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Opinioni e commenti
 

Si dimette Wulff. Il “tasso agevolato” frega la “razza” tedesca
Pubblicato il 17-02-2012


Angela Merkel dovrebbe stare attenta a “scagliare la prima pietra” perché da oggi non può più dirsi “senza peccato”. Il Cancelliere tedesco ha dovuto rinviare il previsto incontro a Roma con il presidente del Consiglio Mario Monti a causa delle dimissioni del presidente della Repubblica Christian Wulff, coinvolto in uno scandalo relativo a un finanziamento a tassi di favore, un  presunto tentativo di ricatto nei confronti di un giornale e viaggi all’estero pagati da un conoscente.  Membro dello stesso partito della Merkel, l’Unione dei Cristiano-Democratici, e da lei stessa voluto alla guida del Paese, Wulff si è rivelato un vero tallone d’Achille per la leader tedesca, da tempo impegnata a bacchettare l’Italia su questioni economico-finanziarie ma anche di politica interna, e ora alle prese con uno scottante capitolo che rischia di minare la sua credibilità interna e internazionale.

LA TELEFONATA – Alle 9.45 di questa mattina è stata la stessa Cancelliera a informare telefonicamente il nostro premier dell’impossibilità di venire a Roma per “ragioni di politica interna”. Poco dopo l’agenzia tedesca Dpa batteva la notizia delle dimissioni di Wulff. Ne è seguita un’ulteriore telefonata della Merkel al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui stavolta ammetteva di non poter essere nella Capitale “per i problemi giudiziari che stanno investendo il presidente tedesco”.

LE DIMISSIONI UFFICIALI – Dopo le 11.00 è arrivato il comunicato di dimissioni di Wulff. «Un presidente – ha scritto –  ha bisogno della fiducia non solamente di una parte ma di tutti i cittadini tedeschi;  gli sviluppi delle ultime settimane hanno fatto vedere che la fiducia nei miei confronti è gravemente compromessa, per questo ho deciso di dimettermi per risolvere quanto prima la situazione». Situazione che era cominciata a precipitare mercoledì sera, quando  la procura di Hannover aveva aperto un’inchiesta nei suoi confronti per “interesse privato in atti di ufficio”. L’accusa: avere ottenuto un prestito di 500.000 euro da un imprenditore amico con un tasso di favore del 4%. La vicenda era iniziata a metà dicembre 2011, quando il quotidiano tedesco “Bild” aveva rivelato una telefonata del presidente al direttore del giornale, Kai Diekmann, in cui gli chiedeva di rinunciare alla pubblicazione di un articolo che lo riguardava.

QUEL PRESTITO ‘AGEVOLATO’ E VACANZE PREMIO– La direzione aveva comunque pubblicato il pezzo in cui si rivelava che, per la costruzione della sua villa, il capo dello Stato, quando era ancora governatore della Bassa Sassonia, aveva ottenuto dalla moglie di un amico imprenditore un prestito agevolato. Come se non bastasse, un paio di settimane fa si è scoperto che durante un festival cinematografico a Monaco di Baviera Wulff e la moglie avevano effettuato un paio di pernottamenti a spese di un produttore cinematografico, lo stesso che gli avrebbe poi pagato un soggiorno di tre giorni nell’isola di Sylt, sul Mare del Nord, di 258 euro ciascuno. Il capo dello Stato si è giustificato spiegando di avere rimborsato la somma in contanti all’amico, ma la giustificazione è stata accolta con sarcasmo.

MERKEL PREOCCUPATA – Adesso sarà il presidente del Bundesrat (Camera alta del Parlamento tedesco), il governatore della Baviera Horst Seehofer (Csu), a prendere il posto di Wulff  fino a quando non sarà eletto un successore. Molto preoccupata,la Merkel vuole che la successione di Christian Wulff sia decisa rapidamente. Per questo, secondo l’agenzia Dpa, sarebbe già in programma questo sabato un incontro con i leader degli altri due partiti del suo esecutivo, Horst Seehofer del Csu e Philipp Roeselr dell’Fdp. Per la Germania si tratta di un grave colpo, anche perché le dimissioni ricordano quelle di Horst Koehler, che aveva rinunciato all’incarico a maggio 2010 dopo un’incauta dichiarazione sul contingente tedesco in Afghanistan, “presente sul posto anche per difendere gli interessi economici del proprio Paese”.

TEDESCHI CODARDI – Di recente “Der Spiegel” aveva pubblicato una copertina sul caso Concordia con un titolo che non lasciava spazio a equivoci:  “Italiani codardi”. “Con noi – sosteneva il settimanale tedesco – certe cose non accadono perché a differenza degli italiani siamo una razza”. Un indubbio atteggiamento di superiorità non troppo diverso da quello della Merkel nei confronti del nostro governo: per mesi sono arrivati all’Italia pesanti incitamenti, ammonimenti e diktat in materia economico-finanziaria e non solo. Oggi le parti si sono invertite e hanno decisamente poco da ridere la lady di ferro in salsa tedesca o giornali che della presunta onestà tedesca ne fanno un vanto, anzi una questione di razza.

Luciana Maci

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