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Opinioni e commenti
 

Dalla rivive al cinema. Ozpetek: Doveva fare testamento
Pubblicato il 15-03-2012


Nel bene e nel male Lucio Dalla continua a sorprenderci. Torna nelle sale e in rete “Quijote”, il film d’arte scritto e diretto da Mimmo Paladino con Peppe Servillo e Lucio. Ma, come se le polemiche post mortem circa l’omosessualità del cantautore non fossero bastate, anche il noto regista Ferzan Ozpetek ha detto la sua sullo spinoso argomento. «Dalla doveva pensare di fare testamento, perché mi sembrano incredibili i casi in cui, muore una persona, ed ereditino magari dei lontani cugini e non il convivente», ha sentenziato il cineasta.

DALLA ATTORE TORNA A RIVIVERE – Il ritorno di “Quijote” sarà rimesso in onda, questa volta utilizzando circuiti non convenzionali: oltre a utilizzare sale sparse su tutto il territorio nazionale, contemporaneamente, attraverso la rete, il film sarà disponibile on demand su www.ownair.it. Produttore della pellicola è Angelo Curti, per il montaggio di Massimiliano Pacifico. Il film presentato con successo nel 2006 alla 63esima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, e poi proposto in numerose vetrine internazionali, da Mosca a Rio De Janeiro, Los Angeles, New York, Siviglia, Lisbona, Il Cairo.

IL FILM IN SALA – La ri-uscita è prevista per venerdì 23 marzo nelle sale italiane associate al circuito Distribuzione Indipendente. La trama già la conosciamo: in occasione del quarto centenario della pubblicazione del romanzo di Miguel de Cervantes, il regista racconta a modo suo, in un percorso che si snoda tra arte, cinema e letteratura, il personaggio di Don Chisciotte eroe e anti-eroe al tempo stesso. Il film compie un viaggio nell’ideale del cavaliere, triste personaggio che continua a far sognare ingaggiando infinite lotte contro mulini a vento. Paladino, le cui opere arricchiscono le principali collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, dal Museum of Modern Art al Guggenheim di New York alla Tate Gallery di Londra, ha dedicato al personaggio cervantiano «significativo archetipo della cultura occidentale», la sua prima pellicola. Una curiosità quella per Cervantes, che ispira «sogno, fantasia, sentimento, nobiltà, fierezza, coraggio – così lo descrive il regista – mi ha convinto a sceglierlo quale soggetto del mio primo film. Così è nato il Quijote, costruito con un sistema simile a quello delle scatole cinesi, una struttura capace di restituire all’infinito innumerevoli suggestioni».

DALL’ARTE CONTEMPORANEA AL CINEMA – Maestro dell’arte contemporanea, Paladino offre una lettura inedita e personale della figura dell’ingegnoso hidalgo, che «è molto più che il semplice protagonista di una storia: e’ la storia stessa». Lucio Dalla in quest’ultima pellicola che lo vede come protagonista oltre a impersonale un simpaticissimo Sancho Panza, eroe dei giorni nostri, firma anche la colonna sonora con alcuni brani inediti della band newyorkese Edison Woods.

OZPETEK E IL TESTAMENTO DI DALLA – Morto Dalla torna il film, e al di là dell’iniziativa che sfrutta l’eco della sua scomparsa per rilanciare la produzione, tornano le polemiche. Difatti il solito guastafeste non può mancare e nella fattispecie si materializza nei panni del regista Ferzan Ozpetek, che, rispondendo ai cronisti in conferenza stampa a Bologna dove ha presentato il suo ultimo film ‘Magnifica presenza’, coglie l’occasione per fomentare la polemica sulla vicenda legata all’eredità del cantautore bolognese morto lo scorso 1 marzo, senza lasciare alcun testamento. «Giustamente Lucio Dalla non parlava del suo privato e non vedo perché avrebbe dovuto farlo, ma secondo me – sostiene il regista – doveva pensare di fare testamento, perché mi sembrano incredibili i casi in cui, muore una persona, ed ereditino magari dei lontani cugini e non il convivente. Insomma, doveva pensarci lui perché lo Stato non ci pensa e non protegge i diritti delle coppie di fatto. La verità è che invece ci sono persone che soffrono, che pagano le tasse, ma che sono considerate di serie C, indipendentemente dal fatto che siano o meno gay» ha concluso il regista convinto che «le persone sono persone e non devono essere giudicate dalla cintola in giù»

DALLA E LA LUCE DI PALADINO – Le polemiche forse continueranno, ma ciò che rimane del grande Lucio è l’arte che nella sua vena incommensurabilmente poliedrica non smette di sorprenderci non solo con i suoni, ma anche con la luce e con Paladino viene da dire: «Creare un film è qualcosa di analogo alla scultura ma è come plasmare la luce. Lavorare con la luce che si materializza, che diventa immagine, movimento, parola, suono».

Diletta Liberati

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