martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quando l’Italia respinge civiltà e diritto
Pubblicato il 23-02-2012


La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per i respingimenti verso  la Libia, precisando che «riportando  i migranti in Libia senza  esaminare i loro casi li ha esposti al rischio di maltrattamenti ed è equivalso ad una espulsione collettiva». La Corte ha quindi accolto il ricorso di 11 somali e 13 eritrei, il cosidetto caso Hirsi Jamaa ed  altri, che erano stati respinti nel 2009.  Si potrebbe dire che è stato condannato il Governo italiano di allora e le sue leggi in materia di immigrazione e di diritto d’asilo – che nessuno ha ancora pensato ad abrogare –  ma che ha vinto quello spirito di civiltà che impronta anche la Costituzione italiana.

CENSURA DURISSIMA – Dalla Corte di Strasburgo viene però una censura durissima che riguarda l’Italia in quanto tale, non solo il governo e  le forze politiche che vollero quei respingimenti, quel riconsegnare tanti infelici all’orrore dal quale cercavano scampo. Non a caso, esponenti di quelle forze e politiche e di quel governo ancora oggi, di fronte a una condanna inequivocabile di violazione dei diritti dell’uomo, se ne sono di nuovo addirittura vantati.

BOLDRINI SODDISFATTA – Né a smentirli è venuto negli ultimi mesi alcun atto significativo del Governo Monti che, anzi, ha rinnovato il trattato bilaterale con l’attuale Governo libico senza rinunciare formalmente alla pratica dei respingimenti che è il risultato di tale accordo, come ha ricordato l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprimendo oggi preoccupazione in merito e l’augurio che questa sentenza, definita dalla portavoce per l’Italia, Laura Boldrini, di valore storico, rappresenti un motivo di riflessione che porti ad un segnale di discontinuità da parte del governo italiano. Si è persino parlato di un possibile ricorso del governo italiano contro la sentenza. Il ministro dell’Integrazione e della Cooperazione, Andrea Riccardi, pur facendo chiaramente intendere di essere d’accordo con la sentenza stessa –  “ha valore sia reale che simbolico”, ha detto –  non lo ha escluso, limitandosi a trincerarsi dietro la collegialità delle decisioni del Consiglio dei ministri. L’unico suggerimento da dare al governo è di non rendere l’Italia ancora meno credibile, contestando un giudizio che ha meritato.

Odisseo

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