martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Varriale condurrà Sanremo?
Pubblicato il 18-02-2012


Venerdì 17 forse potrebbe portarci fortuna per una volta. La credenza popolare definisce iellato questo giorno in quanto Gesù venne crocifisso proprio di venerdì; mentre diciassette in numeri romani si scrive XVII che, anagrammato, diventa “vixi”, ossia in latino “sono vissuto”, quindi “morte”. Potrebbe allora una tempesta di sfortuna abbattersi su Gianni Morandi, Arisa e Francesco Renga, portando dunque gran fortuna a tutti i giovani ragazzi che non indentificano nella musica sanremese le loro note preferite? 

I Matia Bazar, Finardi, Dolcenera non rappresentano il gusto dei ragazzi italiani, non sono la musica italiana, o per lo meno non quella che piace ai giovani, ed è a loro che deve piacere o no? Ok, ok, Cristiano Godano si è esibito con Patti Smith, cinque minuti di gloria regaliamoli a questo Festival, ma per il resto è tutta spazzatura,e questa spazzatura dura da anni. Ed ogni anno poi le stesse polemiche: una nazione intera ad aspettare Celentano o Benigni, a curiosare se lo share è più basso di due punti rispetto all’anno passato o se Cutugno duetterà con Albano.

Nauseante, soprattutto se si pensa che tutto questo non rispecchia minimamente il gusto dei ragazzi. Nessuno compra infatti cd di Dolcenera, della Fornaciari o di Anna Tatangelo. Sanremo oramai è un festival dedicato agli anziani, agli italiani all’estero (all’estero da almeno quarant’anni), un festival nazionalpopolare che non può e non deve avere la presunzione di voler rispecchiare il volere ed i gusti dei ragazzi italiani.

Questo teatrino è quindi gestito dalla solita casta di privilegiati, un palco riservato ai soliti quattro noti, tipica mediocrità all’italiana. Una mediocrità riscontrabile sempre nei soliti clamori scatenati dalle ragazzette di facili costumi che ogni anno affiancano i mummificati presentatori del Festival: una nazione non si può fermare perchè a Belen si è scucito il vestito. Il paese delle banane (Celentano non ha infatti interpretato lo scimpanzè una volta?).

Ma criticare il Festival è troppo facile. Criticarlo è un pò fare il loro gioco. Le televisioni dovrebbero essere spente, siamo noi i primi a dover mandar fallito quell’obrobrio di show. Portate in giro il cane, leggete un libro, fate l’amore, ma non guardate il Festival di Sanremo. L’Italia pullula di grandi musicisti, che per loro scelta si rifiutano di partecipare al Festival di Sanremo in quanto sinonimo di scadenza e decadenza musicale, di circolo ristretto per pochi fortunati con agganci importanti. Oggi le vette delle classifiche non si scavalcano con il valore artistico, ma con le conoscenze, i favori, le mani che si stringono. Ma questa non è una novità.

Il Festival, il dopo Festival, Striscia la notizia a Sanremo: un intero paese si mobilita ogni anno su ”spazzatura”, e non quella in Campania che è realmente urgente, la spazzatura di una nazione vecchia, provinciale, arretrata. Il Festival di Sanremo è come Enrico Varriale che parla di calcio sul più grande programma nazionale di sport: fatiscente, incompetente, triste e squallido. E se poi un giorno Varriale conducesse il Festival? Le carte per l’immigrazione sono pronte!!

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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