che la gente vuol vedere. Poi si è venuta a creare un’enorme aspettativa intorno a Celentano, e anche questo ha contribuito nel gioco dell’audience. Non scordiamoci poi l’assenza totale di concorrenza.

Quanti assi sono rimasti da calare per le prossime edizioni?
Cinque ore a sera per cinque sere è un’impresa titanica, uno standard sempre più difficile da mantenere. Ormai è un gioco a rincorrere, e temo che anche la bolla di questo audience alla fine scoppierà.

Raffaele d’Ettorre

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