mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Stop e accelerazioni di super Mario Monti
Pubblicato il 06-02-2012


Anche a uno schiacciasassi può capitare di dover fare qualche correzione di rotta, qualche frenata o addirittura una retromarcia di tanto in tanto. Il decisionismo e l’efficienza del governo dei professori, a prescindere dal merito dei provvedimenti, sono figli dell’emergenza del momento e della libertà di operare senza vincoli di clientela o calcoli elettoralistici. Eppure Super Mario Monti, che Vauro ha recentemente disegnato come l’alieno proveniente da una presunta civiltà (tecnica) superiore, ha capito che sul pianeta della politica possono giovare un po’ di tatticismo, qualche stop o accelerazione qui e lì, un cambio di direzione o persino una ritirata strategica.

ALLA CARICA SULL’ART. 18 – L’ultima spettacolare fuga in avanti il premier l’ha fatta con le sue dichiarazioni prima a Matrix e poi a Repubblica.it sull’articolo 18. Lo ha bollato, infatti, come causa di «un’apartheid» tra lavoratori iper-protetti e iper-precari. Poi ha parlato di «miti» da superare e di presidio giuridico che scoraggia «le imprese ad assumere». Toni spicci e sbrigativi che stridono con la prudenza programmatica di inizio mandato, calibrata per non allarmare i sindacati. Il fatto è che probabilmente Monti vuole intestarsi la riforma del mercato del lavoro in prima persona e non lasciare così tutto l’onere (ma anche l’onore) al ministro del Welfare Elsa Fornero.

FRENATE SU TAXI E FARMACI – Tuttavia, in questi primi due mesi e mezzo il governo ha dovuto subire non pochi smacchi ed è stato costretto a qualche inopinato stop. Chi non ricorda, ad esempio, l’iniziale frenata di dicembre sulle liberalizzazioni dei taxi e della vendita dei farmaci di fascia C? Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera parlò allora di pressioni fortissime che consigliarono all’esecutivo di mollare la presa. Ma il sottosegretario Antonio Catricalà promise: «Ci riproveremo». Si sa com’è andata a finire: le medicine di fascia C sono sparite dal dl liberalizzazioni e per i taxi si è preso tempo in modo pilatesco affidando tutto alla nascitura authority dei trasporti. Tra l’altro, il provvedimento rischia di essere ora corroso nel suo impianto essenziale dalle modifiche cui stanno lavorando le forze politiche in Senato (vedi il Pdl sulle professioni).

LE BANCHE COCCOLATE – Dopo l’iniziale promessa di aperture del mercato in tutti i settori, Monti è sembrato poi molto esitante anche sul fronte banche e assicurazioni. Nel decreto liberalizzazioni, sempre quello, c’è pochino in materia. E le bacchettate sono arrivate persino da Bankitalia sia sulla storia delle polizze vita associate ai mutui sia sulla mancata misura in favore degli agenti plurimandatari. Governo alquanto timido dunque, niente a che vedere con la portata delle lenzuolate di Pier Luigi Bersani ai tempi di Prodi premier. Palazzo Chigi, per giunta, si è plasticamente spaccato sul valore legale della laurea: Monti ne voleva l’abolizione, ma non tutti i ministri erano d’accordo. Morale? Nulla di fatto. E come dimenticare la disputa in Cdm sulla tassa a carico della procedura per il permesso di soggiorno (da80 a 200 euro)? Alla fine gli sconfitti del primo momento – ossia il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri e quello all’Integrazione Andrea Riccardi – potrebbero spuntarla e l’imposta voluta da Tremonti e Maroni dovrebbe essere rivista e rimodulata.

ACQUA E SCUOLE – Il governo, Catricalà in particolare, ha dovuto cambiare tono anche sulla liberalizzazione dei servizi idrici. Palazzo Chigi era partito in quarta, poi mezzo Parlamento (e anche buona parte della società civile) ha chiesto energicamente di rispettare il referendum e allora ecco la retromarcia. Nel testo del dl semplificazioni, invece, è saltata la cancellazione inizialmente annunciata di 330 leggi. Il taglio riguarda solo 15 norme e l’esecutivo promette adesso di tornare alla carica in sede di riconversione. Così come, nello stesso provvedimento, alcune misure sugli organici scolastici sono state svuotate: niente più numeri e un’affermazione che si limita al mero principio.

LA RITIRATA SUI CINEMA – Potrebbe essere ben più lunga la lista dei ripensamenti o cambi di tono da parte del premier e del governo in questa prima fase di mandato. In barba al luogo comune per cui i tecnici non guardano in faccia nessuno. Persino su cose in apparenza minori come la liberalizzazione delle piccole sale cinematografiche c’è stato un dietrofront. L’alieno Monti, insomma, ha capito che non può radere al suolo il pianeta della politica a forza di raggi fotonici. Ogni tanto servono pause, trattative e armistizi. L’importante è non smarrire il bandolo di una sana matassa riformatrice.

Ulisse Spinnato Vega 

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