lunedì, 18 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dell’Utri, la Cassazione: il processo è da rifare
Pubblicato il 09-03-2012


Il processo in appello deve essere rifatto. E’ questo il verdetto della Corte di Cassazione dopo tre ore di camera di consiglio sul giudizio nei confronti del senatore Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. E’ quindi annullata la sentenza della Corte d’Appello che aveva dichiarato il senatore colpevole e gli aveva attribuito sette anni di condanna, due in meno rispetto ai nove del primo grado. Alla Corte di Cassazione di Milano, presieduta dal giudice Aldo Grassi, era pervenuta anche la richiesta dello stesso procuratore generale di Palermo, Antonino Gatto, che criticava la parte della sentenza che avrebbe assolto Dell’Utri dai reati successivi al 1992.

LE TAPPE DELLA SENTENZA – L’11 dicembre 2004 Dell’Utri viene condannato dal Tribunale di Palermo a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Al centro della condanna, l’accordo con i due fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, ritenuti dal pentito Nino Giuffrè il “ponte” tra Forza Italia e Cosa Nostra. Un rapporto ritenuto provato anche dopo il 1993, successivamente, cioè, alla fondazione del partito. In  secondo grado invece, il 29 giugno 2010, la Corte d’appello di Palermo riduce la pena a 7 anni perchè, nonostante le dichiarazioni del noto pentito Gaspare Spatuzza, il tribunale non ritiene, invece, provata  l’esistenza di questo patto nella fase politica dell’impegno di  Dell’Utri. La Cassazione riduce la pena ritenendo dunque che “il fatto non sussiste”.

UN TOGATO CHE NON CONVINCE – Aldo Grassi, il giudice che oggi presiede il tribunale che giudicherà il ricorso, fece capolino negli anni Novanta sulle pagine di cronaca di diversi quotidiani per le sue conversazioni con il collega Corrado Carnevale, conosciuto con il poco rassicurante soprannome di l’“Ammazzasentenze”, per aver annullato negli anni un numero preoccupante di condanne per mafia. Carnevale sente Grassi (all’epoca suo fedelissimo) per telefono e gli confida dubbi e timori: sospetta di essere oggetto di indagini per mafia da parte della stessa procura di Palermo, per un’inchiesta connessa all’allora ministro Giulio Andreotti. Ma già sul finire degli anni Ottanta Grassi, all’epoca sostituto procuratore a Catania, si ritrovò  un’ispezione ministeriale per alcune scelte investigative ritenute “timide” nei confronti di un’altra inchiesta per mafia. Finita l’ispezione, gli ispettori romani (facenti capo all’allora ministro Mino Martinazzoli) chiesero il trasferimento di Grassi per “incompatibilità ambientale”, ma tanto il ministro quanto il Consiglio Superiore della Magistratura la pensavano diversamente: Grassi rimane così al suo posto e da allora la sua carriera prosegue fino all’approdo in Cassazione.

RISCHIO PRESCRIZIONE – Il processo potrebbe non concludersi oggi con una sentenza definitiva. Il timore è che Grassi giri di nuovo la patata bollente alla Corte d’Appello. Qualora infatti la Cassazione dovesse decidere che  il reato contestato si ferma al 1992, la prescrizione maturerà nel 2014. Se verrà invece accolto il ricorso della procura, Dell’Utri, stando a quanto afferma il suo legale, dovrà iniziare immediatamente ad espiare la condanna.

Raffaele d’Ettorre

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento