martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Venditti, Roma oggi è una città senza capo
Pubblicato il 06-02-2012


Antonello Venditti e la sua “Roma capoccia” cantata centinaia di volte. Un amore che lui difende a spada tratta anche quando al comando «non vi è un capo», anche quando la Capitale è allo sbando e gestita da incompetenti. L’Antonello nazionale non ha peli sulla lingua e parla della città alla quale deve tutto come lo specchio di un Paese alla deriva. Tra politica, socialismo e valori da riscoprire Venditti ci regala anche riflessioni sul suo ultimo album “Unica”, concepito in un tempo precario, sospeso, che vive delle incertezze della società odierna ma che identifica nella donna la possibile chiave di salvezza del nostro tempo.

Se dovesse riscrivere una canzone su Roma oggi, come la descriverebbe?

Scriverei la mia più brutta canzone, non tanto su Roma quanto sul fatto che nessuno la governa. La popolazione poi sembra essersi rassegnata a questa disorganizzazione ed è triste. Sicuramente non è solo Roma a vivere un continuo rimando ad altri, uno scarico di responsabilità infinito: tutta l’Italia è insicura.

Cosa pensa della crisi politica, economica e di valori che attraversiamo?

Ho un’idea molto solidale della vita, “vagamente socialista”. Ma è ora di riappropriarci della nostra idealità, bisogna vedere gli altri come fratelli e compagni, tenersi per mano e pensare insieme un mondo nuovo. Non posso che essere contro la guerra di mercati finanziari che non rispetta la vita umana facendo prevalere il materialismo. Non siamo più persone, ma conti correnti, azioni, consumatori. E in questo caos il mondo politico è colluso o impreparato.

Qual è la soluzione?

Ci vuole fantasia. E onestà intellettuale, entusiasmo, lavoro e pazienza, quindi anche del tempo. Dobbiamo immaginare di nuovo il mondo, renderlo più giusto e più libero, che poi è il senso di “Unica”: dare spazio alla tenerezza, all’unità e alla giustizia sociale. Abbiamo visto Roma in questi giorni: una città vuota, senza idee, senza un capo, una capitale che non è capace di reagire, ognuno aspetta il lavoro degli altri. Non c’è efficienza e manca la competenza. C’è qualcosa che non funziona, anche in noi, e dovremmo ribellarci.

Nuovo album, nuovo tour. Com’è tornare sul palco?

L’8 marzo sarà più una festa, dato che è il mio compleanno, il 9 sarà un concerto vero e proprio. Anche se comunque ogni volta che suono a Roma è una festa.

I suoi album raccontano sempre delle storie. Qual è il filo conduttore del nuovo lavoro?

È la vita, che è una compagna, che ti dovrebbe portare alla salvezza, lontano da un mondo sbagliato. La figura femminile è fondamentale: la donna è la parte che può dare la spinta vitale che ci permetterà di fare il salto culturale in un mondo distrutto dall’economia e dagli uomini. Per questo credo fortemente che le donne devono essere messe nella condizione di governare. Viviamo un cambio epocale. Un cambio nelle fonti di energia, nel modo di pensare, nella visione della condizione dell’uomo e della donna. Immagino che sia una ragazza a portarmi a rivedere il sole.

Cosa dobbiamo aspettarci dal tour?

Proprio su questo stato d’animo si basa il mio ideale rispetto al tour ed è racchiuso nel brano “Allora canta!”. “In questo mondo di ladri”, ci resta solo la musica.

Martina Perrone

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Commenti all'articolo
  1. Quelle di Antonello Venditti sono sempre canzoni che suscitano riflessioni di grande interesse sociale. Condivido che le donne potreebbero essere la via per affrontare e superare lo stato di crisi, aprendo al futuro in modo più connotato da affetto e giustizia sociale. Sono contento del riferimento al senso di solidarietà Socialista richiamato da Antonello Venditti, perchè ripropone il significato valoriale dell’umanesimo Socialista che dovrebbe caratterizzare di più il mondo di oggi per bilanciare razzismi, aggressioni e intolleranze.

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