martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Alain Ellkan: «Con la morte di Tabucchi si è spenta la voce di un poeta»
Pubblicato il 26-03-2012


Una vita cosmopolita e intesa, trascorsa tra la passione per la politica e quella per Pessoa di cui fu traduttore. Una carriera lunga 36 anni quella di Antonio Tabucchi, iniziata con il libro “Piazza d’Italia”, pubblicato da Bompiani nel 1975 con l’epilogo in “Racconti con figure”, edito lo scorso anno da Sellerio. La morte dello scrittore pisano, scomparso domenica a Lisbona in seguito ad una lunga malattia, è stata accompagnata da espressioni di  cordoglio provenienti dal mondo civile, culturale e politico. Nel ricordare l’autore di “Sostiene Pereira”, il romanzo che lo rese famoso in tutto il mondo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha definito «scrittore civilmente impegnato, che con la sua attenzione alle tradizioni e alle vicende non soltanto del suo Paese, i suoi legami e il suo stile letterario ha saputo interpretare lo spirito europeo».

“Tabucchi è uno dei più grandi scrittori italiani della sua generazione. Quando muore un poeta, un artista, uno scrittore, si spegne una voce e questo comporta un impoverimento della vita culturale del Paese. Senza contare che Antonio mi vedevo a Parigi, a Barcellona, aveva anche recensito alcuni miei libri. Questa morte mi lascia due vuoti: quello dell’artista e quello dell’amico.”. Con le parole soffocate dall’emozione, Alain Ellkan, suo grande amico e collega, ricorda all’Avanti!online lo scrittore scomparso.

Tabucchi era il maggiore esperto e traduttore di Fernando Pessoa, quale rapporto a livello intellettuale legava i due?

Tabucchi era un portoghesologo. Amava Lisbona, la sua seconda città dopo Pisa. Il portoghese era una lingua che conosceva e amava. Essendo Pessoa il maggior letterato del ‘900 nelle sue mille vesti e nei suoi mille nomi che amava darsi, è indubbia l’affinità intellettuale tra i due. Sicuramente come Tommaso, Joyce e Dumas hanno ispirato Eco, così le opere di Pessoa si ritrovano negli scritti di Tabucchi.

“Sostiene Pereira” è divenuto il simbolo della lotta per la libertà di informazione nei regimi autoritari, quanto è attuale questa opera?

L’opera è diventata indimenticabile proprio dal film di Roberto Faenza, che l’ha resa celebre e memorabile.

Napolitano in un messaggio di cordoglio ha dichiarato: “Con i suoi legami e il suo stile letterario ha saputo interpretare lo spirito europeo”. In che modo secondo lei?

Tabucchi era uno di quei rari scrittori italiani che si sentiva di casa a Parigi come a Lisbona ed era conosciuto in tutto il mondo. Inoltre, era un vero scrittore: non amava la spettacolarizzazione. Era un uomo molto affascinante e segreto, oltre che spiritoso e simpatico.

Cosa ricorda dell’intimo Tabucchi?

La nostra era un’amicizia discreta, c’era molta complicità e simpatia tra noi. Io amavo i suoi libri e lui amava i miei. Quando sono andato a Lisbona è stato molto gentile con me. C’era un forte sentimento d’amicizia, che mi ha permesso di rendermi conto di quanto Tabucchi fosse una figura morale molto forte, che accettò l’esilio per le proprie idee politiche. Era un uomo libero, un intellettuale che si trovava male in tante cose della vita italiana.

Quali per esempio?

Sicuramente non ha mai amato l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di questo non ne faceva mistero.

Qual è il testo più importante e quale la lezione da cogliere nei suoi scritti?

Quando muore uno scrittore bisogna fare una pausa, il tempo giudicherà. Quello che è sicuro è che ci lascia un grande autore, colui che scrisse: «Per conoscere un luogo non è sempre necessario esserci stati». (da Piccoli equivoci senza importanza) 

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