mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Delitto Rea, concesso rito abbreviato a Parolisi
Pubblicato il 12-03-2012


Il gup Marina Tommolini ha ammesso il rito abbreviato per Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea. L’udienza, iniziata alle 11 di stamattina, è durata un’ora e 45 minuti. Secondo il procuratore capo Gabriele Ferretti, il gup avrebbe rivolto a tutti un “invito a non mitizzare la vicenda”. Alla fine dell’udienza, Parolisi è stato scortato verso un’uscita secondaria e poi riportato in carcere. Intanto Mauro Gionni, legale della famiglia Rea, è ancora in aula per discutere con i familiari di Melania. Durissima la reazione del papà di Melania: « «Salvatore è un vigliacco, non ha avuto nè il coraggio di guardarmi in faccia nè di parlare. Ormai per me è finito, in tutto il tempo che è stato qui dentro era seduto dandoci le spalle e non ha avuto il coraggio di girarsi. È un vigliacco». La prossima udienza è fissata per il 30 marzo, quando il gup Tommolini darà mandato a un genetista e a un medico legale per l’approfondimento delle perizie sull’ora della morte di Melania.

 

L’ATTESA – Padre contro figlia, Salvatore Parolisi di fronte alla piccola Vittoria, costituitasi parte civile attraverso la nonna materna sua curatrice, Vittoria Garofano. Dietro di loro aleggia lo spettro di Melania, assassinata con 35 coltellate lo scorso 18 aprile a Ripe di Civitella. Tutto’intorno, una folla da stadio: più di trecento persone attendevano l’udienza durante la quale il giudice Marina Tommolini avrebbe deciso se il delitto Rea sarebbe stato risolto con rito abbreviato o se invece, come più volte auspicato dalla famiglia della vittima, si sarebbe andati al dibattimento in aula. Le condizioni poste dai legali di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, erano due: una maxi-perizia per determinare con precisione scientifica l’ora della morte – perizia alla quale si sono più volte opposti i genitori di Melania – e l’ascolto di due testimoni. La difesa punta tutto sul “fattore tempo” per dimostrare che Salvatore, visto a Colle San Marco alle 15.23 del giorno dell’omicidio, non poteva essere l’autore materiale del delitto, avvenuto tra le 14.30 e le15.10 a Ripe di Civitella. Inoltre le coltellate, 35, che hanno spezzato la vita di Melania potrebbero essere state inferte da due diverse armi bianche. La parte civile giudicava invece “inammissibile” la richiesta della difesa, perché i legali di Parolisi non avrebbero proposto nel frattempo prove nuove da acquisire. L’udienza è cominciata alle11, a porte chiuse, e il destino del caporalmaggiore – che rischia l’ergastolo – è ora nelle mani del gup.

UNA GIORNATA TRANQUILLA- Salvatore e Melania, insieme alla piccola Vittoria, quel 18 aprile erano andati a trascorrere una giornata tranquilla a Colle San Marco. “Per giocare con le altalene”, diceva Salvatore. Il caporalmaggiore però, secondo quanto ha poi dichiarato la sua amante Ludovica agli inquirenti, quel giorno, a Colle San Marco, non ci sarebbe neanche voluto andare. Melania invece stava cercando un riavvicinamento: da tempo il rapporto si stava sfasciando, Salvatore era distante e, nelle rare occasioni in cui riuscivano a stare insieme, lui spezzava sempre “per andare a correre”. Doveva telefonare a Ludovica, si sarebbe appreso poi. E l’avrebbe chiamata anche quel giorno, per “sfogarsi” dopo la scomparsa di Melania, allontanatasi “per andare in bagno” e ritrovata morta due giorni dopo. Il 20 aprile viene rinvenuto il cadavere di Melania, «distesa in terra sulla schiena, con i piedi in direzione del chiosco in legno – come si legge nell’ordinanza del gip di Teramo del 3 agosto 2011 – con pantaloni, collant e slip abbassati sotto al ginocchio; inoltre risultavano evidenti sfregi praticati sul ventre e sulle cosce ed una siringa del tipo insulina conficcata sotto il seno sinistro».

L’INCHIESTA – Quasi un anno di inchiesta e tante, troppe ricostruzioni. Una in particolare, quelle effettuata sul telefonino di Melania, sembra inchiodare il marito: il cellulare di lei, quel 18 aprile, avrebbe trasmesso solo da Ripe di Civitella del Tronto, dove è stata trovata morta. Melania, cioè, a Colle San Marco non ci sarebbe mai stata. La dichiarazione di Parolisi sembra scorrevole ma le contraddizioni, come risulterà poi dalle indagini degli investigatori, sono molte. «Verso le 14 circa ci siamo recati verso Colle San Marco dice il caporalmaggiore agli inquirenti – Arrivati al pianoro, abbiamo fatto giocare la bambina all’altalena. Dopo pochi minuti mia moglie mi diceva che aveva bisogno di andare in bagno. L’ultima volta che l’ho vista, più o meno, penso fossero le 14,45 circa. Ho continuato a giocare con mia figlia – conclude – ma dopo circa 20 minuti, non vedendo più Melania tornare indietro, ho provato a chiamarla. Il telefono squillava senza risposta». Le tesi degli inquirenti iniziano a rincorrersi. Viene tirata in mezzo l’amante di Salvatore, Ludovica, che fornisce nuovi elementi. Spunta inevitabilmente anche la traccia “satanista” e in molti si chiedono cosa ci facesse una siringa accanto al corpo di Melania. Si inizia a parlare di depistaggi. Tante ipotesi, mai una conclusione definitiva. L’unica strada percorribile, secondo i legali di Parolisi, rimane ad oggi quella di una nuova perizia da effettuare sulla salma di Melania, perizia che potrebbe chiudere in modo definitivo un’indagine che ormai è andata fin troppo per le lunghe.


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