martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Una bella canzone d’amore
Pubblicato il 22-02-2012


Sally cammina per la strada senza nemmeno

guardare per terra

Sally è una donna che non ha più voglia

di fare la guerra

Sally ha patito troppo

Sally ha già visto che cosa

ti può crollare addosso

 

Non c’è stato nulla da fare: mia figlia Chiara non ha potuto fare altro che sorbirsi il mio canticchiare. Chiara non è affatto contenta che io canticchi per strada. Lei è una bambina assai attenta al pudore (posizione mentale sbagliata, in quanto mi ritengo molto intonato). Questa volta no: si è dovuta sorbire una vecchia canzone. Questo perché certe volte solo le canzoni hanno il potere di essere più attinenti a ciò che ti capita di sentire in cuor tuo.

Era una giovane donna, non bella, non interessante. Tiene in braccio una bambina, una bambina piccola, scura come la madre, che le sonnecchia sulla spalla. Tra le mani regge un passeggino, un enorme passeggino ripiegato. È stanca, è infreddolita; sono le sei di sera e aspetta l’arrivo dell’autobus cercando di ripararsi dal l’umidità al riparo della lurida pensilina. Guarda la sua bambina, guarda in su. Il suo sguardo è mite e buono, e la stanchezza e il sudore le segnano il viso. Ma non lo sguardo.

Arriva il tram e le persone in fila – tra cui io e Chiara – si avventano sulle portiere. Siamo furenti di ritardo, di gelo, di scontento. La giovane donna resta lì, sotto la tettoia, a guardare in su. Chissà in grazia di quale illuminazione capisco, torno sui miei passi e le chiedo se per caso ha bisogno di una mano. Domanda idiota: come potrebbe farcela da sola? Ma lei non si risente della mia stupidità: sorride appena e dice sottovoce: “Sì”. Seduta davanti a me e Chiara, nel fetido abitacolo dice solo: “È più difficile con i treni, lì non trovo mai nessuno”. E sorride, ancor una volta, prima di appisolarsi assieme alla sua piccolina. Un pacco di tenerezza così limpida da sembrare animale, buttato su un sedile macchiato di qualcosa che non voglio sapere.

Una vita che non conoscerò mai, ma che posso solo immaginare oltre la soglia del suo silenzio.

Ha un marito, un marito che la ama?

Ha una madre che l’aiuta?

Ha forse un lavoro?

E questo suo viaggiare eroico – uscire di casa, prendere l’autobus, scendere dall’autobus, accudire la sua bambina, nutrirla da sola, aspettando in silenzio che qualcuno capisca che ha bisogno di essere aiutata – questa sua inesorabile fatica rappresenta la sua vita?

Ci sarà gioia da qualche parte per lei e la sua figliolina?

E se ci sarà del pianto, chi si occuperà di placarlo?

Non lo saprò mai, non lo saprà mai nessuno. Una silente vita eroica.

Ho voluto bene a quella giovane donna non bella, non affascinante, non interessante. Non ho provato altro sentimento più sofisticato, più attinente, più socialmente proficuo. Non pietà, non solidarietà, non comprensione: le ho solo voluto bene. Le ho voluto bene in totale gratuità, partecipando alla sua vita per quei pochi minuti in modo così profondo.

E mi sono chiesto se non sia ridicolo pensare che la comunità può non solo fornire servizi, garantire solidarietà, essere all’occorrenza pietosa, ma anche voler bene. Forse non è ridicolo, ma è irragionevole, lo so, immaginare una comunità affettuosa.

Stavo pensando proprio a quello, quando mi è venuta in mente una vecchia, forse stupida, canzone.

Nanananà, nanananà, nanananà.

Sally cammina per la strada…

 

 

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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Commenti all'articolo
  1. le strade sono piene di Sally, esseri tutti uguali, visi stanchi, stomaci lamentosi,passi lenti ma lo sguardo, quello è sempre eccezionale. Sguardo altero di chi non si arrende, sguardo severo di chi è avvezzo ad affrontare le difficoltà di una vita arida, sguardo dolce quando si china sul viso della progenie…sguardo misericordioso di chi ha fede , sguardo misericordioso di chi sa trasmettere fede, piccole Sally che attraversano la vita

  2. Siamo furenti di ritardo, di gelo, di scontento,
    è vero!

    E questo ci porta solo una volta ogni tanto a comprendere quanto il nostro prossimo abbia bisogno di noi,
    ancor più raramente a volergli bene,
    tanto è vero che se per caso capita, trattiamo ciò come un evento eccezionale.

    E’ bene trattare di questi argomenti eccome se è bene!
    Aiutai un tizio normalissimo, giovane, ed io non più, doveva caricare una grossa scatola pesante sul furgoncino, ero sul marciapiede e mi sono fermato ad aiutarlo.

    Tornato a casa ho raccontato il fatto, e poi mi stupii di me che avevo raccontato un fatto normale come se fosse un evento eccezionale!

    Eppure sono stato per anni ed anni a contatto di chi viveva giorno per giorno la vera anormalità, accanto a Lei tutto era normale.

    Allora mi domandai il perchè di questo fatto e la risposta è stata: il correre senza fermarsi mai un attimo a pensare circa il motivo per cui si corre.

    Fu allora che rallentai molto e tornai ad essere quello che ero prima e sono ora.

    Certo tutti suonano il clacson per farmi scansare, loro hanno da correre… che vadano ! ora devo fare un’altra cosa, una sola e non altre, voler bene ed amare il mio prossimo.
    non ho bisogno di denaro, ma solo di dare amore
    La mia filosofia è semplicissia e tutta qua

    un abbraccio affettuoso a te caro Aldo ed a te cara Bruna a cui sono molto affezionato
    Stefano

  3. ……grazie Aldo <3 ……bellissima storia ……mi hai lasciato senza parole x l'emozione ……condivido il tuo pensiero da sempre …..e da sempre , purtropo , la comunità me lo smentisce ……ma forse i tempi stanno maturando ….. un abbraccio <3

  4. …..grazie Aldo ……bellissima storia ……mi hai lasciato senza parole x l’emozione ……condivido il tuo pensiero da sempre …..e da sempre , purtropo , la comunità me lo smentisce ……ma forse i tempi stanno maturando ….. un abbraccio

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