martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tetto agli stipendi dei supermanager, la decisione spetta alla Camera
Pubblicato il 29-02-2012


Ci risiamo: ai meno attenti potrebbe sembrare un “sì con riserva” ma la proposta di parere delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera, stilata dai relatori Donato Bruno e Silvano Moffa, non è altro che un garbatissimo “no, grazie”. Gli stipendi dei top manager non si toccano. I relatori non hanno gradito molto la parte del decreto salva-Italia che prevede un tetto agli stipendi dei super manager della pubblica amministrazione, un tetto che stabilisce come parametro massimo di riferimento la retribuzione del presidente della Corte di Cassazione. «È da ritenersi necessario un intervento correttivo per evitare ingiustificate disparità di trattamento», chiosano nel documento i relatori. Il parere definitivo però arriverà domani, dopo la votazione delle commissioni interessate.

NUOVE SCUSE PER VECCHI PROBLEMI – «È necessario che l’intervento legislativo correttivo abbia carattere di stabilità e di organicità – sottolineano i relatori – al fine di evitare che l’assenza di una disciplina coerente e razionale determini una condizione di destrutturazione dell’assetto delle pubbliche amministrazioni che, a causa del susseguirsi di interventi episodici e frammentari che rendono incerto lo stato giuridico ed economico di quanti operano nella pubblica amministrazione, rischia di minare il buon andamento dell’azione amministrativa». Tradotto dal burocratese: gli stipendi dei manager ci piacciono così come sono. Bruno e Moffa però si sono applicati per trovare appigli legali a questo “no” garbato, che sembra blindato da interessi più che concreti.

E così, secondo i relatori, nella documentazione presentata dal governo non si farebbe chiarezza in alcun modo sul «tema del cumulo di più incarichi», che rischierebbe di «porre sul medesimo piano» da una parte i professionisti che vengono retribuiti in base allo svolgimento (in via esclusiva) di un unico incarico di responsabilità, dall’altra le figure professionali che invece assommano più retribuzioni. L’applicazione della norma, secondo Bruno e Moffa, deve essere «il più coerente possibile, disponendo che la disciplina medesima costituisca un indirizzo al quale le Regioni devono conformare il proprio ordinamento». E soprattutto il tetto, puntualizza poi a parte lo stesso Moffa, «non può applicarsi in via immediata ai trattamenti stipendiali correlati ad attività lavorative stabili, esclusive e continuative, fondate su un incardinamento del personale nell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni». Proprio su questo ultimo punto oggi ha preso il via la prima scaramuccia con il governo, che non sembra essere dello stesso avviso.

PATRONI GRIFFI, TETTO STIPENDI APPLICABILE SUBITO – Le norme sul tetto ai manager della pubblica amministrazione «sono immediatamente applicabili». È quanto ha precisato il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi al termine della riunione odierna delle commissioni della Camera dei deputati. «Leggeremo il parere» presentato oggi e che sarà votato domani, afferma Patroni Griffi, con un posizione che risulta così diametralmente opposto a quello depositato oggi dal relatore Moffa.

LABELLARTE (PSI) – «Il parere espresso oggi alla Camera per un tetto agli stipendi dei supermanager è uno dei motivi che spinge la gente ad allontanarsi dalla politica e a dare credibilità all’antipolitica. Bisogna fare l’interesse di tutte quelle persone che non solo non hanno un lavoro, ma che faticano persino ad arrivare a fine mese. E’ quindi necessario che vi siano in Parlamento persone che svolgano il loro operato nell’interesse della collettività». E’ il commento di Gerado Labellarte, Responsabile dipartimento Autonomie locali del Psi, sulla spinosa questione che ha tenuto banco sulle pagine dei maggiori quotidiani e nelle discussioni della Camera.

SCANDROGLIO (PDL), BUROCRATI AL POTERE – «La lobby dei burocrati è molto forte. È questa la verità. Nel momento in cui tutte le lobbies cercano di proteggersi, non c’è dubbio che anche l’alta burocrazia esercita un’importante influenza». Michele Scandroglio (Pdl) ha commentato così la bozza di parere dei relatori delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro.

LANNUTTI (IDV), TETTO STIPENDI ANCHE A BANKITALIA – «Il tetto agli stipendi dei supermanager di Stato fa acqua da tutte le parti, il Governo chiarisca se metterà davvero un freno alle retribuzioni d’oro e se saranno esentati, come al solito, i tecnocrati di Bankitalia». È quanto ha affermato il capogruppo Idv in commissione Finanze al Senato, Elio Lannutti, in un’interrogazione inviata al ministro dell’Economia.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. Vincenzo da Desenzano
    Il Governo Monti, proponendo di abbassare gli stipendi, milionari, dei grandi manager, è sicuramente consapevole che una legge tale non passerà di certo. I parlamentari, anche se dicono di essere d’accordo, un provvedimento del genere non lo voteranno mai, come possono votare una Legge che va contro i loro interessi?
    Mentre, senza esitazione e subito, hanno votato compatti quando si trattava di toccare gli interessi dei lavoratori e dei pensionati, nessuno scrupolo, bisognava salvare l’Italia, “meriterebbero una medaglia al valore civile”.
    Coloro che hanno causato la crisi, l’ hanno scaricata sulle spalle di chi l’ha subita, infatti restano saldi al loro posto anzi in acuni casi vengono premiati, ma per metterli fironte alle loro responsabilità non se ne parla neanche, costoro quando pagheranno?

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