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Opinioni e commenti
 

Violenza sulle donne, la sentenza della Cassazione non aiuta
Pubblicato il 06-02-2012


La violenza sulle donne continua a far discutere. Motivo del clamore la sentenza della Cassazione secondo la quale il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato, ma può applicare misure cautelari alternative. I dati pubblicati da Istat nel 2007 parlano chiaro: «Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Mentre la violenza fisica è più di frequente opera dei partner (12% contro 9,8%), l’inverso accade per la violenza sessuale (6,1% contro 20,4%) soprattutto per il peso delle molestie sessuali. A tal proposito abbiamo sentito l’opinione di Concetta Carrano, presidente dell’Onlus D.i.re, donne in rete contro la violenza.

La Cassazione ha stabilito che il carcere non è l’unica misura cautelare contro lo stupro di gruppo, quale la vostra reazione e posizione?

Noi siamo inorridite di fronte a questa sentenza della Corte, che è molto pericolosa proprio perché non considera quanto può essere odioso il reato di stupro per la donna. Non vengono considerati i danni che lo stupro provoca, questo porta una sottovalutazione del reato tale che il rischio di non denunciare questi reati aumenta.

Cosa comporta psicologicamente per una donna lo stupro?

Lo stupro viola integrità fisica e psichica della donna, il problema è complesso, assolutamente soggettivo e non solo nei rapporti con l’altro sesso.

Nel 2009 c’è stato un inasprimento della pena per questo tipo di reati. Questo ha diminuito i casi?

No, purtroppo no. Con il decreto legge del 2009 si dava un forte allarme sociale su tutti i casi di violenza tra cui lo stupro, ma questo non ha influito sul fenomeno. Anzi, la relazione esposta durante l’apertura dell’anno giudiziario 2012 parla chiaro: solo perla Procuradi Roma c’è stato un aumento da 430 casi riscontrati nel2010 a578 casi d’abusi nell’anno 2011.

La violenza sulle donne. Un fenomeno diffuso. Quali i vostri riscontri e qual è il profilo della situazione tipo in cui queste violenze avvengono?

Non c’è un profilo preciso. La violenza può avvenire in qualsiasi situazione e su qualsiasi donna. Non contano condizioni sociali o età, lo stupro è l’odioso figlio di una strisciante cultura maschilista, che non vede la donna come una persona e considera il corpo femminile come un oggetto di cui disporre. Lo stupro viene ad essere il simbolo più ripugnante di questo sessismo.

La vostra associazione come aiuta queste donne, prevedete programmi recupero?

La nostra associazione rappresenta sessanta centri anti violenza sparsi in tutta Italia. Questi centri sostengono la donna da tutti i punti di vista: legale e psicologico. Spesso la donna si rivolge prima a noi e poi alle forze dell’ordine.

La donna violentata è consapevole che il proprio silenzio davanti agli abusi non la aiuta?

Le donne che denunciano mostrano un grandissimo coraggio. E’ importante far capire l’importanza della denuncia di questi fenomeni, il sommerso è quanto di più pericoloso si possa verificare. Purtroppo sentenze come quella della Corte non aiutano in tal senso.

Diletta Liberati

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Commenti all'articolo
  1. Pochi giorni fa, per citare solo un caso tra centinaia, un ragazzo è stato prosciolto dall’accusa di stupro mossa nei suoi confronti dalla ex, dopo aver fatto ben otto mesi di carcere. Non era vero niente.
    Se da un lato la violenza è orribile, c’è anche da parlare della falsa violenza e del fatto che spesso e sempre di più, non si capisce bene per quali motivi, esistono donne che ricorrono alla calunnia per motivi talvolta futili, come per esempio la vendetta per essere state lasciate o tradite. C’è poi un enorme problema nell’ambito della conflittualità in fase di separazione, dove la “pallottola d’argento” (così nei centri antiviolenza americani usano chiamare la falsa accusa di molestia verso l’ex) è fenomeno diffuso.
    Senza il rispetto delle garanzie dell’imputato si crea un mostro inquisitorio, dove chiunque, anche tu che stai leggendo, può finire alle sbarre senza avere fatto nulla e senza avere concrete possibilità di difesa. Una condizione nella quale il giudice, pur riconoscendo qualcosa che non quadra nel quadro accusatorio, è costretto a non poter applicare la libertà provvisoria in attesa di processo o regimi detentivi alternativi al carcere.

  2. E’ necessario e urgente che l’informazione faccia capire una volta di più agli italiani che accusato non è sinonimo di colpevole, e che le garanzie per l’imputato sono un diritto di tutti, invece di dare voce agli isterismi collettivi.

  3. Poi volevo invitarvi a leggere l’indagine ISTAT e a non riportare false informazioni. Non corrisponde al vero che 6 milioni di donne abbiano subito violenze fisiche, non c’è scritto così in quell’inchiesta. Chiedo alla redazione di citare la fonte, perché solo l’1% di quei sei milioni è riconducibile ad abusi sessuali, mentre nella maggior parte dei casi, da quanto ne so io, si tratta di violenze psicologiche. C’è inoltre da rilevare che sotto il profilo scientifico una ricerca priva di raffronto è invalida in quanto contiene un bias metodologico e di campione. Per avere una stima corretta del fenomeno violenza tra i due generi, si dovrebbe porre le stesse domande a un campione diviso in uomini e donne, in parti uguali.

    • I dati esposti sono presi direttamente dall’Istat, quindi giornalisticamente esatti. Nel caso in cui lo volesse, possiamo fornirle il materiale da lei messo in discussione. A presto, Giampiero Marrazzo

  4. Non è possibile direttore. Nelle note metodologiche, che sono state cancellate dal sito ISTAT ma di cui le associazioni di separati hanno mantenuto copia, c’è scritto che nei questionari c’erano 15 domande sulla violenza fisica e 24 su quella psicologica. Ma la violenza psicologica è sparita poi dai risultati!
    Inoltre, non so se lei ne è al corrente, ma le donne intervistate non hanno dichiarato di aver subito violenza, bensì hanno risposto a domande che a posteriori e su valutazione delle operatrici, sono state collocate o meno nelle varie categorie, e all’insaputa delle intervistate.
    Un approfondimento è qui: http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20FENBI%20-%20B.pdf

  5. Il disinteresse di Stato a indagare anche sulla violenza subita dagli uomini, per poter operare una corretta comparazione in grado di dare un senso alla locuzione “gender violence”, in senso egualitarista e non femminista, può voler dire due cose: a) la donna non commette mai violenza; b) anche la donna commette violenza ma allo Stato non interessa.

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