martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Violentate ma “indistruttibili”. Le parole come terapia d’urto
Pubblicato il 28-02-2012


«Supplicami, lesbica» ma anche «Questo è quello che tutti i padri fanno alle loro bambine… Sai che ti amo». Certe volte le parole pesano come macigni. Certe volte le parole violentano due volte. Altre invece sono salvifiche, terapeutiche. Ne è convinta Grace Brown. Una donna innanzitutto. Ma anche una studentessa dalla sensibilità non comune. La giovane della School of Visual Art di New York, infatti, ha dato il via ad un percorso per immagini dal nome quanto mai eloquente: “Unbreakable” (Indistruttibile). In pochissimo è divenuto un fenomeno virale su internet.

TERAPIA D’URTO – Stupri, violenza, sessuale. Questi i nomi dati a uno dei crimini più atroci. Vocaboli a descrivere violenza fisica che si ripete ogni volta che vengono pronunciate le parole odiose. Le parole sono importanti e a volte ripeterle, scriverle e metterle in bella mostra su un cartello, mostrarle e tutti come a svelare il nome dell’impostore e scrollarti di dosso tutto il peso di momenti che logorano piano piano. In silenzio. E invece no. La giovane studentessa illuminata Grace Brown crede nella terapia d’urto, nell’arte prestata alla crescita morale e intellettuale della società, nel riscatto personale chiamato dignità. E allora se la fotografia assurge ad arte della guarigione tutte in fila, giovani vittime di abusi sessuali, immortalate per strada con cartelli contenenti la frase che l’aggressore pronunciava durante lo stupro.

L’AVVOCATO – Sopravvissuta alla violenza e avvocato in difesa delle vittime di abusi sessuali, Yvonne Moss, descrive il progetto come un modo per le vittime di riappropriarsi del potere delle parole proprio tramite le parole degli aggressori. Il suo obiettivo è quello di rendere consapevoli e accelerare la guarigione per coloro che sono stati colpiti. «Lo faccio per la ragazzina che è stata molestata e poi violentata dal patrigno. Per la ragazza che è stata forzata a fare sesso orale nel mezzo di una discoteca. Per la 17enne che ha ricevuto una proposta da suo nonno». Grace Brown parla senza esitazioni su YouTube guardando con i suoi occhioni color smeraldo dritto in macchina.

VIOLENZE NON DENUNCIATE – L’iniziativa somma al valore artistico quello sociale e civico se si considerano i casi di violenze non denunciate. Secondo l’Istat, il “sommerso” è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner). Le adesioni sono molteplici e le foto inviate al sito toccanti: lungi dalle parole d’amore che spesso accompagnano l’atto volontario, si va dall’insulto nudo e crudo «Supplicami, lesbica», al manipolativo «Questo è quello che tutti i padri fanno alle loro bambine… Sai che ti amo», al minaccioso «Smettila di piangere… e se lo dici ammazziamo te, tua madre, tuo padre, tuo fratello. Persino la tua nuova sorellina». A volte le facce sono visibili e chiare, l’espressione mista tra rabbia e forza, altre volte si vedono solo le mani o gli occhi. Comunque donne e non solo, si trovano foto anche di uomini, pure se in minoranza. Un’iniziativa catartica per uscire dal ghetto della vergogna e finalmente riappropriarsi della dignità, propria e delle parole.

Diletta Liberati e Lucio Filipponio

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