lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Segretario Rai Cisal Comunicazione, è solo una strumentalizzazione messa in piedi dai precari
Pubblicato il 22-02-2012


Sulla cosiddetta “clausola maternità” – la numero 10 che compare sui contratti di lavoro autonomo, quelli cioè ai quali non si applica lo Statuto dei lavoratori – è scoppiato il finimondo. Il caso, sollevato dal coordinamento dei giornalisti precari “Errori di stampa”, ha per protagonista una precaria Rai per 12 anni, senza contratto dopo una figlia. In base alla clausola n° 10 il contratto prevede l’interruzione unilaterale del rapporto, da parte dell’azienda, nel caso in cui il lavoratore dovesse imbattersi in “spiacevoli” contrattempi, quali la maternità o l’infortunio grave. Sull’argomento il Segretario nazionale Rai Cisal Comunicazione Angelo Lotito ha ribadito la posizione assunta dalla dg Lorenza Lei ed ha spiegato il caso della precaria Rai oggetto della polemica come «una strumentalizzazione messa in piedi dai precari, per motivi che sinceramente non comprendo. Non c’è stato mai un caso di licenziamento per motivi di gravidanza, siamo sicuri al 100%».

Si parla molto di welfare in aiuto alle donne e di lotta al precariato, e poi i contratti a tempo determinato Rai presentano ancora la cosiddetta “clausola maternità”. Com’è possibile?

Mi sono informato in modo molto preciso sulla vicenda che è venuta fuori in questi giorni: è vero che i contratti dei quali si parla non sono quelli standard ma è importante sottolineare che la clausola che ci hanno tanto contestato non è mai stata applicata in tutti questi anni. Avrebbero potuto avvalersene, ma non l’hanno mai fatto.

Quindi conferma quanto già dichiarato dalla direttrice Lei.

Sì, e lo conferma anche l’avvocato Valerio Fiorespino, che stipula i contratti per conto della Rai. E lui mi ha assicurato che non è mai successo nulla. È vero che la clausola esiste ma, ripeto, non è mai stata applicata.

E allora come spiega il caso della precaria Rai per 12 anni, senza contratto dopo una figlia, da cui è nata la polemica che impazza da due giorni sui quotidiani?

È una strumentalizzazione messa in piedi dai precari, per motivi che sinceramente non comprendo. Non c’è stato mai un caso di licenziamento per motivi di gravidanza, siamo sicuri al 100%.

Insomma, le scelte della dirigenza sono sempre giuste.

Attenzione: io per molti versi non sono a favore delle scelte operate dai vertici dell’azienda. Che a viale Mazzini si prendano decisioni sbagliate è sotto gli occhi di tutti. Ci sono molti sprechi di denaro e la Rai, si sa, è molto lottizzata politicamente. Abbiamo risorse umane operanti a tutti i livelli e siamo in grado di andare avanti da soli, ma l’azienda non ci ascolta e fa scelte che costano. Dà appalti in maniera completamente arbitraria. Abbiamo una scenografia interna che lavora a metà regime e non si capisce bene perché. Abbiamo registi interni che sono fermi, mentre altri meno capaci lavorano perché sono “amici degli amici”. Quella della raccomandazione è una realtà ben radicata qui in azienda.

La Rai, secondo la dg, sarebbe stata una delle prime aziende a garantire una certa stabilità ai precari. Lei è d’accordo?

Diciamo che ha creato lo strumento del contratto per i bacini, ha messo in regola parecchie persone. Ha creato stabilità dove prima c’era un via-vai di persone. Ormai tutti sono entrati in questi bacini e lavorano sempre.

I periodi lavorativi però sono molto ridotti, a volte con pause che durano anche diversi mesi.

Dipende. Alcuni settori lavorano anche per 7-8 mesi continuativi. Poi ci sono diversi tipi di contratto, ad esempio quelli cosiddetti “a scrittura”, che sono più onerosi per l’azienda e richiedono tutele diverse. Per quanto riguarda invece la normale figura professionale, non ho dubbi: facciamo contratti per tempi abbastanza lunghi. Chi fa parte di questi bacini, lavora.

La segretaria generale della Cgil Camusso ha dichiarato «Fatti come questi sono la palese dimostrazione di come non andrebbero mai cancellate le norme che tutelano i lavoratori contro le discriminazioni». Cosa ne pensa?

Sono perfettamente d’accordo con la Camusso. Se dovesse accadere una cosa del genere ci sarebbe il caos e anche le garanzie che noi abbiamo messo in piedi in tutti questi anni andrebbero a farsi benedire.

Raffaele d’Ettorre

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