martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Sono solo canzonette? No è Sanremo
Pubblicato il 14-02-2012


 

Ma Sanremo, inteso come festival, lo si subisce o lo si aspetta? Come per tutte le cose che coinvolgono massicciamente i mezzi di comunicazione di massa e quindi il pubblico (discutere se è il contrario è come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina), una risposta univoca non c’è. C’è quella snobistica dei tanti che “io Sanremo non lo vedo neppure, la sera ho di meglio da fare”. C’è quella concreta dei pubblicitari che pagano cifre iperboliche per gli spot che andranno in onda nelle cinque serate del festival (e forse l’unica protesta vera nei confronti di certi compensi iperbolici sarebbe quella di boicottare i prodotti reclamizzati che li rendono possibili, tanto per dimostrare che il mercato non deve essere necessariamente un padrone, ma può essere costretto a ubbidire). C’è quella dei sociologi, c’è quella dei tuttologi (questi non mancano mai). C’è  quella dei linguisti, che da tempo offrono dotte analisi sui cambiamenti semantici intervenuti nei testi di quelle che una volta venivano considerate giustamente per quello che erano, cioè  canzonette. Il che è tutt’altro che limitativo.

SOLO CANZONETTE – Infatti c’è la risposta del tempo, che di solito è galantuomo, tanto per ricorrere a un altro luogo comune. Ci sono canzoni sanremesi che si ricordano per anni e altre, magari vincenti, che non ricorda più nessuno. Da tempo si è persino frastagliata quella costa scoscesa che separava l’isola della canzone d’autore, più o meno impegnata, dal mare magnum della canzone generalista.  In questo senso, non farà eccezione neppure l’edizione di quest’anno, con canzoni di denuncia e spunti dalla difficile associazione mentale alla società-Paese. E ci sono, in prevalenza, i testi che cantano l’amore, in ogni sua possibile accezione.

IL RESTO È MUSICA – Il resto è musica, spettacolo, inevitabili polemiche, esaltazione del divismo. Nulla di nuovo, nulla di male. La parola evento viene usata abbastanza a sproposito e certo non sembra la più adatta per un appuntamento che si ripete ogni anno. Nella vita concreta delle persone qualsiasi gli eventi sono le nascite, i matrimoni, i compleanni e poco altro, non certo i compleanni. Ma in televisione, si sa, l’importante è esagerare. In questo caso, poi,  la platea è tale da dare risalto e ascolto a qualsiasi affermazione, banale o epocale è lo stesso. Appuntamento, dunque, e non evento. Ma pure appuntamento importante per molti, atteso e seguito da milioni di persone. E per quelli che ritengono di subirlo, basta il consiglio di non guardare la televisione o, se proprio devono, di cambiare canale. Saranno solo canzonette, ma se divertono ben vengano. Sempre che non si confondano gli spettatori con i cittadini e non si riduca il tutto, compresa la condizione sociale, ad avere solo circenses senza panem.

Odisseo

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