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Opinioni e commenti
 

Briguglio (Fli), al di là di Palermo non si discute la compattezza del Terzo Polo
Pubblicato il 13-03-2012


 

«Il Pdl, a Palermo, ha messo il cappello sull’avvocato Massimo Costa che, quindi, è a tutti gli effetti il suo candidato». Non ha dubbi a etichettarlo così Carmelo Briguglio, coordinatore siciliano di Fli, sentito in esclusiva dall’Avanti!Online. Per Briguglio però la conferma dell’appoggio al giovane avvocato palermitano da parte dell’Udc sarebbe una scelta subìta: «E’ lapalissiano», sottolinea l’esponente di Fli poche ore dopo l’ufficializzazione di Alessandro Aricò come candidato di Futuro e Libertà e dell’Mpa di Raffaele Lombardo nella corsa a sindaco. Ma ancora più chiaro a questo punto è lo sfaldamento del Terzo Polo in città, con Fini da una parte e Casini in netto riavvicinamento al Pdl, grazie alla convergenza su Costa assieme a Forza Sud di Gianfranco Miccichè e, in caso di ballottaggio, al Pid di Saverio Romano, che, intanto, ha lanciato la deputata regionale Marianna Caronia.

A 54 giorni dalle amministrative, dunque, Palermo si conferma ancora una volta laboratorio politico e test per le future strategie nazionali. Ne sa qualcosa il Partito democratico, messo a dura prova dalla sconfitta alle primarie per le amministrative di Rita Borsellino e dal successivo rinsaldarsi dell’asse democratico allergico all’ormai sbiadita foto di Vasto. E adesso lo sa bene anche il variegato schieramento centrista.

Briguglio, le amministrative a Palermo sono il capolinea del Terzo Polo?

Io non drammatizzerei. Questo è solo un caso locale che non ha nessuna influenza sulla compattezza del Terzo Polo a livello nazionale.

Parliamo di Palermo, però, che non è proprio insignificante sul piano politico.

Proprio perché parliamo di una città in cui il Terzo Polo potrebbe essere la prima forza politica, che arriva oltre il 30% insieme all’Udc, non c’è nulla di sconvolgente se su una singola scelta non c’è uniformità di vedute.

Però ancora non è iniziata la campagna elettorale.

Faremo una campagna senza aggressività nei confronti dell’Udc. Fermo restando che ancora Costa non è il candidato dell’Unione di centro.

Nutre ancora delle speranze?

Dico solo che Costa è integralmente il candidato del Pdl. E poi c’è l’accordo con il Pid in caso di secondo turno che può diventare un momento di riflessione in casa Udc.

In che senso?

La posizione critica del partito di Casini nei confronti di quello di Saverio Romano è cosa risaputa. Voglio, dunque, sperare che l’Udc possa vedere in Aricò il candidato meno lontano da sé. Senza  contare che si tratta di un esponente di rottura rispetto a Costa che incarna, invece, la continuità con Cammarata (sindaco dimissionario, ndr).

A proposito di ballottaggi, cosa farà Fli se Costa arriverà al testa a testa?

Aricò andrà al ballottaggio. Non ho dubbi.

Nonostante la forza elettorale di Miccichè schierata pro Costa?

Bisogna vedere quanto sia larga.

Sabato 17 marzo per Fli è una data importante. A Pietrasanta si apre la prima Convenzione nazionale. Dopo Bastia Umbra, Futuro e libertà tenterà di risalire nei sondaggi?

I segnali raccolti sul territorio, da parte di elettori del Pdl e non solo, dicono che la direzione intrapresa è giusta. Possiamo diventare un grande polo d’attrazione, affinando il nostro progetto politico.

Lei dice polo. Dunque, nessun nuovo partito all’orizzonte?

Abbiamo già dato col partito unico e si è visto come è finita. Sono fermo nell’idea che bisogna andare verso un rassemblement, una federazione che unisca Fli, Mpa, Api e Udc.

Magari con un ruolo più centrale per Gianfranco Fini, un po’ appannato dal presenzialismo di Casini?

Non è così. In questo momento va molto di moda la foto di Vasto. Io, invece, parlo di quella di Fini con Obama, segno della stima all’estero di cui, insieme al Capo dello Stato Napolitano, gode il presidente della Camera.

All’interno del suo partito nessuno vuole da Fini un maggiore protagonismo?

E’ la terza carica dello Stato con una forte dimensione internazionale. Credo che debba essere l’ispiratore della linea politica. Per il resto, c’è una classe dirigente in grado di far crescere il partito.

Paola Alagia

 

 

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