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Opinioni e commenti
 

Trattativa Stato-Mafia, indagato l’ex ministro Mannino ed è caccia al testimone misterioso
Pubblicato il 24-02-2012


La Direzione InvestigativaAntimafia di Palermo ha notificato un avviso di garanzia a Calogero Mannino, ex ministro della Dc e oggi deputato del gruppo Misto alla Camera. L’ambito è quello dell’inchiesta sulla trattativa tra mafia e Stato all’epoca degli attentati di Capaci e via d’Amelio. Nella stessa indagine sono stati coinvolti negli anni anche mafiosi del calibro di Riina e Provenzano, uomini politici come il senatore Marcello Dell’Utri e il generale dei carabinieri Mario Mori. Il reato contestato oggi dai magistrati a Mannino è quello di attentato a Corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato. Ad agire in concorso con lui per agevolare Cosa Nostra ci sarebbero, fra pubblici ufficiali ed esponenti mafiosi, almeno altre dieci persone. Mannino, sarà interrogato lunedì prossimo dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai pm Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava.

NUOVE ACCUSE PER VECCHI REATI – Mannino era già stato processato e assolto dall’accusa di concorso in associazione mafiosa, ma il proscioglimento non ha impedito alla Procura palermitana di formulare una nuova accusa, quella cioè di «aver fatto pressioni su appartenenti alle istituzioni affinché non fossero adottati o prorogati provvedimenti di 41 bis a detenuti di mafia». A tirare in ballo l’ex esponente della Dc sarebbe un testimone, che ha riferito ai procuratori circa «un episodio ben preciso» che inchioderebbe Mannino. Poco si sa ancora del misterioso testimone ma non è difficile ipotizzare che possa essere uno degli uomini delle istituzioni sentiti dai pm nell’ultimo giro di audizioni.

SOLIDARIETA’ DAL PDL – «C’è uno spirito vendicativo da parte degli inquirenti contro Mannino», ha dichiarato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, dopo aver appreso la notizia dell’avviso di garanzia notificato all’ex ministro Dc. E questa mattina ci sarebbe stata una «lunga e cordiale telefonata» tra Mannino e Angelino Alfano, segretario del Pdl. Quest’ultimo avrebbe espresso «incredulità e amarezza» per quanto è accaduto, soprattutto perché dopo diciassette anni «di calvario» conclusi con una assoluzione, a 71 anni, la vicenda di Mannino «pretende celerità da parte della giustizia. Altri diciassette anni così – dice Alfano – sarebbero inumani e inspiegabili».

MANNINO, SONO UN CAPRO ESPIATORIO – «Se non fosse il testo dell’invito a comparire lo considererei uno scherzo o un delirio», ha dichiarato incredulo l’ex ministro. «Fantasticare – prosegue Mannino – su qualche partecipazione al contesto della cosiddetta trattativa significa alterare i fatti, la loro rappresentazione anche dopo venti anni e tentare di fare di me il capro espiatorio di rappresentazioni da disinformazione, probabilmente quelle che hanno reso impossibile accertare la verità di quegli anni tragici. Se dopo 17 anni di processi dai quali sono uscito totalmente assolto debbo sopportare la reitera di un pregiudizio assurdo ed infondato – conclude l’esponente Dc – mi lascia ancora qualche forza gridare la mia indignazione».

Raffaele d’Ettorre

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