mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Addio al seno nuovo per le minorenni. Tutto certificato in un registro ad hoc
Pubblicato il 09-03-2012


Addio Pip, le famigerate protesi al seno che dalla Francia hanno invaso anche l’Italia creando non pochi problemi di salute a tantissime donne. Ma  anche addio alle protesi per le tantissime adolescenti che sognano, magari per festeggiare i loro 16 anni, un seno nuovo di zecca. Dopo l’approvazione al Senato si attende solo che anche la Camera dica sì al ddl che inasprisce le pene previste per quei medici non abilitati che innestano le protesi, per quelli –autorizzati e non – che le innestano a minorenni e per quelli che non rispettano le procedure obbligatorie previste dal neo istituito registro.

COSA CAMBIA – Legge che ha avuto nelle ultime settimane un’improvvisa accelerazione: prima il via libera del governo, poi il trasferimento alla sede deliberante e l’approvazione del parere della commissione Bilancio e infine l’accordo tra tutti i gruppi su due modifiche proposte dalle relatrici Rizzotti (Pdl) e Biondelli (Pd) sull’inasprimento delle pene per gli operatori sanitari che violano il divieto d’impianto alle minorenni (la multa passa da 15 mila a 20 mila euro e si aggiunge la sospensione dall’esercizio della professione per tre mesi), sull’esclusione delle pene stesse in caso di impianto per gravi malformazioni congenite e sull’aggiunta ai dati contenuti nei registri del materiale di riempimento e dell’etichettatura del prodotto, dati utili a prevenire problemi come quelli che poteva creare l’ultimo scandalo delle protesi provenienti dalla Francia.

IL REGISTRO E LE SANZIONI – Il testo è rimasto immutato: i registri raccoglieranno i dati su durata delle protesi, effetti collaterali, tumori e malattie autoimmuni, dovranno essere sempre aggiornati, pena una multa da 500 a 5 mila euro per i responsabili e il governo dovrà su di essi riferire ogni due anni al Parlamento. Confermati anche gli obblighi informativi alle pazienti e la riserva delle operazioni di impianto a chi è in possesso della specializzazione in chirurgia estetica o ha praticato tale operazioni negli ultimi cinque anni, pur avendo solo la specializzazione in chirurgia generale, toracica o ginecologia e ostetricia. Entusiastici i commenti all’approvazione all’unanimità della legge, peraltro giunta alla vigilia dell’8 marzo: il presidente della commissione Tomassini ha parlato di “bella pagina”, il ministro Balduzzi di “dimostrazione di come sulla sanità ci siano dei temi su cui la buona politica riesce a imporsi”, il presidente della commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale Marino di “una buona legge approvata in tempi rapidi”.

Emanuele Ciogli

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