mercoledì, 24 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

É finita la luna di miele tra Rajoy e gli spagnoli
Pubblicato il 05-03-2012


“Luna de miel” già finita tra gli spagnoli e uno dei governi più conservatori della UE. Tensione e malessere sociale, attraversano tuttala Spagna, fino a sfiorarela Chiesa Cattolica, mentre la base e i militanti del Partito Popolare si chiudono a riccio in difesa delle misure introdotte dal governo del leader Mariano Rajoy uscito vincitore (ma era candidato solo lui) dal Congresso del suo partito della scorsa settimana.

CENTO GIORNI ALL’ALBA – Centogiorni aLa Moncloa (residenza del primo ministro ndr.), Mariano Rajoy inizia a perdere colpi e la sua immagine di salvatore della Spagna postZapatero pare logorarsi tra i cittadini, anche se mantiene inalterato l’appoggio dei suoi votanti, fedeli, anzi fedelissimi e fidelizzati perché vedono realizzate le promesse del programma elettorale. La riforma del lavoro e il pessimismo sulla complicatissima uscita dalla crisi economica, hanno prodotto un primo risultato negativo dai sondaggi pubblicati oggi. Aumenta il malcontento e proporzionalmente cresce di 11 punti la percentuale degli spagnoli che disapprovano il lavoro del governo e la gestione della crisi.

PSOE LONTANO DAL PP – Le misure adottate dal governo di Rajoy e dalla mediatica onnipresenza della vice Soraya Saenz de Santamaria, si legge nel sondaggio, acuiscono la differenza tra i votanti del PSOE e del PP, l’elettorato conservatore a differenza di quello socialista si dimostra comunque fedelissimo confermando a tutt’oggi il voto, dati questa volta non solo fini a se stessi, ma importantissimi in vista delle prossime elezioni regionali nelle Asturie e nel feudo socialista dell’Andalusia del 25 marzo. Il PSOE invece come maggior partito all’opposizione sembra ancora pagare la batosta elettorale e le fratture del congresso vinto da Alfredo Perez Rubalcaba per soli 22 voti su Carme Chacon, ma politicamente il PSOE rimane l’unico in grado di poter dare risposte in parlamento anche grazie al ritrovato feeling con i sindacati, anche se dati alla mano sembra che l’elettorato di sinistra per ora preferisca riversare il voto altrove. Con buona pace del bipartisismo che ha caratterizzato la “cattolicissima” Spagna fino al 2008.

SCONTENTA LA CHIESA – Se la riforma del lavoro targata Partido Popular scontenta e spacca la sinistra, lo stesso succede all’interno della sponda più fedele quello della Chiesa cattolica. Il presidente della Conferenza Episcolpale Spagnola Antonio Maria Rouco Varela,  ha aspramente criticato che all’interno della Chiesa ci siano voci discordanti, quelle della Confraternita Operaia di Azione Cattolica e la Gioventù Operaia Cattolica, contro la riforma del lavoro introdotta dal governo.  Anche i cattolici storicamente e ideologicamente vicini al PP, contestano le nuove norme in materia di lavoro introdotte dai conservatori, i credenti riuniti nelle due influenti associazioni, denunciano che le soluzioni adottate «distruggeranno i diritti dei lavoratori e delle famiglie, aumenteranno la precarizzazione dell’impiego tra i giovani per aumentare il già eccessivo potere gestito dagli imprenditori spagnoli», un modus operandi, contrario «alla vocazione del bene comune per l’essere umano che rompe il debile equilibrio conquistato tra capitale-lavoro, allontanandosi dal principo storicamente difeso dalla Chiesa della priorità del lavoro sul capitale».

GIOVENTÚ OPERAIA CATTOLICA – Dal comunicato congiunto, Confraternita Operaia di Azione Cattolica e la Gioventù Operaia Cattolica, animano i cattolici alla partecipazione nelle mobilitazioni che verrano convocate dai collettivi «tanto ecclesiastici, quanto sociali e sindacali e i partiti politi all’opposizione a correggere il testo vigente». Dall’invito del2008 a non votare PSOE (pur senza mai citandolo espressamente) a sperare in una collaborazione. Se il confine tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio si è fatto ambiguo, è possibile che potrà passare su terre spagnole ancora da esplorare.

Sara Pasquot

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