domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Quale direzione prende l’America con queste nuove elezioni
Pubblicato il 20-03-2012


La presentazione al Centro Studi Americani di Roma del libro “Tea Party” è stata l’occasione per discutere della deriva in atto nella destra americana. I Repubblicani lottano per la nomination e sono in piena campagna elettorale. Le geografie politiche lasciano ampio spazio all’incertezza ed ai colpi di scena. Non è ancora chiaro chi affronterà Obama a novembre. L’ala radicale e tradizionalista, rappresentata dai Tea Parties, preme per condizionare la scelta degli elettori. Ispirati alla storica ribellione di Boston del 1773, gli odierni Tea Parties invocano una nuova “rivoluzione” contro una élite accusata di aver tradito l’America.

In questo movimento sono presenti e convergono vari fattori: la tradizione populista, profondamente radicata nella cultura politica americana, un uso spregiudicato dei media, i risentimenti di una parte della società di razza bianca e la diffidenza nei confronti dell’establishment federale e di quello finanziario.

FENOMENO TEA PARTY – I Tea Parties danno dunque voce alla paure per il futuro di un Paese abituato a vivere da almeno venti anni al di sopra delle proprie possibilità. E nel contempo sono frutto di una cultura conservatrice antigovernativa, a tratti estrema e persino potenzialmente violenta, che interpreta a modo suo la storia e le tradizioni americane. In particolare i suoi adepti accusano l’establishment di aver tradito la lettera della Costituzione americana ed accusano il Governo, ed Obama in particolare, di essere un Presidente liberticida e distante dalle istanze e dagli umori del popolo americano. In realtà i Tea Parties, appaiono come l’ultimo dei fenomeni populisti di una tradizione statunitense che risale fino alla fondazione del Paese e sono oggi il frutto dell’azione combinata di tre fattori. Il primo è un nuovo ambiente mediatico, fortemente orientato e filtrato, che trova l’espressione più rilevante e pericolosa nel canale televisivo internazionale Fox News. Il secondo è un rinnovato attivismo sociale di base. I Tea Parties, pur inserendosi nella tradizione consolidata di mobilitazione civica caratteristica della società statunitense, che non trova equivalenti in Europa, sono caratterizzati da posizioni fortemente intolleranti e per molti versi incoerenti. Il terzo fattore è rappresentato dall’aumento esponenziale dell’influenza dei finanziamenti nelle campagne elettorali americane. Oggi i Comitati elettorali non hanno più vincoli alla spesa; molti soldi sono dunque destinati alla pubblicità negativa, con cui si distruggono i
candidati avversari ma si costruisce poco di nuovo. Tutto questo sta determinando nella più grande democrazia occidentale una forte polarizzazione politica; e le primarie, a loro volta, accentuano
ulteriormente questo fenomeno.

SANTORUM VS ROMNEY – I principali candidati della destra – Rick Santorum e Mitt Romney – sembrano strizzare l’occhio all’elettore radicale; ma così facendo è probabile che dalle primarie emerga un candidato che poi non sarà in grado di allettare i cuori degli elettori moderati e di conquistare dunque la Presidenza degli Stati Uniti. A meno che non vi sia una forte radicalizzazione dello stesso elettorato. Il fenomeno dei Tea Parties – così come sul fronte opposto quello di Occupy Wall Street – influenzano sicuramente la campagna elettorale statunitense, ma secondo molti commentatori sono ancora da considerarsi un fenomeno fisiologico della collaudata democrazia statunitense, che oggi appare in grado di riassorbire i due movimenti antisistema. Pertanto in tanti ritengono che i Tea Parties non siano assimilabili ai nuovi partiti della destra xenofoba europea. Eppure qualche dubbio su questo punto permane ed alcuni elementi sociali di fondo sono comuni a Stati Uniti ed Europa. Ad esempio l’incertezza sulle prospettive future che, per la prima volta nella storia appaiono meno rosee che nel passato, ed i forti flussi migratori che, se non gestiti
correttamente, rischiano di minare le società occidentali. Ecco perché le elezioni di novembre negli Stati Uniti sono molto importanti: non solo per l’esito finale, ma soprattutto per il modo con cui il vincitore arriverà al traguardo.

Alfonso Siano

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