giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Colpo di Stato dei colonnelli in Mali, “Tutta colpa della ribellione tuareg”
Pubblicato il 22-03-2012


Colpo di Stato in Mali, Paese dell’Africa occidentale finora considerato una delle democrazie più solide del continente. Truppe di militari ribelli sono apparsi alla tv statale annunciando di aver preso il potere per «l’incapacità del governo del presidente Amadou Toumani Touré di contrastare efficacemente la ribellione dei tuareg nel nord». È in corso un coprifuoco in tutto il Paese e i diritti costituzionali sono stati sospesi. Secondo alcune fonti ci sarebbero già decine di morti causate dagli scontri e oltre 200.000 civili sarebbero stati costretti a lasciare le proprie case.

LA RIBELLIONE DEGLIUOMINI BLU’ – L’ammutinamento era cominciato ieri nel campo militare di Kati, a una quindicina di chilometri dalla capitale Bamako, con la visita del ministro della Difesa, Sadio Gassama, che voleva rassicurare i soldati sull’impegno del governo nella lotta alla ribellione dei tuareg, i cosiddetti “uomini blu” abitanti del deserto. Ne è seguita una sassaiola e la fuga del ministro, mentre gli ammutinati raggiungevano il centro della città, armi in mano.

IL BLITZ – Dopo aver occupato la tv e la radio e aperto il fuoco contro il palazzo presidenziale,  i golpisti ne avrebbero preso il controllo e arrestato alcuni ministri, fra i quali quello degli esteri, Soumeylou Boubeye Maiga, e dell’amministrazione territoriale, Kafougouna Koné. Hanno poi annunciato la creazione di un “Comitato nazionale per il ripristino della democrazia e la restaurazione dello Stato” guidato dal capitano Amadou Sanogo. Fonti locali hanno riferito all’agenzia internazionale Misna che, nella capitale Bamako, per tutta la notte e la mattina si sono sentiti colpi d’arma da fuoco provenire da diverse direzioni. Attualmente le strade del centro sono quasi deserte, esclusi sporadici passaggi di veicoli militari, e la situazione è estremamente tesa. Per il momento non c’è stata alcuna reazione da parte del presidente Touré, regolarmente eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007. Di fatto non è ancora chiaro se sia rimasto all’interno del palazzo presidenziale o sia riuscito a fuggire. Non è neppure chiaro se gli ammutinati abbiano il sostegno di tutto l’esercito maliano o se verranno contrastati da una parte delle truppe rimaste fedeli al presidente e note come Berretti Rossi.

IL RITORNO DEGLI INDIPENDENTISTI – È da gennaio scorso che il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla), formazione indipendentista di matrice tuareg esistente da una ventina d’anni, ha ripreso la guerriglia per l’indipendenza dei territori settentrionali. Un tassello importante per la sua ricostituzione è stata la caduta del dittatore libico Muammar Gheddafi, perché centinaia di tuareg che si erano arruolati nell’esercito libico sono tornati in patria, tra cui gli irriducibili che non avevano accettato l’ultimo accordo di pace con il governo di Bamako, firmato ad Algeri nel luglio 2006. Il ritorno dell’Mnla ha scatenato la più violenta crisi politica nella storia recente del Mali, ex colonia francese diventata indipendente nel 1960. Presto l’esercito si è ritrovato con armi e mezzi inadeguati per fronteggiare la ribellione. La crisi si è acuita in vista delle elezioni presidenziali del 29 aprile, appuntamento che adesso appare molto improbabile.

Luciana Maci

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