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Opinioni e commenti
 

Dai licenziamenti ci salverà il cinismo. La CGIA: «All’azienda non conviene»
Pubblicato il 23-03-2012


Pioggia fitta, caos diffuso e scarsa visibilità: queste le previsioni percepite alla vigilia del ciclone chiamato “riforma del mercato del lavoro”. Non deve disperare però chi dovesse aver dimenticato l’ombrello a casa. In suo soccorso arriva infatti, puntualissimo, il professor Monti che, con toni decisi, rassicura il lavoratore smarrito: «Sull’articolo 18 abbiamo percepito una diffusa preoccupazione su cui vorrei rassicurare tutti», ha detto il premier nel corso dell’introduzione al tavolo tra governo e parti sociali proprio sulla riforma del mercato del lavoro. Per i più disillusi dalla politica che “promette e non mantiene” e per quanti non volessero fidarsi delle promesse di un premier tecnico, la soluzione potrebbe essere quella offerta da uno studio della Cgia di Mestre: licenziare per motivi economici, paradossalmente, costa troppo.

DUBBIO LEGITTIMO – La “rassicurazione” del premier arriva a margine del depennamento di una delle clausole-cardine contenute all’interno dell’articolo 18: se la bozza del team montiano passerà, le aziende con più di 15 dipendenti potranno infatti “effettivamente” licenziare per motivi economici. Intendiamoci, potevano farlo già prima, solo che con la riforma proposta non sarà più necessario il reintegro del lavoratore qualora si comprovasse che il motivo del licenziamento, più che economico, era di diversa natura. Invece del reintegro, adesso è previsto un indennizzo che va dalle 15 alle 27 mensilità. Il dubbio quindi sembra legittimo: cosa impedirà d’ora in poi alle aziende di licenziare indiscriminatamente? Una domanda che si era già posto un altro inquilino di palazzo Chigi, Fabrizio Barca, responsabile per la Coesione territoriale. «Cosa fa – si chiede il ministro – un lavoratore per il quale è stato chiesto il licenziamento per motivi economici se invece ritiene di essere stato discriminato? Come tutelerà il proprio diritto?». Il premier Monti, nell’incontro di oggi, ha risposto di striscio anche a lui (e a tantissimi altri), annunciando che «il governo si impegna affinché questo rischio non si verifichi, perché è nostro dovere evitare discriminazioni con un minimo di attenzione alla stesura. Su questo – ha rassicurato Monti – mi impegno».

DI NECESSITA’ VIRTU’ – Per i più cinici e per quanti non volessero fidarsi delle suadenti carezze verbali del premier, la soluzione arriva da uno studio della Cgia di Mestre: licenziare per motivi economici, paradossalmente, costa troppo. Lo studio riporta due esempi concreti. Il primo caso presentato è quello di due operai metalmeccanici con dieci anni di anzianità: «se si tratta di uno generico – si legge nel rapporto – con uno stipendio lordo di 1.418 euro, in caso di licenziamento per ragioni economiche dovrà essere indennizzato, se gli riconoscano 15 mensilità, con almeno 21.271 euro o con 38.289 euro se le mensilità saliranno a 27. Un operaio qualificato con 1.812 euro di stipendio mensile lordo, invece, percepirà un minimo di 27.177 euro (se indennizzato con 15 mensilità) fino a un massimo di 48.918 euro (se risarcito con 27 mensilità)». Nel caso invece di due operai con un contratto di lavoro del commercio con dieci anni di anzianità, «un operaio con una retribuzione mensile pari a 1.393 euro sarà “monetizzato” con 20.895 euro (se indennizzato con 15 mensilità), con 37.612 euro se il risarcimento salirà a 27 mensilità. Nel caso di un operaio specializzato con una retribuzione mensile lorda pari a 1.737 euro, con una indennità di 15 mesi prenderà 26.053 euro, con 27 mensilità l’indennità toccherà invece 46.896 euro». Nel caso in cui si dovessero riconoscere anche i contributi Inps, l’esborso in capo all’azienda aumenterebbe di un ulteriore 30 percento. Insomma, per chi proprio non volesse fidarsi del premier, ci sono ad oggi motivi concreti per ritenere che le aziende non utilizzeranno lo strumento con così tanta leggerezza. Che sia lì a disposizione di malumori e capricci di quanti possano concedersene il lusso, però, è tutt’altro discorso. C’è da appellarsi al “buon cuore” degli imprenditori italiani.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. Di fatto a Venezia andiamo tutti pazzi per Bortolussi :-) … rimango cinico e logico, la riforma del lavoro è fata per la flessibilità in entrata (Con Biagi) e in uscita con la Fornero… quindi l’azienda farà due conti e vedrà come licenziare al meglio….

  2. La riforma del lavoro non è certamente ottima, sicuramente potrà essere migliorata in parlamento pena grossi terremoti di tenuta governativa,vedi pd,anche forse grazie a una nuova coesione sindacale,di certo comunque gli imprenditori non è che prima si guardassero dal licenziare o rendere vita grama a chi non gli andava.
    Poi non dimentichiamo che l’Italia è ” politicamente sorvegliata” dall’Europa quindi sulle varie politiche da adottare nel nostro paese siamo legati ai poteri forti dell’economia.
    Forse una fortuna?

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