martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Un paesino spagnolo pensa di tornare alle pesetas
Pubblicato il 22-02-2012


La notizia potrebbe fare drizzare i capelli in testa a tutti coloro che da mesi stanno cercando di salvare l’Euro. Un paesino spagnolo sarebbe pronto a tornare alle pesetas. Gli abitanti di Villamayor de Santiago avrebbero infatti conservato le pesetas per paura che l’euro crollasse. Certo, poco possono spostare in termini monetari 2.500 persone, ma in questi tempi di spread altalenante e di declassificazioni continue il fatto assume un suo rilievo non trascurabile. Senza contare tutto il dibattito attivo a livello globale sulle alternative currencies. 

La Spagna e’ l’unico paese della zona euro in cui le vecchie monete possono essere cambiate ancora in euro. A conti fatti sembra che nelle tasche degli spagnoli ci siano ancora  1.700 miliardi di euro in pesetas. E in un contesto del genere l’iniziativa degli abitanti di Villamayor potrebbe innescare una rivolta a livello di circolazione monetaria non di poco conto. D’altronde il ricorso alle vecchie pesetas sembra essere per gli abitanti di questo paesino delle Castiglia l’unico antidoto all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari cresciuti del 42 per cento dal 2002 e ad un tasso di disoccupazione da capogiro.

Una vera e propria moneta alternativa insomma. Con questo si indicano tutti quei sistemi di pagamento alternativi alla moneta dominante presente all’interno di un paese o di una comunità di stati. La base di riferimento per la nascita di queste monete alternative può anche essere virtuale, come i Linden Dollar di Second Life che all’interno di quel mondo virtuale possono essere guadagnati svolgendo una qualche attività lavorativa e poi spesi come nel mondo reale per acquistare beni e servizi di varia natura, sempre virtuali ovviamente. Addirittura per Second Life esiste un vero e proprio sistema di cambio monetario tra moneta reale e Linden Dollar per cui si tratterebbe di una vera economia parallela.

A quanto pare questi metodi alternativi di pagamento sono anche legali. L’unica regola affinché le monete alternative possano circolare e’ che siano liberamente accettate dai contraenti rispettando la normativa fiscale del paese all’interno del quale di procede allo scambio, quindi pagando le imposte con moneta corrente. Baratto a parte che in molti paesi non e’ tassato. Sostanzialmente si tratta di sistemi di compensazione tra debiti e crediti. E sono veramente numerosi i sistemi di pagamento alternativi alla moneta comunemente in uso. La loro geografia spazia dalle comunità virtuali che popolano alcuni social network ad alcune comunità territoriali sparse per il globo. Riccardo Luna di Wired ne ha anche tracciato un breve identikit in questi termini. Dietro le alternative currencies spesso ci sono giovani che non sono economisti ma programmatori informatici i cui progetti stanno riscuotendo notevole interesse da parte dei maggiori operatori della scena IT italiana.

Virtuale ma non solo. Sono molti infatti  i progetti concreti di valute alternative. Nello stesso tempo quella del mercato senza moneta e’ una scuola di pensiero che sembra annoverare un numero sempre maggiore di proseliti. Uno dei primi esempi di valuta alternativa e’ stata lo WIR. Fu contabilmente coniata dopo la crisi del ’29 in Svizzera per venire in soccorso delle piccole e medie imprese locali e funzionava appunto tramite un sistema di scritture contabili e senza un conio ufficiale di carta moneta. E’ invece di carta sonante e contante il Dollaro di Toronto, creato da una organizzazione no-profit canadese per essere utilizzato nella città dell’Ontario con un cambio 1 a 1 con il dollaro canadese. Anche le Ore di Ithaca  sono una forma di carta moneta alternativa di questa citta’ dello Stato di New York. Il nome di questa moneta deriva dal fatto che un’ora di lavoro corrisponde appunto ad una banconota da un’Ora che può essere scambiata con 10 dollari statunitensi, ma il tasso di cambio può anche variare.

Poi esistono varie forme di valute digitali di cui negli ultimi tempi si e’ discusso molto sulle testate internazionali e nazionali. Times, CNN, Wired.com, Repubblica e Wired Italia hanno dedicato ampi sevizi al fenomeno. E sono venute fuori varie valute alternative. Barter, Bitcoin e Ven sono alcune di queste. Ma senza andare troppo lontano basterebbe citare il Sardex diffusa nella Sardegna virtuale ed utilizzata per comprare tutto a parte benzina, energia e farmaci. In giro per il mondo si contano circa un centinaio di queste valute alternative di vario tipo. In tempi di crisi non sono poche. Se aggiungete che recentemente e’ anche uscito un libro intitolato ‘The end of money’ (David Wolman) capite quanto il discorso sia tutt’altro che pionieristico.

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