lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tre uomini e una pecora: quando il cinema di genere fa centro
Pubblicato il 02-02-2012


Dopo “Funeral Party” e “Love Actually”, Kris Marshall torna sul grande schermo – il prossimo 10 febbraio – e certo non senza far parlare di se. Già il titolo – “Tre uomini e una pecora” – preannuncia la delirante avventura nella quale sarà catapultato lo spettatore. Firmata da Stephan Elliott, la pellicola racconta delle esilaranti disavventure dei testimoni dello sposo, tre ragazzi inglesi, travolti da una serie di imprevisti che in un delirante crescendo sconvolgeranno il giorno delle nozze del loro migliore amico.

Il gruppo di scapestrati londinesi farà seriamente incrinare il rapporto dello sposo con quello della sua dolce metà, figlia di un famosissimo senatore australiano e di una delle donne più in vista del Paese. I due piccioncini, che si erano incontrati ed innamorati in una romantica isola esotica, si ritrovano a fare i conti con i loro mondi di provenienza, profondamente differenti. Tipico esempio di commedia british stile “Quattro matrimoni e un funerale”, il nuovo film di Elliott dà prova di essere un buon film di genere. Sotto l’occhio impietoso ed irriverente del regista troviamo la classe politica australiana tra vizi e virtù, le first ladies tutte botulino e cocaina.

RISATE E MANIE – Si ride tanto e non mancano, tra gli ingredienti, suspense e note di malinconia. Piacere per lo spirito ma anche per gli occhi: una fotografia molto curata incornicia la coloratissima natura australiana che fa da contraltare alla pioggerella plumbea londinese. Dicotomia dell’immagine, una  scelta che bene si iscrive nella migliore tradizione del cinema di genere. Ma la vera sorpresa della pellicola è proprio lei, la mamma della sposa, nonché moglie del senatore: Olivia Newton John. Dismessa la tuta di pelle nera che la rese un’icona del grande schermo con “Grease”, la ritroviamo più isterica, ubriaca e drogata che mai. Uno stravolgimento totale per la fidanzatina d’America. Esilarante la sua interpretazione. Peccato che i ripetuti “ritocchini” del chirurgo plastico l’abbiamo cristallizzata in un’unica espressione del viso. Una maschera di cera e botox sempre uguale a se stessa, una caricatura del personaggio al quale vorrebbe dare vita e dell’attrice che si sforza di essere. Risultato a parte.

LA PECORA– Il film è stato caldamente accolto anche durante la scorsa edizione del Festival del Cinema di Roma, nel quale la pellicola venne proiettata fuori concorso. E la pecora? Il portafortuna/feticcio del senatore, ovviamente, si troverà coinvolto suo malgrado nelle catastrofi generate dai ragazzi londinesi. Il povero ariete Ramsy non solo mangerà ovuli di cocaina ma si ritroverà anche en travestir. Piccolo auto-omaggio del regista al suo fortunatissimo “Priscilla, la regina del deserto”.

Francesca Romana Massaro

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