lunedì, 18 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ecco quanto ci costa la Tav
Pubblicato il 05-03-2012


 

Il primo studio di fattibilità sui 270 chilometri della Torino-Lione risale addirittura al 1991. E questi 20 anni tribolati sono stati tutt’un florilegio di progetti, revisioni, correzioni, studi e proposte alternative.  Oggi il percorso transfrontaliero sotto il controllo della Lyon-Turin Ferroviaire (Ltf) comprende 57 km di maxi tunnel (12,5 km in Italia), sei di tratta scoperta e i nodi di Saint Jean de Maurienne e Susa. Il costo? Ben 8,5miliardi di euro, di cui 2,7miliardi a carico dell’Italia: le spese sono suddivise infatti tra il nostro Paese (57,9%), la Francia (42,1%) e l’Ue (40%). L’esborso totale del corridoio 5 Lisbona-Kiev è invece ignoto perché le tratte nazionali sono ancora da definire (il Portogallo ha rinunciato alla sua fetta per colpa della crisi economico-finanziaria), ma le opere previste fino al 2030 dovrebbero valere complessivamente 17,5miliardi di cui 6,7miliardi sul nostro groppone. Mentre a regime la spesa totale potrebbe aggirarsi sui 23-25miliardi di euro. La galleria esplorativa di Chiomonte (7,4km), infine, costa 143milioni, di cui 35 a carico dell’Italia.

LA RIDUZIONE DI TRAFFICO – Fin qui i numeri del progetto sul tavolo, che peraltro è stato già radicalmente rivisto anche grazie al contributo dell’Osservatorio Torino-Lione istituito nel 2005. Tuttavia, in No-Tav in Val Susa non sembrano ancora rassegnati all’ineluttabile. Nessuno si azzarda a sognare il poetico «treno a vela» cantato da Lucio Dalla, ma negli anni non sono mancati i progetti alternativi, più morbidi sul fronte dell’impatto ambientale o finanziario e più attenti alle evidenze sui volumi di traffico passeggeri e merci tra Italia e Francia, che in questi 20 anni sono radicalmente mutate. Un esempio? Nel 2001 il traforo del Frejus, uno dei collegamenti chiave tra i due Paesi, è stato attraversato da 2,6milioni di veicoli. Nel 2010 il numero era ridotto a 1,6milioni. Tra l’altro, come spesso ripetuto dai valligiani, la linea ferroviaria attuale è in grado di trasportare fino a 20milioni di tonnellate di merci l’anno, mentre il traffico oggi è pari ad appena 9milioni e il trend è addirittura in calo.

LE IDEE ALTERNATIVE – Che quello della Tav sia un progetto sovradimensionato rispetto alle esigenze lo pensano non solo gli attivisti e i sindaci che fanno resistenza in Val Susa, ma anche molti esperti in materia che si sono esercitati in proposte alternative di ottimizzazione della linea. Da citare, per esempio, c’è lo studio Donati-Vittadini che contempla interventi sulle tratte ferrate, sulla gestione della circolazione e sugli impianti di trazione elettrica per garantire un traffico sostenibile anche oltre il 2020 a un costo di circa 500milioni di euro complessivi. Oppure il documento delle Snfc francesi, «Etude de modernisation de la ligne a l’horizon 2020», che affronta il problema di un adeguamento rapido e indolore della linea. E come dimenticare il progetto del massimo esperto di mobilità in Italia, ossia Marco Ponti, docente di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano? L’idea, risalente alla metà degli anni 2000, è quella di mettere su binario «supertreni» merci a trazioni multiple intercalate, ottenuti unendo due o più treni, in modo da avere meno convogli ma più lunghi, con costi di carico inferiori e la possibilità di separarli velocemente a fine tratta, consentendo così ai due o più treni originari di raggiungere le mete finali.

CAPACITA’ FINO A 48MLN DI TONNELLATE – Il progetto Ponti prevedeva poi, tra le altre cose, il passaggio all’elettrificazione monofase di tipo francese nella tratta Modane-Orbassano così da evitare conversioni inutili per i treni più pesanti, l’aumento del numero dei binari di precedenza, l’ampliamento delle sagome delle gallerie attuali, il passaggio alla circolazione omotachica – in pratica con treni che vanno alla stessa velocità – in alcune fasce del giorno con precedenza ai treni merci, un nuovo sistema di segnalamento per ottimizzare la capacità della tratta e infine la possibilità di realizzare un terzo binario accanto alla linea attuale tra Torino e Susa, per permettere il transito di treni merci e passeggeri regionali o internazionali sul tracciato della bassa Val Susa, laddove c’è più necessità di trasporto persone. Si trattava di interventi meno onerosi che avrebbero potuto portare la capacità di carico addirittura a 48milioni di tonnellate annue, dunque oltre le attese della stessa Tav.

«UNO SCONTRO TRA CRETINI» – «Ciò che è successo in questi anni conferma quelle riflessioni – dice lo stesso Ponti all’Avanti!online – Anche grazie agli oppositori, c’è stata una gradualizzazione, seppur distorta, dell’opera e i costi sono stati ridotti a un terzo. Morale? Invece di buttare 12miliardi di soldi pubblici ne butteremo solo quattro». Certo, Ponti ammette poi che «buttarne zero sarebbe la cosa ideale, ma la “fasizzazione” dei lavori è sbagliata. Si scava perché questo vogliono gli interessi costituiti, mentre l’ideale sarebbe intervenire prima sui terminali di pianura. Il collo di bottiglia è a valle e fare quel buco palesemente non serve visto che il traffico continua a diminuire». Ponti quindi chiude caustico: « Il mio vecchio piano? Costerebbe molto meno di un miliardo. Il progetto attuale invece è demente e sono dementi dall’altra parte anche i violenti. Mi sembra di assistere in Val Susa a uno scontro tra cretini».

Ulisse Spinnato Vega

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. No, vi prego, anche i socialisti contro la TAV?

    mi rendo conto e li compatisco che i valsusini vedranno sacrificata la loro valle, é un grosso sacrificio, non posso sapere quanto ciò impatterà sulle loro vite, ed egoisticamente io come tanti altri italiani ce ne freghiamo in qualche modo. Non deve essere piacevole per loro, e ovviamente si oppongono alcuni per ottusità, per sindrome NIMBY, ecc.

    Però è innegabile che il loro territorio sarà in qualche modo sacrificato sull’altare della modernità. Modernità che io auspico sia inteso.

    Si sacrifica una valle per un infrastruttura che comunque ritengo utile per la collettività, non solo di noi italiani ma di tutti gli Europei e delle nazioni interessate dal passaggio del corridoio.

    Infatti la questione TAV non riguarda solo gli abitanti della valle, ne tantomeno riguarda solo i piemontesi o gli italiani, riguardi tutta Europa, “epperò” quelli che verranno sacrificati saranno gli abitanti di quella valle.

    Mi rendo conto che è una questione difficile, e che nessun denaro si offra loro potrà compensare quel sacrificio.

    Per me resta un sacrificio necessario, anche in ottica futura.

    Forse oggi il traffico sulla tratta é davvero in diminuzione, ricordiamoci però che le cose cambiano, e domani potrebbe essere un infrastruttura indispensabile quella che ora ad alcuni sembra un opera inutile.

    Probabilmente, tutti noi se ci trovassimo nella loro difficile condizione, agiremmo come loro, non so. La democrazia non é una “bestia” perfetta, è difettosa.

    C’è un problema democratico perché é evidente che essi non hanno la sovranità sulla loro valle, ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che il generale deve prevalere sul particolare.

    E se un opera é necessaria per la nazione, o meglio, per l’intero continente, e sono certo che lo è, o almeno, lo sarà in un prossimo futuro, allora l’interesse particolare, fosse anche l’interesse di una intera comunità di una valle, beh allora questo interesse é sacrificabile, sperando che non sia un sacrificio vano, le mia (forse potrete giudicarla cinica) comprensione va a quella gente, travolta da un destino più grande di loro, come un cittadino che viene espropriato della propria casa nell’interesse della comunità, questo é il modo in cui funziona la democrazia, la democrazia della maggioranza ove ci sarà sempre una minoranza che dovrà subire la volontà della maggioranza, o dichiarare guerra a questa, come sta appunto avvenendo.

    L’alternativa é uscire dalla comunità “Italia” ma questo non é possibile ne auspicabile. Qui sta la questione democratica, e cioè se chiunque, in autonomia possa decidere se continuare o meno a fare parte di una comunità più vasta.

    Ma in questo modo si legittimerebbe ogni “capriccio” secessionista compresi quelli leghisti, creando un precedente pericoloso per la repubblica.

  2. Sulla TAV stanno emergendo più contrapposizioni muscolari, che confronto meditato sui pro e sui contro. Ho seguito con grande interesse sia le argomentazioni del Prof. Monti, che quelle del Prof. Virano, Commissario dell’Osservatorio di Val di Susa nella trasmissione Piazza Pulita e, quest’ultimo, all0intervista di Lucia Annunziata in !/2 ora di domenica. Sono ancora più convinto della opportunità di realizzare l’opera nei 12 Km. (su 57) di pertinenenza italiana, perchè in primo luogo serve a spostare la inadeguata ferrovia situata a 1000 mt. di altezza e portarla a livello della pianura, come previsto sia per il traforo del S.Gottardo, che del Brennero. In secondo luogo va considerato che il tunnel attuale non consente il trasporto delle merci con i Conteneir standars superiore al modello 30 (così è stato sostanzialmente definito e non è possibile il trasporto del modello 45 il più diffuso) in quanto il tunnel è rimasto al periodo del secolo scorso. In terzo luogo sono stati attivati i tavoli di confronto (in ritardo) dal 2006 ed è stato a seguito degli approfondimenti completamente cambiato il progetto iniziale risultando meno invasivo e più apprezzabile. In quarto luogo è previsto al momento la realizzazione della parte di ferrovia sino a Bussoleno (dove peraltro le Amministrazioni locali hanno dato il consenso), lasciando fuori gli altri interventi di potenziamento della ferrovia, che saranno riesaminato se la struttura risulterà insufficiente per la dimensione del traffico delle merci previsto nel corridoio 5 da Lisbona a Kiev. La spesa accertata a carico dell’Italia è di 2,7 Miliardi di Euro. Come Socialisti e nella linea del rispetto dell’ambiente abbiamo sostenuto con forza la prevalenza del ferro rispetto alla gomma e in questo caso dovremmo avere meno TIR in circolazione dalla Francia dirottandoli sulla ferrovia. Inoltre la revoca di una decisione assunta in accordo tra gli Stati e a livello Europeo, renderebbe poco credibile il nostro paese ed esposto alle influenze di chi strilla di più. Gli errori sono stati commessi da quando oltre 20 anni fa è stata decisa senza avviare la minima consultazione con le popolazioni interessate, tuttavia i 182 incontri svoltisi dal 2006 in parte hanno recuperato un rapporto di ascolto delle ragioni degli abitanti e, risulta, che molte osservazioni sono state recepite ed hanno portato al cambiamento consistente del progetto. Dobbiamo avere consapevolezza politica che sulla TAV è in gioco qualcosa di molto importante sulla capacità di guardare agli interessi generali, che non vanno piegati ai pur legittimi dissensi locali. Se prevalessero i NO TAV in tutte le realtà in cui si dovranno realizzare opere pubbliche sarà autorizzata l’organizzazione di forze del dissenso che faranno valere le proprie ragioni “locali” comunque. Vi è inoltre il pericolo di una occasione per innestare una saldatura con i gravi problemi economici e sociali che renderrebbero esplosiva e non governabile la situazione, come sta avvenendo in Grecia, con conseguenze irreparabili per il nostro paese. Il dissenso civile è parte della democrazia e va rispettato, ma la sua strumentalizzazione e degenerazione negli altri territori è la dimostrazione di un forte rischio.

  3. Secondo l’anonimo commentatore dovremmo valutare l’utilità o meno della TAV sul fatto che lui è sicuro che in un prossimo futuro tornerà utile, perchè inevitabilmente lo scambio di merci con la Francia aumenterà di certo. Lui ne è sicuro. Dove tragga tutta questa sicurezza non si capisce. Se ce lo spiegasse forse riuscirebbe anche a convincerci. Il PSI fa bene, anzi benissimo, ad opporsi alla TAV. E’ un’opera vecchia, obsoleta, costosissima (rispetto ai benefici, tutti ipotetici), un’opera pensata in (e per) un mondo che non esiste più.

  4. Non ho capito ma il PSI é ufficialmente contro la TAV o cosa? Mi auguro di no, gradire comunque una risposta da qualcuno rappresentante il partito e non un qualsiasi commentatore di passaggio. Grazie.

  5. Mah, non é che a incitare i NOTAV ci sono camionisti che hanno paura che il trasporto di beni si sposti dagli inquinantissimi mezzi su gomma alla rotaia?

    Sembra di rivivere l’opposizione alla ferrovia in maremma.

  6. Purtroppo, gli studi, le previsioni, le considerazioni sul rapporto costi/benefici sia del farla che del non farla, la TAV, non potranno mai essere esaustivi e definitivi né da una parte e né dall’altra. Resta una discrezionalità di giudizio dalla quale non si può prescindere. Ad esempio, i posti di lavoro che, non facendo la TAV, si andrebbero a perdere: ma si andrebbero veramente a perdere, oppure, con i soldi non spesi per la TAV, magari, si potrebbe rimettere in moto un’economia fatta di piccole e medie imprese che, avvitandosi in un circolo virtuoso, di posti di lavoro potrebbero crearne sempre di più, e decisamente dal carattere più solido e duraturo?
    In altre parole, fin quando vale il cncetto di costruire piramidi per dare lavoro alla gente?

    Quello che invece trovo manchi assolutamente in queste considerazioni circa l’opportunità o meno di realizzare cose come la TAV, è il diritto all’autodeterminazione che, tutti insieme, abbiamo, comprendente il diritto a sbagliare! In altre parole, è il diritto alla Democrazia, che viene totalmente ignorato. Come se una convenienza economica debba assolutamente ed imperativamente prevalere su tutto!
    Nella società del profitto, le cose starebbero esattamente così: ma in una società Democratica, la cifra economica resta solo un elemento tra gli altri.
    Ieri sentivo, in TV, uno che spiegava quanto ci costerebbe non fare la TAV e, a supporto delle sue ragioni, evidenziava le convenienze perse, in caso di NO TAV, in cambio di niente: non è così! Non è in cambio di niente! Per chi è NO TAV, in cambio c’è invece senz’altro la conservazione di una natura ancora in massima parte rupestre e, per molti aspetti, incontaminata: come si può facilmente rilevare, non c’è solo l’aspetto economico, tra gli elementi che concorrono a prendere una decisione!
    Il Tizio sosteneva che non fare la TAV ci avrebbe fatto perdere la faccia davanti all’Europa!
    “Ci avrebbe fatto perdere la faccia”? La sua, forse, e di quelli che han proceduto con la TAV senza una consultazione popolare che, visti i toni raggiunti sull’argomento, si sarebbe dovuta ritenere assolutamente necessaria! A questo punto, invece, è proprio un bene, ed anche assolutamente necessario, che chi ha preso impegni con l’Europa, e i fatti stan dimostrando che non aveva i presupposti per poterli mantenere, la faccia ce la perda eccome!
    Il Tizio ha ribadito in tutte le salse che, quindi, non fare la TAV, non sarebbe conveniente: sì, ma sarebbe Democratico, però! Non è solo la convenienza economica, un valore: lo è ancora di più l’esercizio della Democrazia! Mille volte meglio perdere qualcosa, ma essere e rimanere Democratici, che il suo contrario!

Lascia un commento