mercoledì, 13 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vito Gamberale, Prima di liberalizzare vanno privatizzate alcune aziende
Pubblicato il 29-02-2012


L’azione di un governo tecnico, l’importanza delle privatizzazioni di alcune imprese a partecipazione pubblica a fronte di possibili liberalizzazioni e un eventuale spazio per le politiche industriali nel nostro Paese. Sono questi alcuni degli argomenti affrontati da Vito Gamberale, amministratore delegato del Fondo Infrastrutture, nell’intervista rilasciata in esclusiva all’Avanti!online.

 

Secondo lei l’attuale governo è all’altezza per affrontare l’attuale crisi economica o, tra i tanti tecnici, manca la figura di un aziendalista puro?

Credo che questo Governo sia in grado di inquadrare e trattare i problemi del Paese e di poter dare loro una soluzione. Ovviamente, la prima difficoltà risiede nell’identificazione degli stessi. Di per sé, il consiglio dei ministri nell’approccio alla ricerca e alla soluzione dei problemi si comporta da aziendalista: ovvero affronta e cerca di risolvere i problemi che ha davanti a sé.

Che ne pensa delle liberalizzazioni di cui tanto si parla negli ultimi tempi e da cui tanto sembra ci si debba aspettare?

In Italia è necessario innanzitutto fare le privatizzazioni. In che modo? Facendo ritirare la presenza pubblica, che sia essa dello Stato centrale o dello Stato periferico, dalle aziende industriali partecipate.

Quale sarebbe l’utilità di questa privatizzazione?

Questo perché oggi soprattutto le istituzioni periferiche sono gravate da debiti e, se da una parte non assicurano una gestione efficiente delle imprese, dall’altra si comportano come azionisti “sleeping”, interessati solo a componenti non industriali nella gestione delle imprese.

Quindi come si dovrebbe agire?

Sarebbe opportuno privatizzarle, anche perché si tratta in via principale di utilities. Subito dopo i mercati in cui queste operano possono essere liberalizzati.

In che modo andrebbe fatto?

Credo che la modalità più opportuna sarebbe quella di procedere per aggregazione di asset omogenei. In questo modo si garantirebbe la presenza di operatori importanti in ogni settore.

In un Paese come il nostro c’è uno spazio reale per le politiche industriali? 

Sono convinto che nel nostro Paese, il secondo manifatturiero in Europa, sia quanto mai opportuno e necessario definire e condividere politiche industriali. Non dimentichiamoci però che per far ciò, come del resto in tutte le vicende che stanno interessando l’Italia, oggi è più che mai necessario e prioritario un clima globalmente positivo fatto, che mi auguro, questo Paese stia cominciando a costruire.

Angelo Giraldi

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