venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Con Pagliarani perdiamo uno storico redattore dell’Avanti!
Pubblicato il 09-03-2012


Si è spento ieri a Roma il poeta Elio Pagliarani. Era uno dei nostri, Elio. Con la sua penna ha dipinto affreschi di una società consumata dalle ingiustizie, ha lottato a fianco delle classi più deboli per affermare i diritti di una quotidianità soffocata dall’indifferenza e, con il suo sperimentalismo linguistico, ha trasformato i deboli in eroi. Per spezzare la tirannide di un cambiamento, quello italiano della seconda metà del secolo, che non faceva prigionieri. Per molti massimo simbolo della Neoavanguardia poetica, con la sua sete linguistica ha dato nuova dignità ai temi più crudi del lavoro, accostando concetti solo apparentemente distanti. Ricalcando, nelle sue opere, il tema perenne del conflitto, che riusciva a esprimere violentemente sia nella forma che nella sostanza.

IN VITA – Elio nasce a Viserba, una frazione di Rimini, il 25 maggio del 1927, da una famiglia umile: il padre carrettiere, la madre giovanissima operaia in una corderia. Scuole elementari a Viserba, medie e liceo scientifico a Rimini e poi, dai 18 a 33 anni, l’“apprendistato sentimentale” (come lui usava definirlo) a Milano. Al piccolo paese di nascita tornerà solo verso la fine dei suoi anni: non con il corpo ma, simbolicamente, con  l’autobiografia Pro-memoria a lianosa nella quale si mette a nudo,  ricordando tutta la sua vita. Dopo la laurea in Scienze Politiche, si dedica all’insegnamento privato. E intanto scrive, scrive molto, scrive sempre. Collabora con il “Gruppo ’63”, del quale hanno fatto parte moltissime penne illustri quali Aldo Palazzeschi, Edoardo Sanguineti e Umberto Eco.

LA RAGAZZA DI CARLA – Elio però si era già fatto notare per aver pubblicato un poema sperimentale, La ragazza Carla, da sempre considerata la sua opera più significativa. La diciassettenne Carla Dondi che vive in una modesta casa della periferia di Milano, che frequenta le scuole serali per diventare segretaria e presto trova un impiego in una grossa ditta commerciale. Carla che viene presto inghiottita dal mondo del lavoro: il suo nome diventa un codice anagrafico e quando è sera si sente annullata, cerca con le mani il suo viso per rassicurarsi. E poi la metamorfosi che, un po’ per difesa e un po’ per orgoglio di donna smaliziata, sarà il suo riscatto: Carla imparerà a mettersi le calze nere e il rossetto per tornare al lavoro con una forza diversa. «Questo lunedì comincia che si sveglia/ presto, che indugia svagata nella piazza/prima di entrare in ufficio, che saluta/ a testa alta “Buongiorno” con l’aggiunta/ “a tutti”, che sorride cercando Aldo con gli occhi/ che gli dice “Bella la ragazza e come/ attenta ai suoi discorsi”, che incomincia – forse – il lavoro/ fresca».

REDATTORE ALL’AVANTI! – Nel 1956 diventa redattore dell’Avanti!, prima a Milano e poi a Roma, dove arriva all’inizio degli anni Sessanta, e ci resta fino al 1961. Subito dopo, lavora come critico teatrale a Paese Sera e, nel 1971 fonda la rivista Periodo Ipotetico, della quale diventa direttore. Nell’ultimo periodo della sua vita si ammala gravemente, fino al trapasso, avvenuto ieri in una clinica romana all’età di 84 anni. I funerali verranno celebrati domani alle 11:00, nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella.

IL RICORDO – Di Elio hanno parlato in molti, già in vita. Umberto Eco all’epoca scriveva che «Elio Pagliarani è ormai uno dei giovani maestri di questa generazione, e la sua ‘Ragazza Carla’  è ormai un classico della giovane poesia italiana». E   Walter Pedullà, suo collega all’Avanti!, dice oggi: «Lo conoscevo da più di 50 anni, abbiamo anche lavorato insieme all’Avanti, io come critico, lui come redattore interno. Era già affermato come poeta e aveva pubblicato diversi libri, come il suo più famoso ‘La ragazza Carla’, uscito nel 1962. Era un grande poeta oltre che un amico». Forte cordoglio anche nella sua Rimini, che già nel 1995 lo aveva insignito del Sigismondo d’Oro, con la motivazione che «più di ogni altro poeta italiano del dopoguerra, Elio Pagliarani ha dato voce memorabile al disagio della civiltà industriale. Il senso del tempo, della passione, della storia hanno nella sua opera assunto le forme di un linguaggio capace di elevare il suo sperimentalismo al di là di ogni avanguardia». Lo ricorda con affetto anche il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi. «Con lui – dice – scompare un grande riminese e uno dei protagonisti della Poesia italiana che nella nostra terra, nella sua Viserba, aveva saputo tenere ben saldo le radici». Come tanti riminesi, ricorda il sindaco, ha girato il mondo ma sempre tenendo «ben cara la propria terra, la propria memoria, il proprio vissuto. Riminesi in piazza Cavour o a Viserba, come sottola Madonnina o a Parigi. Grazie Elio». L’unico sollievo per i tanti che non potranno più leggere i suoi versi è la consapevolezza che non abbia trascorso una vita scandita dalla monotonia di giorni tutti uguali come lui stesso racconta nella “favola urbana” della sua Carla. Di Elio rimane quel moto di rivendicazione sulla piattezza dell’esistenza che il poeta descriveva con le parole «pietà di noi e orgoglio con dolore».

Emanuele Ciogli

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