sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Offese al governo Monti nel segreto dell’urna
Pubblicato il 29-03-2012


 

C’è una prima volta per tutti, anche per un premier tecnico. Ieri pomeriggio è stata la prima volta nella quale il presidente del Consiglio Mario Monti e il presidente del Senato Renato Schifani sono stati bersaglio di ingiurie infamanti. E per di più provenienti da colleghi senatori che, impegnati nell’esprimere il proprio voto libero e democratico al nuovo membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, hanno pensato bene di utilizzare lo strumento istituzionale per eccellenza, la scheda di voto, per dileggiare a mani e basse e forti dell’anonimato garantito loro dalla votazione due personalità di spicco della politica italiana.

L’AMAREZZA DI SCHIFANI – Al termine della votazione Schifani ha espresso la sua «amarezza istituzionale» perché «in due schede» sono state rilevate «espressioni oltraggiose nei confronti del presidente del Consiglio e della mia persona». Anche «nel segreto dell’urna il parlamentare rappresenta il cittadino e deve rispettare un comportamento di correttezza consono alle istituzioni. Credo che siano proprio questi comportamenti che allontano i cittadini dalla politica e mi auguro che non abbiano più a verificarsi», ha concluso il presidente. Per la cronaca la candidatura del magistrato Antonio Marotta è passata con 172 voti a favore. In nove hanno indicato il collega ed ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi. Dopo aver annunciato l’esito della votazione in aula è scoppiato il putiferio.

BAGARRE DENTRO E FUORI L’AULA – A dare il “la” alla bagarre è stato il discorso giusto e condivisibile del presidente Schifani. Corretto a prescindere dal gradimento che chiunque possa nutrire nei riguardi della sua persona e di quella del premier Monti. Le offese “ad personam” non sono tollerabili da nessuno, men che meno da un parlamentare che dovrebbe non diciamo dare il buon esempio ma almeno non contribuire al pressappochismo populista e becero che troppo spesso contagia certa classe dirigente e finisce per moltiplicare le distanze tra la piazza e il Palazzo, tra la gente comune e la loro partecipazione al dibattito politico. Immediata e prevedibile la corsa ad esprimere la propria solidarietà alle due vittime eccellenti.

SOLIDARIETA’ BIPARTISAN – “Piena solidarietà al presidente del Senato, Renato Schifani e al presidente del Consiglio, Mario Monti” è stata espressa dal gruppo del Popolo della Libertà in una nota del presidente e del vicepresidente vicario dei senatori, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello in cui condannano «l’uso vile di una scheda segreta per insultare le istituzioni». Ma anche il vice presidente del Senato, Vannino Chiti ha detto: «Voglio esprimere la mia solidarietà al presidente del Senato, Renato Schifani, e al presidente del Consiglio, Mario Monti, per gli insulti vili di cui sono stati fatti oggetto. Trovo gravissimo che oltraggi del genere giungano da membri del parlamento che hanno il dovere di rispettare e onorare le istituzioni che rappresentano». E infine piena e totale solidarietà è arrivata anche dal presidente dei senatori dell’Udc, Gianpiero D’Alia: «Quei senatori che hanno insultato i rappresentanti delle Istituzioni non meritano il mandato parlamentare ne’ di rappresentare i cittadini».

CECCHINO ONOREVOLE – Insomma peggio di un parlamentare chiassoso che sbraita in prime time contro il proprio avversario politico, c’è il “cecchino onorevole” che – un po’ per goliardia un po’ per modus operandi – offende due delle più alte cariche dello Stato nel silenzio meschino del voto segreto. Se questa è la deriva che il dibattito politico sta prendendo in Italia, forse bisogna prepararsi al peggio.

Lucio Filipponio

 

 

 

 

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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