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Opinioni e commenti
 

Basta lacrime e “paccate”. Dalla Fornero vogliamo fatti
Pubblicato il 14-03-2012


 

«Senza intesa, niente paccata di miliardi». “Paccare”: baciarsi, pomiciare, “limonare”. Preferibilmente con la lingua. Oppure, in senso meno ose’, “tirare il pacco”, “dare buca”, non presentarsi ad un appuntamento. Una “paccata di miliardi” vuole allora riferirsi a una selvaggia prestazione amorosa venuta a costare un po’ troppo? O alle gravissime ripercussioni finanziarie dovute al mancato incontro tra due top manager? Niente da fare, più ci si riflette e meno se ne viene a capo. La verità è che, riletta nell’ottica dell’accezione comune, la dichiarazione svociata rilasciata ieri dal ministro del Lavoro Elsa Fornero suona più come un tentativo sguaiato di riavvicinamento alle parti sociali, prima dell’ennesima… “paccata”. Nel senso di “buca”, appunto. Perché il ministro, senza riforma all’articolo 18, i soldi non ha proprio intenzione di cacciarli. Neanche fossero suoi. Le motivazioni in compenso sono cristalline: «È chiaro che se uno comincia col dire no perchè dovremmo mettere lì una paccata di miliardi e poi dire voi diteci di sì no, non si fa così». Motivazioni cristalline, dicevamo. Va bene, ammettiamolo: può succedere che per troppa fretta un cronista scriva in maniera disordinata la dichiarazione del politico di turno. Magari la passa ad un collega che poi la rigira a un altro ancora, e così via, finché la frase in questione non si trasforma in un mostro grammaticalmente osceno. Ma quando tre agenzie di stampa diverse riportano contemporaneamente la stessa identica dichiarazione, la probabilità che ci sia un errore di trascrizione è sostanzialmente azzerata. Cos’avrà voluto dire il ministro con quel criptico messaggio? Ce lo spiega Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che scherzosamente replica: «Dal governo ci danno una paccata e basta». Freud avrebbe di che ridacchiare: per come si stanno mettendo le cose, un’intesa ardente tra Fornero e Marcegaglia è un’ipotesi più che concreta.

ELSA FORNERO, UNA DI NOI – Con un linguaggio che mutua parecchio dalle bettole più prestigiose della Capitale, Elsa cerca da sempre di piacere. E da sempre, però, fallisce. «Come ministro del Lavoro e delle Politiche sociali non godo di grande simpatia, perchè devo fare sempre tagli», lamentava qualche tempo fa. Il problema, caro ministro, è la contraddizione tra l’apparenza e la sostanza, tra le dichiarazioni e la messa in pratica. Il modello da “amica del popolo” poteva forse funzionare prima, nella performance da Oscar sulla riforma delle pensioni, quando si fece scappare quella lacrimuccia esemplificativa dei sacrifici di lì a venire. Poi c’è stata l’uscita infelice di Michel Martone, il supergiovane sottosegretario dalla carriera fulminante che aveva dato degli “sfigati” a tutti quei poveracci che, magari intrappolati proprio nel girone infernale del doppio lavoro unito agli studi, non riescono a laurearsi prima dei 28 anni. Oggi Martone, inutile sottolinearlo, è amato da tutti, dai giovani in particolar modo. Poi purtroppo, caro ministro, dalle parole si è dovuti passare ai fatti, e con un premier determinatissimo ad archiviare l’articolo 18, lei si è dovuta adeguare. E allora giù “paccate” al mercato del lavoro. Nel senso di picconate, ovviamente. Insomma ministro, è vero che il politichese non è mai stato gradevole all’udito, ma qui si stanno generando mostri che suonano piuttosto come una “pacca sulle natiche”. Invece di fingere un occhiolino alla società, pensi piuttosto a una riforma seria del lavoro. Basta lacrime e paccate: in Italia i lavoratori dipendenti hanno ancora gli stipendi più bassi d’Europa.

Raffaele d’Ettorre

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