martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Carlo Taormina: Oggi ci vorrebbe un altro Bettino Craxi
Pubblicato il 13-03-2012


Avvocato, ex sottosegretario agli Interni e, da oggi, anche principe. Carlo Taormina uscì per “crisi morale” dal Pdl e fu tra i primi a prevedere le dimissioni dell’ex premier Berlusconi. Libero da vecchi vincoli politici e ansioso di sperimentarne di nuovi, Taormina oggi si dice “sereno” e all’Avanti!online parla del rinvio in appello per il senatore Marcello Dell’Utri e della sua nuova esperienza nel principato di Filettino. Volgendo, a sorpresa, uno sguardo nostalgico verso il passato.

Nei giorni scorsi c’è stata una decisione importante: la sentenza Dell’Utri, che torna in Corte d’Appello. Quanto è concreto adesso il rischio prescrizione?

Più che concreto. Le prescrizione matura nel 2015. Tenendo conto dei tempi della Cassazione, se ne andranno via almeno altri 6 mesi solo per fissare il processo. Poi si andrà alla rinnovazione dibattimentale: testimoni da sentire, collaboratori da riascoltare, materiale da prendere nuovamente in esame. In appello resteranno almeno un anno. Poi di nuovo in Cassazione, e lì c’è il rischio che si ritorni ancora indietro.

Stanno giocando a ping pong con una sentenza così importante?

Purtroppo è così che funziona. Conosco bene la vicenda, sia sul piano giudiziario che su quello personale. Non esprimo valutazioni che non siano basate sugli atti: di sicuro ci sono stati quei rapporti, quelle frequentazioni che risultano dalla sentenza, però penso che sia una forzatura ritenere Dell’Utri un appartenente alla mafia.

Perché?

I contatti ci sono stati, ma la faccenda è più complessa di così. Io ho seguito personalmente i processi Mannino e Andreotti: anche lì, la costante era data da questi contatti con personaggi appartenenti all’ambito mafioso, ma da qui a partecipazione in associazione mafiosa ce ne passa. La cosa importante che viene fuori da questa sentenza è un’altra: la crisi in cui vive da sempre la fattispecie giudiziaria del “concorso esterno in associazione mafiosa”, che non è previsto dal codice penale. Esistono i reati di appartenenza ad associazione mafiosa e favoreggiamento di associazione mafiosa, ma il concorso esterno la giurisprudenza non l’ha mai conosciuto. È una figura giudiziaria inventata da Corrado Carnevale, il famoso “Ammazzasentenze”. Ed è una decisione che io non ho mai condiviso, e neanche la magistratura.

Quindi processano Dell’Utri per un reato che non esiste?

Sì, o meglio, lo stanno processando per un reato che va “erodendosi”: i pm non lo contestano più.

Quanto ha influito la scelta del giudice sul ritorno della sentenza in appello?

Sono da sempre un grande sostenitore di Grassi. Pensavo che, dopo l’attacco del Fatto Quotidiano, potesse esserci una sua reazione “pericolosa”. Quando i magistrati si sentono attaccati, solitamente si irrigidiscono. Invece lui ha dato prova di grande equilibrio e ha effettuato una scelta, quella del ritorno in appello, che condivido.

Com’è la vita nel dopo-Berlusconi?

Mi trovo benissimo. La mia vita è più o meno sempre la stessa, quella del professionista.

Da oggi anche principe…

È un’esperienza grandiosa. Il nostro è un laboratorio che vuole proporre una nuova politica al di fuori dei politicanti, dei ladri, dei rapinatori, degli sfruttatori.

Come avete iniziato?

L’iniziativa è partita lo scorso agosto quando sono stati aboliti i comuni con meno di mille abitanti, e tra questi anche Filettino. La gente è insorta: non era concepibile una simile mortificazione di identità e autonomia. Qualcuno ha avuto l’idea del principato e io, che come mia moglie sono di zona, fui chiamato in causa per questa forma di auto-organizzazione. Insieme a loro ho percorso tutte le tappe necessarie: prima l’Assemblea costituente, poi il referendum per l’approvazione del testo costituzionale, poi un altro referendum per la scelta dei trenta componenti del Parlamento del principato e infine la scelta del principe, nella mia persona.

Qual è lo scopo di questo esperimento politico?

Vogliamo recuperare le potenzialità economiche di questo splendido territorio, che lo Stato ha reso negli anni oggetto di sistematico sfruttamento, determinando l’allontanamento della popolazione giovanile e tantissimi altri problemi. Ma non è solo per questo che lo facciamo. Ci proponiamo soprattutto di essere un piccolo esempio di come si possa vivere senza l’intrusione dello Stato. Vogliamo affermare a voce alta che c’è una vita pulsante al di là e al di fuori della politica.

In che stato versa oggi la politica italiana?

Sono totalmente contrario alla delegittimazione che la politica si è oggi inferta da sola. D’altronde era una strada obbligata, dopo le immondizie nelle quali si era immersa e continua a immergersi.

Con il premier attuale è cambiato qualcosa?

Monti è una sciagura che non finisce più. Il problema però non si esaurisce con lui: c’è un grave danno sistemico che supererà il 2013.

Cosa succederà alle prossime elezioni politiche?

Non vedo come le forze politiche potranno presentarsi in maniera dignitosa all’elettorato, formulando promesse alle quali già oggi non crede più nessuno. I cittadini sono stati disattesi per troppo tempo e le forze politiche in gioco sono ridicole: la sinistra è allo sbando, il centrodestra in catalessi. Oggi ci vorrebbe un altro Bettino Craxi: sarebbe stato l’uomo ideale per questo momento storico. Se qualcuno potesse tirare fuori gli attributi che aveva lui, il Paese oggi non avrebbe tutti questi problemi.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. Si vive in tale mediocrità e ipocrita contraddizione politica in Italia che a “mostrare gli attributi”, si fa per dire, di fronte alla tradizionale arroganza anglosassone nei confronti del nostro Paese confermata anche nel caso del nostro connazionale ucciso in Nigeria dai rapitori , è stato “baffetto” D’Alema,l’altro ieri segretario del massimo partito comunista filostalinista-leninista dell’Europa occidentale , ieri giustiziere politico del nostro partito e di Bettino Craxi, oggi uno dei massimi dirigenti dei nostri servizi segreti. servizi segreti.

  2. Troppi lo rimpiangono oggi che non c’è più.Quanti lo denigrarono i nemici ma anche tanti amici che volevano imitarlo.Purtroppo chi nasce asino non diventerà mai cavallo e questa è la fine che un paese immaturo merita. Buonanotte!!

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