martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Se Capello è Schettino dov’è la Concordia?
Pubblicato il 10-02-2012


Capello abbandona la nazionale e gli inglesi scatenano il loro sarcasmo sull’Italia. Siamo sempre stati tolleranti e dotati di forte autoironia. Ma quand’è che il sarcasmo sconfina nel pessimo gusto e nel razzismo? E, soprattutto, fino a che punto si può tollerare?
Il calcio è nato in Inghilterra, è vero; per questo e tanti altri buoni motivi – Georgie Best, l’Intercity Firm e Kenny Dalglish, solo per restare in ambito calcistico – sarò perennemente grato alla terra di Albione. Il loro umorismo, quello a tinte oscure dei Monty Python o quello grottesco alla Benny Hill, per intenderci, mi fa sbellicare dalle risate (quando riesco a capirlo). E, sinceramente, quel loro nazionalismo un po’ retrò – continuano a guidare al contrario, ad avere le loro prese di corrente, adorano la loro monarchia, non hanno mai adottato la moneta unica – mi hanno fatto sempre tanta tenerezza. Insomma, gli inglesi mi sono abbastanza simpatici. Eppure, questa volta non riesco proprio ad empatizzare con loro. Anche se il fatto in questione è una banalità.

La FA (la federazione britannica) ha deciso che John Terry – dopo aver pronunciato insulti razzisti nei confronti di Anton Ferdinand – non potrà più indossare i gradi di capitano della nazionale. Così, scavalcando l’autorità dell’allenatore, gli ha tolto la fascia. Fabio Capello, ovviamente, non ci ha pensato due volte: ha rassegnato le dimissioni. Fin qui niente di speciale, direte. In fondo i rapporti tra la FA e Don Fabio non sono mai stati idilliaci e il friulano in Inghilterra non è mai stato particolarmente amato. Dietro quest’astio, però, si celano motivi diversi; in primo luogo quelli ordine prettamente calcistico, ovviamente: sotto la gestione Capello, l’Inghilterra ha fallito i mondiali e raramente ha espresso un bel calcio.

Però s’è qualificata agevolmente agli Europei; e poi quand’è che gli inglesi hanno giocato bene? No, secondo me, dietro l’odio albionico per Capello c’è anche e soprattutto una motivazione prettamente culturale: agli Inglesi non è mai andata giù l’idea che alla guida della loro nazionale ci fosse uno straniero, per di più italiano e peggio ancora vincente. Così, sin dal primo allenamento, sia all’interno della federazione che della squadra, sia tra i giornalisti che tra i tifosi, il mister ha avuto prevalentemente nemici. Ciononostante, è uno tosto lui, ha resistito quattro anni sopportando di tutto: dal sarcasmo agli scandali, dalle orge dei calciatori alle corna tra compagni di squadra.

Sull’autorità della sua guida, però, un sergente di ferro come lui non poteva transigere. E, infatti, gli hanno teso l’imboscata Terry. Ora, detto sinceramente, chi se ne frega di chi allena l’Inghilterra? Tutto sommato, senza Capello, è un avversario più abbordabile. Quello che mi infastidisce è l’inferno mediatico; si fossero limitati all’umorismo nero ci sarei anche stato, ma i tweet come questo in cui Capello e l’Italia sono associate sistematicamente ad un ammutinato come Schettino – non importa se l’autore sia o meno il vero Prince Charles, perché esprime il sentimento di un’intera nazione – erano centinaia.

Agli inglesi potremmo rispondere tutti in coro ricordando la tragedia dell’Heysel, invece mi limiterò ad un’osservazione: se Capello è come Schettino, non è che Albione si sente già come la Concordia?

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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