martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Ecco perché Alfano non può dire che la giustizia non c’entra nulla con la crisi
Pubblicato il 16-03-2012


La «bambinata» del segretario Pdl Angelino Alfano – come l’ha definita il leader Udc Pier Ferdinando Casini – che ha pensato bene di far saltare il vertice della settimana scorsa su Rai e giustizia tra il premier Mario Monti e l’«ABC» della maggioranza, non solo ha rappresentato un intoppo per la marcia dell’esecutivo, ma si fondava su un ragionamento del tutto campato per aria. Il Popolo della libertà, infatti, punta i piedi sulla governance della tv pubblica e sulla riforma del servizio giustizia sostenendo che Monti ha avuto un mandato con un perimetro ben preciso attorno alle priorità della crisi economica e delle riforme che devono far ripartire la crescita. Insomma, a via dell’Umiltà si sostiene che di quello si deve occupare l’esecutivo dei tecnici, mentre tutto il resto compete al Parlamento e alla discussione tra i partiti.

NEL 2011 130MILIONI DI INDENNIZZI – Bene. Lasciando da parte Viale Mazzini, però, persino i bambini hanno ormai capito quanto il lavoro delle corti e dei tribunali sia importante anche per il rilancio economico del Paese. Monti ha avuto gioco facile nel ribadirlo durante la conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca Angela Merkel, per cui è naturale che le toghe non rimangano «al di fuori dell’ottica del governo». Alfano, tra l’altro, è un ex ministro della Giustizia, quindi queste cose dovrebbe saperle bene. E siccome non è uno stupido, il sospetto è che «non ci è»  ma «ci fa». Tanto per iniziare, è il caso di ricordargli che nel 2011 lo Stato ci ha rimesso direttamente 84milioni di euro di indennizzi per l’eccessiva durata dei processi, mentre 46milioni sono volati via per le ingiuste detenzioni. Totale: 130milioni di euro. Mica bruscolini.

GLI STRANIERI NON SI FIDANO – La giustizia italiana è lenta e inefficiente. Gli investitori esteri lo sanno ed anche per questo motivo sono restii a far arrivare capitali nel Bel Paese. Nel 2011 lo stock totale si è fermato a 337miliardi di euro con un crollo del 53%. Volendo dare un’idea, Spagna e Germania ne hanno attratti per oltre 600miliardi, la Francia e il Regno Unito oltre mille miliardi. Solo la disastrata Grecia in Europa sta peggio di noi nella classifica dei Paesi che tra il 2001 e il 2010 hanno attratto investimenti dall’estero. Come dare torto agli stranieri diffidenti, caro Alfano, se il tempo medio per recuperare un credito è di 1.210 giorni mentre in Germania siamo a meno di 400? E poi c’è la corruzione, che secondo la Corte dei Conti si mangia almeno 60miliardi l’anno. Il problema, però, non è solo quello delle risorse che spariscono: come ha fatto notare l’altro giorno anche l’Ocse, le mazzette finiscono per inquinare il mercato, perché spesso favoriscono i meno competitivi a scapito dei migliori. E’ o non è questo un tema economico che peraltro a Monti sta molto a cuore, visti i suoi trascorsi da commissario Ue alla concorrenza?

L’ARTICOLO 18 DA RIVEDERE – Poi ci sono le cause di lavoro. Si sta discutendo della ristrutturazione dell’articolo 18 sul modello tedesco. In Germania il giudice decide in merito al licenziamento sempre entro sei mesi (ma spesso in poche settimane), mentre in Italia ci vogliono diversi anni: sarà questo un punto che ha a che fare con l’economia o no? Basta chiederlo agli imprenditori per avere una risposta. Senza dimenticare, infine, che il Guardasigilli Paola Severino è alle prese con la messa a punto dei 20 «tribunali delle imprese» che dovrebbero sveltire il settore del civile sul fronte del rapporto con le aziende.  Morale? L’elenco dei punti di contatto tra tribunali e ambito economico potrebbe essere molto più lungo, la giustizia contribuisce a fare l’economia e il governo Monti deve potersene occupare senza recinti e senza guinzagli.

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