mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Barbarossa, la fiction leghista su Alberto da Giussano stroncata al cinema e in TV: la noia non perdona
Pubblicato il 26-03-2012


Barbarossa, la fiction su Alberto da Giussano, nota alle cronache perché al centro di una telefonata di fine 2007, in cui Berlusconi faceva sapere a Saccà, allora presidente Rai, che Bossi su quel progetto gli stava facendo “una testa tanta”. Saccà assicurò che non c’erano problemi, e infatti nel 2008 Barbarossa si produsse: le cifre sarebbero state alte, addirittura 12 milioni di investimento, di cui più della metà sarebbero stati messi a disposizione da Rai Fiction e Rai Cinema. Il film fu distribuito in sala nel 2009, ma non raggiunse il milione di incassi e fu stroncato dalla critica.

UN BRAVEHEART MANCATO – Neanche l’Auditel è stato più clemente: l’imperatore Barbarossa ieri sera è stato battuto (13,54%) da Il Grande Fratello (17,96%) e Report (14,21%), a conferma di un pubblico tutt’altro che passivo, che guarda ciò che preferisce e non ciò che la TV propina. Eppure il progetto poteva contare su elementi solidi: Rutger Hauer nei panni del Barbarossa e F. Murray Abraham (Oscar per l’interpretazione di Salieri in Amadeus) in quelli di Siniscalco Barozzi, location spettacolari, la potenzialità epica. L’operazione, però, non è riuscita, e il risultato è una storia a cui piacerebbe molto essere Braveheart o Il Gladiatore, da cui saccheggia a piene mani musica e atmosfere, ma riesce solo a sembrare una mascherata, con gli attori che non convincono, primo fra tutti Raz Degan/Alberto da Giussano, e la storia che perde di credibilità nei momenti in cui rivela la sua intenzione politica, coi riferimenti a una Roma già “ladrona” nel secolo XII, e con l’identificazione erronea di un movimento di indipendenza contro la sottomissione con uno di secessione, nato per distinguersi da una politica corrotta per poi finire vent’anni dopo a ricordare proprio quel tipo di politica.

IL CAMEO, CHE NON SI VEDE, DEL SENATUR – Tocco di classe finale il cameo di Bossi, che però risulta talmente difficile da individuare da essere quasi invisibile. E invisibile si conferma questa storia, che non lascerà il segno né per aver usato in modo opinabile un budget così alto, né per le polemiche politiche, affogata nella noia totale che è il vero, grande difetto di tutto ciò che ruota attorno ai tentativi di costruirsi dal nulla un passato epico e glorioso, invece di occuparsi di un presente imbarazzante. Insomma se la Lega bossiana pensava di stuzzicare gli appetiti di quella base che da tempo lo ripudia, a favore dell’ala maroniana, con un prodotto capace di parlare alla “pancia della gente” ha sbagliato tutto. Il telespettatore padano bontà sua ha preferito saziare i propri languori di stomaco con della cassoela, polenta rustida, faraona alla creta, stufato in concia.

Maria Lo Bianco

 

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