mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tra Monti e Rajoy è amore a prima vista: «Governo breve per obiettivo lungo»
Pubblicato il 24-02-2012


Archiviati i vecchi vertici Italia – Spagna dell’era Berlusconi, Zapatero a suon di gossip, imbarazzanti conferenze stampa  “scosciate” (s)battute in faccia alle allora ministre spagnole della Difesa e dell’Economia Chacon e Salgado come quella alla Maddalena, fino all’ultimo incontro nel giugno 2010 nel quale Berlusconi abbandonò a sorpresa Zapatero subito dopo le consuete dichiarazioni congiunte. I tempi come gli attori sono cambiati, dal 16 novembre in Italia con l’insediamento del Governo Monti e in Spagna quattro giorni dopo con la schiacciante vittoria dei conservatori del Partido Popular sul PSOE. Vertici quelli tra Silvio e José Luis che verranno ricordati più per la spiazzante differenza politica e personale tra i due primi ministri scandita dai fuori programma nostrani che per la parte istituzionale, per lasciare il palco a quelli tra Mario e Mariano.

INTESA TRA PREMIER – Le differenze e le distanze politiche tra Italia e Spagna si sono quindi accorciate, tanto che la prima volta di Mariano Rajoy in terra italiana è stata, a differenza di quello che sta accandendo in queste ore in Spagna, una vero successo. «Italia e Spagna sono due paesi naturalmente vicini. Sono due paesi molto uniti dal punto di vista economico è c’é grande convergenza tra Roma e Madrid». Quanto affermato dal premier Mario Monti al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con l’omologo spagnolo Rajoy. «Sono positivamente impressionato dalla riforma del sistema bancario e del mercato del lavoro, in tema di lavoro Italia e Spagna hanno molto da imparare l’uno dall’altro». Afferma convinto il premier italiano, forse ignorando che solo sabato scorso in cinquantasette città spagnole centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza contro la riforma del mercato lavoro, e la politica economica messa in atto dal gonverno conservatore. Monti ha suggerito a Rajoy di «avviare un contatto diretto, a livello di tecnici, per uno scambio» di informazioni ed esperienze sul «mercato del lavoro» perché «credo che abbiamo molto da imparare» l’uno dall’altro «benché le sfide non siano esattamente le stesse».

OBIETTIVI A LUNGO TERMINE – La ‘reforma laboral’ è stata varata dal governo del Partido Popular due settimane fa, e per i sindacati CC.OO (Comisiones Obreras) e UGT (Union General de Trabajadores) rappresenta uno dei peggiori attacchi ai diritti dei lavoratori nella storia della Spagna democratica. In un Paese dove il tasso di disoccupazione ha superato il 22% la legge varata da governo di Rajoy permetterà di assumere i giovani (fino ai 33 anni) in condizioni di assoluta precarietà, renderendo inoltre i licenziamenti più facili e meno costosi per le grandi e piccole aziende. Parlando del suo esecutivo, Monti ha detto che si tratta di un «Governo breve per un obiettivo lungo», dato che in passato abbiamo avuto «molti Governi lunghi con obiettivi brevi».

Concetto – ribadito anche da Rajoy, secondo il quale il 2012 sarà per la Spagna un «anno molto duro»: «Le riforme non avranno un effetto immediato – ha spiegato – ma stiamo gettando le basi per il futuro. I governi devono avere una visione a medio e lungo termine». Con un occhio sull’imminente sciopero generale invocato dagli spagnoli nelle piazze e l’attenzione alle parole dei due capi di governo vengono in mente le parole di Carlo Rosselli, «oggi in Spagna, domani in Italia»?.

Sara Pasquot

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