martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tatuaggi e pubblicità: il Filosofo, la dignità del corpo umano è un valore comune
Pubblicato il 09-02-2012


“Avere o essere”. Il titolo del celeberrimo saggio di Eric Fromm viene a essere didascalico proprio al fine di comprendere il rapporto che c’è tra profitto e corpo umano. Un rapporto sempre più legato a doppio filo. Difatti è notizia di questi giorni, l’azienda Marc Ecko Enterprises offre sconti del 20% al consumatore che si tatuerà indelebilmente sul corpo il marchio di fabbrica della suddetta azienda. A tal proposito abbiamo ascoltato l’opinione di Elena Colombetti, ricercatore in filosofia Morale presso la facoltà di scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e professore aggregato di filosofia Morale presso la medesima facoltà. 

Tatuaggi del marchio in cambio di sconti, il fatto può porre una questione morale? Se sì, quale?

Il punto di fondo è la comprensione dell’identità del corpo umano, se per corporeità intendiamo possedere una cosa o essere una cosa. Possiamo intendere il corpo umano come un qualcosa che possediamo o un qualcosa che ci identifica individualmente: un qualcosa che rappresenta il nostro essere più intimamente individuale o un oggetto di cui possiamo disporre. Una volta stabilito questo si può dare un giudizio morale sul fatto.

Il fatto è equiparabile a una sorta di prostituzione?

No, definirlo in questi termini è davvero troppo forte. Utilizziamo la nostra corporeità anche per lavorare e nel lavoro abbiamo un riscontro economico, ma questo noi non lo spieghiamo in termini di prostituzione. Lo stesso vale per questo tipo pratica commerciale.

In tempi di crisi economica c’è il rischio che valori come la dignità personale del proprio corpo siano messi in discussione e asserviti al ‘dio denaro’?

La crisi economica attuale come ogni crisi economica in ogni epoca storica pone la domanda del profitto e su come ottenerlo. Se questo obiettivo è legato a iniziative che vanno comunque a inficiare indelebilmente l’integrità del corpo evidentemente si tende ancora a inserire la corporeità nella categoria oggetto di cui disporre piuttosto che in quella legata all’individualità, dunque un’errata comprensione del corpo.

Se in Italia un’azienda optasse per questo tipo di politica pubblicitaria si solleverebbe un polverone dal punto di vista cattolico, lei quale posizione prederebbe?

Dobbiamo uscire dal dualismo etica cattolica contro etica laica, ci sono solo ragioni della ragione e la dignità umana è un valore comune a tutti gli individui.

Diletta Liberati

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