giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Calcio e quote rosa
Pubblicato il 07-03-2012


“Non è uno sport per femminucce,” dicono, eppure il calcio femminile esiste da tempo ed è in crescita costante. Forse è arrivato il momento di portare le pari opportunità anche nel mondo del pallone.
Penso allo sport femminile e mi vengono in mente, giusto per restare in Italia e non tornare troppo indietro nel tempo, campionesse come la Pellegrini, la Schiavone, la Vezzali, la Compagnoni, la May; per non parlare del Setterosa o della nazionale italiana di volley. Tutte donne che hanno conquistato la celebrità grazie ai loro successi sportivi. L’unica calciatrice conosciuta è Carolina Morace. In fondo però è più famosa per i commenti in televisione che per le gesta sportive.
Che il calcio sia uno sport maschilista, l’abbiamo sempre saputo. Qui da noi fa notizia l’arbitro donna, l’allenatore donna: insomma, la nota di colore. In generale però si parla più che altro delle mogli dei calciatori: la Blasi, la Canalis, la Merz, la Ventura, la Fico. Ma le donne a calcio giocano e nel resto del mondo – negli Usa in particolare, iniziano a insegnarlo sin dalle scuole primarie – il movimento cresce, aumentano i successi e il seguito di pubblico. Anche in questo, come al solito siamo sempre indietro. Esiste un parere espresso dalla Comunità Europea nel 2007 che – nell’ambito della promozione delle pari opportunità – invita gli stati aderenti a finanziare e sviluppare l’insegnamento e la pratica dello sport per le donne. Qui in Italia, però, ha trovato scarsa applicazione. È vero, negli altri sport le donne meritano, si affermano e vincono. Eppure, a ben vedere, i successi delle nostre campionesse non sono frutto della programmazione e di un impegno organico da parte di istituzioni e federazioni sportive ma, piuttosto, il risultato della passione e del sacrificio di chi si allena ogni giorno nei pochi (e scarsamente finanziati) centri d’eccellenza dello sport in Italia. E non si tratta soltanto di “produrre” più campionesse, più titoli, più medaglie e più coppe. Nemmno di femminismo. Parliamo di una società più equa e soprattutto più sana.
Come sempre il calcio è un esempio (estremo ma fenomenale) della deriva italiana: è più facile raggiugere il successo facendo la “moglie”.
Si parla tanto di pari opportunità e domani, 8 marzo, festa della donna, sicuramente se ne parlerà ancora di più. Speriamo che alle parole seguano i fatti e che, prima o poi, il rosa nel calcio (e dello sport in generale) non sia solo quello della “Gazzetta”.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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