martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Storace-Santanchè: C’eravamo tanto amati
Pubblicato il 05-03-2012


Più che una Fenice che rinasce dalle sue ceneri, il tentativo di ricucire la diaspora degli orfani di An inscenato dal leader de La Destra Storace, assomiglia ad un’operazione nostalgica alla quale avremmo preferito non assistere. Ventimila sostenitori che – sabato a Roma – alla comparsa di  donna Assunta Almirante sul palco hanno inneggiato alla memoria del marito «Giorgio, Giorgio, Giorgio…». Ma non c’è lei, Daniela Santanché. L’assente eccellente, lei che nel 2007 lasciò Alleanza nazionale per entrare nel nuovo movimento dell’ex senatore, nato dopo la scissione da An dell’ex delfino di Fini.

Lei che de La Destra ne divenne la portavoce. Lei che – con Storace nel 2008- attaccò Berlusconi invitando le elettrici italiane a non dare “il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”. Sempre lei che rompe con Storace proprio per difendere il proprio partito «la destra leale a Berlusconi». Strabismo politico o ribaltone dell’ultima ora? Donna appassionata, Daniela Santanchè di li a pochissimo fonda il Movimento per l’Italia (MPI) che nel 2009 si federa col Pdl.

COPPIA CHE SCOPPIA – Ed oggi? “C’è spazio per tutti, tutte le iniziative sono valide”. E’ stato il commento della fedelissima pidiellina Daniela Santanchè, all’appello lanciato da Francesco Storace per una ricomposizione dell’area di destra ex An. Un invito a salire su quel palco. C’è chi ha sperato. E invece no, lei è mancata in piazza a inneggiare alla nascita della nuova destra. Niente di fatto per i tanti che avrebbero voluto vederli di nuovo insieme, come un tempo. Peccato per chi avrebbe benedetto il pace fatta dei due “innamorati” della destra italiana. Come una vecchia coppia che ha imparato ad apprezzare anche i difetti del partner e continua a volersi bene “nella buona e nella cattiva sorte”. E invece no. Sulla possibilità che tale area esprima una leadership capace di aggregare diverse anime è stata laconica: “La leadership non si fa a tavolino, si conquista”. Quanto a lei, replica piccata così alla domanda se si ‘veda’ in un altro partito: “No, nella maniera più assoluta”.

BATTUTACCE – La coppia scoppiata non trova la quadra e la distanza si fa tensione a sentire le battute che i due non si risparmiano “sto bene dove sto. E poi, ho già dato…” sottolinea la Santanchè. E Storace ribatte “ha ragione. Ha dato. E quindi non si adonterà se le ricordo che ha preso. E pure molto”. Lei non sale su quel palco capitolino anche perché nelle stesse ore è sotto un altro proscenio politico, quello del congresso milanese del Pdl. Altra città altro leader. I riflettori sono puntati sull’ex premier Berlusconi e in prima fila ci sono il presidente della Regione Roberto Formigoni, gli ex ministri Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa, Daniela Santanchè, l’europarlamentare Licia Ronzulli e la consigliera regionale Nicole Minetti.

AMARCORD DELL’MSI – A Roma invece è andato in scena l’amarcord del vecchio Msi, tra saluti romani e canti che rievocano il ventennio. Dopo l’ovazione per la moglie dell’ex leader missino, prende la parola Dario Rossin, capogruppo de La Destra in Campidoglio: «nessuno potrà smentirci, oggi siamo in ventimila a marciare su Roma!». Parte l’inno di Mameli e tutti cantano a squarciagola. Sventolano moltissimi tricolori, qualche bandiera del Pdl, di An con la Fiamma. C’è pure un vessillo con il viso di Benito Mussolini e il fascio. Poi tocca a Storace: «siamo una valanga, nonostante Bruno Vespa, Floris e la censura di regime. La destra non è finita con la diaspora di Fini».

CORSA AL CAMPIDOGLIO – Il senatore attacca Gianni Alemanno che non ha voluto in giunta la figlia di Almirante, Giuliana de Medici: «vogliamo portare in giunta il nome di Almirante?, ho chiesto al sindaco un giorno. E lui mi ha risposto che si poteva trovare un posto in una municipalizzata. Allora io dico noi siamo ancora alleati del centrodestra ma vogliamo un altro candidato sindaco, a meno che Alemanno non chieda scusa alla famiglia Almirante. Se ad ottobre ancora non si sarà visto nulla, io parto”. Ma Alemanno non ci sta: “Io sono pronto ad affrontare la sfida delle primarie”. Quanto meno queste sono vicende che lasciano ben sperare che le fratture e i mal di pancia non conoscano schieramento, non sono eredità esclusiva di nessuno.

Lucio Filipponio

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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