giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Uomini che odiano le donne, donne che odiano gli slogan
Pubblicato il 03-02-2012


Il primo libro della trilogia thriller-noir Millennium di Stieg Larsson, 50 milioni di copie vendute. David Fincher dietro la macchina da presa. Rooney Mara nominata all’Oscar. La star Daniel Craig. Serve altro? Sì, si dovrebbe aggiungere che è un remake, e ci sarà chi preferisce la versione originale. Ma per “Uomini che odiano le donne” – da oggi nelle sale – Hollywood tira fuori l’artiglieria, e ci catapulta in Svezia affabulandoci per due ore e quaranta, sembrano tante ma volano via molto prima di una trasmissione di prima serata.

SANGUE TOUT COURT – Il film racconta un’indagine condotta da un giornalista, Mikael Blomkvist, e un’hacker, Lisbeth Salander, alla ricerca di un assassino seriale di donne, investigando la storia di una famiglia in cui i legami di sangue si fanno sangue tout court, e la vicinanza fisica acuisce gli odi repressi. La violenza dell’assassino si riflette sulla giovane Lisbeth, vittima di violenza da parte del suo tutore legale ma anche vendicatrice di questa violenza. Lisbeth è inoltre il centro di gravità, il fulcro fragile e complesso di una storia raccontata in modo magistrale e ipnotico fin dalla sequenza dei titoli di testa.

SERMONI E SLOGAN – L’unico problema di questo film è l’alto potenziale di polemica sociologica gratuita. Visto il titolo, la protagonista, l’assassino, si prevedono sermoni su: violenza sulle donne, sicurezza delle donne, lavoro delle donne, eccetera. Sono temi cruciali, cari anche a Larsson stesso, e probabilmente ancora trattati con troppa superficialità, ma proprio per questo non bisognerebbe usare l’uscita di un film per affrontarli, trasformando rivendicazioni serie, e situazioni spesso drammatiche, in chiacchiericcio di fondo: siamo a un passo dalla ripetizione che si trasforma in cantilena senza senso. Non è vero che “più se ne parla, meglio è”, se lo si fa solo per riempire talk show e rubriche d’opinione. Per una volta andiamo al cinema e basta, senza cercare lo slogan. Se vogliamo portarci il film nella vita reale facciamo qualcosa di concreto perché le donne possano ottenere giustizia, ma con metodi meno drastici rispetto a quelli di Lisbeth, prima che qualcuno, dopo aver usato il film come messaggio contro la violenza sulle donne, lo denunci perché a favore della violenza da parte delle donne.

Maria Lo Bianco

 

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