sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Parigi Fashion Week/4
Pubblicato il 09-03-2012


La marchesa Luisa Casati, che perpetuò eccentriche stravaganze di stile, con gli occhi bistrati e la chioma fiammeggiante, nella visione malinconica proposta da Marc Jacobs per Louis Vuitton, sarebbe stata protagonista indiscussa. Come un esercizio di memoria che rimanda alle atmosfere lontane di fine secolo, il treno blu con logo dorato, tra sbuffi di vapore e cigolii metallici, fa sosta nella stazione ricostruita per l’occasione al Cour Carrée del Louvre. In pose studiate e vezzose, le quarantasette superbe viaggiatrici, indossano giacche e cappotti svasati, gonne e vestiti a trapezio esclusivamente sopra i pantaloni. Un ritratto di signora – simile anche alla contessa Greffulhe, musa di Marcel Proust – con cloche calata sulla testa, borse e bauli (in canguro, visone, e camoscio) trasportare da facchini. L’attenzione, però, si concentra sui bottoni-bijoux, sui ricami, e sulle applicazioni di cavallino e cristalli che, come abbagli straordinari dall’aria ammaliatrice, valorizzano soprabiti a grandi revers con spalle strette, il broccato, e il damasco. La sera, quando il desiderio diventa sogno, archiviato lo spirito retrò, un vernissage esclusivo nel padiglione Les Art Decoratifs del Louvre, inaugura la mostra  – passata lo scorso anno alla Triennale di Milano – che mette in rapporto l’evoluzione stilistica della maison: da Louis Vuitton a Marc Jacobs. Un inchino all’edonista Jacobs che – con abile ritmo frenetico, e grande acume per gli affari – trasforma il naftalinico passato in radioso presente. 

 

Dice, Miuccia Prada, di essersi ispirata alla ritrosia degli uomini verso la scelta e la sperimentazione di fogge e materiali. Coniugati al femminile, lontani dai qualunquismi androgini, i pantaloni di Miu Miu hanno le fantasie dei tessuti da cravatta, stampe fiorate, colori mischiati, gustosità optical, e diventano l’imperativo categorico dell’ennesima estetica dandy. Nessuna mascolinizzazione: le proporzioni delle braghe, dritte e corte sopra la caviglia – nonostante la cravatta, e il mocassino zeppato – non annullano la mistica della femminilità. Giacche classiche e a doppio petto, blazer oversize e camicia, ma anche borse a bauletto, minigonna sotto la mantellina di Sherlock Holms, e abiti corti cosparsi di applicazioni, specchietti, e ricami jais che ricordano lo swing degli Anni 70. Nessuna operazione-nostalgia, soltanto ricerca e sguardo fisso al contemporaneo. L’apparente rigurgito languido è la necessità di riportare in voga la libertà. Si veste da uomo, la ragazza di Miu Miu, ma è fedelmente ancorata alla voglia di essere donna.

Martina Alice de Carli

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