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Opinioni e commenti
 

Siria, due giornalisti morti sotto colpi di mortaio
Pubblicato il 22-02-2012


 

Marie Colvin lavorava per il Sunday Times. Ochlik era un fotoreporter di Paris Match e negli ultimi mesi aveva realizzato vari servizi sulla Primavera araba. Sono morti sotto un bombardamento a Homs in Siria, diversi i feriti. A darne per primo la notizia è la tv satellitare al-Jazeera. I due giornalisti si trovavano in una casa nel quartiere di Bab Amro colpita da proiettili di mortaio, secondo quanto riferiscono gli attivisti. Un video da loro diffuso su Internet mostra l’edificio quasi interamente distrutto. Tra le macerie si vedono due cadaveri, ma è impossibile capire le identità e anche il sesso. L’11 gennaio scorso un altro giornalista francese, Gilles Jacquier, di France 2, era rimasto ucciso in un bombardamento a colpi di mortaio mentre insieme ad un gruppo di colleghi si trovava a Homs in un viaggio organizzato dalle autorità di Damasco. Il 16 febbraio il corrispondente del New York Times dal Medio Oriente, l’americano di origine libanese Anthony Shadid, era morto nel nord della Siria a causa di un attacco di asma.

LA CONTA DEI MORTI – Sono 7.636 i morti dall’inizio della repressione in Siria. Questa la cifra fornita dall’Osservatorio siriano dei diritti umani, secondo cui le vittime civili sono 5.542 mentre le altre 1.692 sono soldati disertori. Intantola Russia ha espresso “seria preoccupazione” sulla situazione umanitaria nel Paese e per questo ha annunciato il suo sostegno alla richiesta di una tregua quotidiana di due ore nel conflitto, formula dalla Croce Rossa internazionale. Mentre il Consiglio nazionale siriano (Cns) ha chiesto oggi alla comunità internazionale di costituire una “zona di protezione” in Siria, rimangono le vittime più recenti. Due giornalisti sempre in prima linea, con due passioni in comune: l’amore per il lavoro di inviato di guerra e i prestigiosi premi alle spalle.

MARIE – Marie, cinquantacinque anni, statunitense di nascita, da molti anni risiedeva in Gran Bretagna dove lavorava per il Sunday Times. Negli ultimi venti anni si è occupata come inviata di molte guerre e rivolte, compresi i conflitti in Iraq, in Cecenia, l’Intifada palestinese e le violenze in Sri Lanka, dove nel 2001 rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. In quell’anno fu insignita del premio come miglior ‘inviato estero dell’anno’ della stampa britannica.

REMI – Remi, ventotto anni, fotografo free-lance per diverse testate tra cui Le Monde, Paris Match, Time Magazine e The Wall Street Journal, nel 2005 aveva anche creato la sua propria agenzia fotografica Ip3 Press. Nato a Thionville, nell’est della Francia, Ochlik ha fotografato nel 2011 le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia. L’anno scorso ha vinto il Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon per tre fotoreportage di guerra intitolati ‘La caduta di Tripoli’, ‘Egitto piazza Tahir’ e ‘La rivoluzione dei gelsomini’. Lo scorso 10 febbraio, Ochlik era tra i vincitori del World Press Photo, il più prestigioso premio di fotogiornalismo, per una foto scattata in Libia durante la rivoluzione.Remy Ochlik, solo poche settimane fa, ricordava in un articolo sul settimanale Paris Mach, l’ultima giornata che aveva trascorso a Homs con il reporter francese Gilles Jacquier, anche lui ucciso in Siria lo scorso 11 gennaio.

MOSCA CHIEDE SOSTEGNO ONU – Ora Mosca si aspetta inoltre il sostegno internazionale all’iniziativa di inviare in Siria un rappresentante del segretario generale dell’Onu per affrontare la crisi umanitaria. Così il portavoce del ministero degli Esteri Alexander Lukashevich in un briefing a Mosca: «La Russia ha proposto che il Consiglio di sicurezza dia istruzioni al segretario generale dell’Onu di inviare un rappresentante in Siria che interagisca con tutte e due le parti impegnate nel conflitto, con l’obiettivo di consentire l’arrivo di aiuti umanitari. Speriamo che la nostra proposta abbia un sostegno universale».

Diletta Liberati

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