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Opinioni e commenti
 

Baciati dalla sfortuna
Pubblicato il 29-03-2012


Ci risiamo. Dopo Totò Cuffaro adesso anche Raffaele Lombardo. Se il primo ha collezionato una condanna definitiva per mafia, il secondo è “soltanto” stato oggetto di un’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa. «Non mi dimetto, anzi vado avanti e scriverò un libro sulla verità di questa vicenda. Sono sereno. Nutro fiducia e rispetto nelle istituzioni e spero che l’udienza preliminare che consegue all’imputazione coatta sia convocata al più presto». Si dice sereno, fiducioso nella giustizia e convinto di non dover lasciare la poltrona di Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo dopo che questa mattina il gip di Catania ha disposto a suo carico l’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa. Innanzitutto i fatti. Come disposto dal Gip Luigi Barone, entro 10-15 giorni la Procura di Catania dovrà coattivamente chiedere, a un nuovo Giudice per l’udienza preliminare, la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio aggravato per il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e per suo fratello, Angelo, deputato per il Mpa. Ma contemporaneamente martedì prossimo proseguirà, con una nuova udienza, davanti alla quarta sezione del giudice monocratico di Catania, presieduta da Michele Fichera, il processo per reato elettorale ai due fratelli Lombardo. I due procedimenti dovrebbero continuare separati, con due capi di imputazione diversi.

DIMISSINI CHIESTE E RESPINTE – La notizia dell’imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa ha, come prevedibile, sollevato un polverone nelle stanze del Regione Sicilia. Dopo pochi minuti sono fioccate le prime richieste di dimissioni. I più agguerriti sono gli esponenti di Sel e Idv che proprio non ci stanno ad avere come presidente della propria Regione indagato per mafia. L’imputazione disposta a carico del Presidente Lombardo «è di una estrema gravità perché, tra l’altro, conferma – dichiara il senatore Fabio Giambrone, segretario regionale di Idv –  quanto già asserito dalla Procura della Repubblica di Catania, nella richiesta di archiviazione rigettata dal gip, circa la sussistenza di elementi di prova su rapporti tra i fratelli Lombardo ed esponenti di Cosa Nostra, finalizzati ad ottenere il sostegno dell’organizzazione criminale in occasione di competizioni elettorali». Alle richieste di dimissioni sono seguite quelle rivolte al Pd affinché «chiuda definitivamente questa pagina oscura della storia siciliana. Non è possibile – sostiene Erasmo Palazzotto, segretario regionale di Sel – dirsi forza del cambiamento e allo stesso tempo sostenere col proprio voto un governo su cui grava l’ombra del compromesso con la mafia». Fabrizio Ferrandelli, vincitore delle primarie e candidato del centrosinistra sindaco di Palermo, ha sollevato poi la tristemente nota questione morale che torna a bussare ciclicamente alle nostre porte «La Sicilia non può permettersi di avere un altro presidente della Regione rinviato a giudizio per mafia. Se dovessimo arrivare a questo punto si porrebbe una grandissima questione etica e morale da affrontare urgentemente con lo scioglimento dell’Assemblea. Massimo rispetto per il lavoro che stanno svolgendo i magistrati e mi auguro per il bene della Sicilia e dei siciliani che venga fatta chiarezza al più presto».

LOMBARDO NON CI STA – Alle provocazioni, insinuazioni, polemiche e richieste di dimissioni Lombardo ha risposto: «Vorrei ricordare a tutti questi signori che non c’e’ stato alcun rinvio a giudizio, anzi sono certo che non ci sarà neppure in futuro». E fa sapere che sta valutando insieme con i suoi legali la possibilità di chiedere il rito abbreviato davanti al gup di Catania. «Intanto ribadisco che l’ordinanza del gip dispone che io vada davanti a un giudice delle udienze preliminari che, a sua volta, deciderà se archiviare o meno -continua Lombardo- d’altro canto già per più volte la Procura di Catania ha chiesto l’archiviazione. Sono certo che non ci sarà il rinvio a giudizio». Il Presidente della Regione Sicilia ha poi sostenuto che «ci sono tre ipotesi di fronte a questa vicenda: non luogo a procedere, rito abbreviato e dibattimento». Rispetto alle conseguenze che potrebbe avere la notizia dell’imputazione coatta sulla campagna elettorale per le amministrative, Lombardo ha risposto: «Non sono candidato, mi aspetto che i giornali facciano la loro parte e attendo ancora la valutazione preliminare su questa mia vicenda forte delle mie ragioni e con un’accusa che ha ritenuto di chiedere l’archiviazione. E’ bene che tutti in campagna elettorale sappiano che tra le tre ipotesi c’e’ una sentenza di non luogo a procedere».

PD E FLI GARANTISTI  – «La Procura chiede l’archiviazione e il gip non e’ d’accordo. Noi abbiamo scommesso sul cambiamento e le riforme insieme a Massimo Russo, Caterina Chinnici, Marco Venturi, Giosue’ Marino, ma abbiamo anche una regola chiara e un riferimento etico rigorosissimo, che abbiamo sempre ribadito in tutta questa lunga vicenda giudiziaria: se dovesse esserci un rinvio a giudizio chiederemo a Lombardo di dimettersi. Non saremo secondi a nessuno per serietà e coerenza». Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, commentando la notizia dell’imputazione coatta del gip nei confronti del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. Mentre Carmelo Briguglio, vice presidente dei deputati di Fli e coordinatore regionale del partito in Sicilia: «La magistratura faccia il suo lavoro con serenita’ e celerita’ per dirci la verita’ su una vicenda giudiziaria che e’ complicata e sui generis. Sono convinto che Raffaele Lombardo non e’ mafioso ne’ complice di mafiosi e dai rapporti politici e umani che ho intrattenuto con lui ne ho tratto la convinzione profonda di persona e presidente della Regione corretto e onesto». E’ quanto dichiara Carmelo Briguglio, vice presidente dei deputati di Fli e coordinatore regionale del partito in Sicilia.

Lucio Filipponio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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