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Opinioni e commenti
 

Battaglia di Anghiari, un nuovo enigma firmato Leonardo da Vinci
Pubblicato il 12-03-2012


Un enigma, un dipinto e il solito Leonardo Da Vinci. Non si parla dell’ultima fatica letteraria di Dan Brown, ma di un vero e proprio mistero che avvolge il palazzo del governo di Firenze da secoli: che fine ha fatto il dipinto di Leonardo la Battaglia di Anghiari? Nel tentativo di rispondere a questo quesito, un gruppo di ricercatori ritiene di aver trovato alcune prove a sostegno della teoria secondo cui il misterioso affresco a lungo considerato perduto nel XVI secolo, si trovi dietro un altro affresco su una parete di palazzo Vecchio a Firenze.

LA STORIA- Leonardo dipinse la Battaglia di Anghiari nel 1505, per celebrare la vittoria riportata dalla coalizione guidata dalla Repubblica fiorentina contro le truppe milanesi nello scontro avvenuto nella piana di Anghiari nel 1440. La vittoria segnò la restaurazione del potere papale e l’inizio di un lungo periodo di egemonia di Firenze sulla politica italiana. Nel 1503 Leonardo ricevette da Pier Soderini, gonfaloniere della Repubblica, l’incarico di raffigurare la battaglia su una delle pareti del Salone del Gran Consiglio (oggi Salone dei Cinquecento) di Palazzo Vecchio, la sede del governo fiorentino. Leonardo approfittò dell’incarico per testare nuove tecniche per la pittura murale.

CERCA TROVA- Nonostante i magri risultati dell’esperimento, l’opera fu molto apprezzata dai contemporanei. A metà del secolo il salone fu ingrandito e completamente rinnovato: Giorgio Vasari, egli stesso grande ammiratore di Leonardo, realizzò sei nuovi affreschi sulle pareti est e ovest della sala. Da allora si è sempre ritenuto che la Battaglia di Anghiari fosse stata distrutta. L’ipotesi della demolizione dell’opera non convinse tutti e a ragione: il Vasari troppo rispettoso per il genio di Da Vinci non avrebbe mai cestinato un’opera così importante. Lo storico d’arte ci lasciò però un suggerimento: su una bandiera dipinta nell’affresco il suggerimento ‘cerca trova’.

I RISULTATI- Seguendo lo spunto del Vasari la ricerca ha portato a risultati tangibili e gli esiti delle analisi effettuate dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology dell’Università della California di San Diego, in collaborazione con il Comune di Firenze parlano chiaro: dall’analisi dei campioni prelevati dietro l’affresco di Giorgio Vasari “La battaglia di Marciano” – sotto la quale secondo i ricercatori si potrebbe trovare l’opera di Leonardo – emerge l’esistenza di un pigmento nero con una composizione chimica simile a quello usata nei quadri di Leonardo “La Gioconda”, dello stesso periodo dell’affresco, e “San Giovanni Battista”, custoditi al Louvre.

PROVE- «Questi dati sono molto incoraggianti anche se siamo ancora nelle fasi preliminari della ricerca e c’è ancora molto lavoro da fare per poter risolvere il mistero. Le prove dimostrano che stiamo cercando nel posto giusto». Ha dichiarato Maurizio Seracini, docente dell’Università di San Diego in California, team leader dei ricercatori. Gli studi poi hanno confermato l’esistenza di una intercapedine tra l’affresco del Vasari e la parete sottostante: si ipotizza infatti che, per non dipingere direttamente sulla parete, Vasari ne abbia creata una a qualche centimetro di distanza dalla precedente, quasi a voler salvaguardare il contenuto della prima. Altra prova interessante sarebbe il ritrovamento di materiale organico di color rosso, elemento raro da rinvenirsi nelle pareti intonacate. Se queste prove venissero confermate, solo la burocrazia ostacolerebbe il rinvenimento del capolavoro di Leonardo di cui si dispongono di sole copie (la più famosa quella di Rubens conservata al Louvre). E se così fosse verrebbe restituito un capolavoro pittorico non solo alla città di Firenze, ma all’intera umanità.

Diletta Liberati

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