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Opinioni e commenti
 

Eutanasia a domicilio in Olanda, Ass. Luca Coscioni: «In Italia sarebbe boom di richieste»
Pubblicato il 06-03-2012


Eutanasia. Un tema spinoso in un Paese come l’Italia nel quale le normative assistenziali spesso si scontrano con una bioetica improntata a una certa diffidenza per le nuove pratiche e i nuovi diritti. La “dolce morte” è uno di questi argomenti. Tema che viene affrontato con grande libertà in paesi come l’Olanda dove – dal 2002 è stato il primo Paese al mondo a regolare e legalizzare l’eutanasia – si è diffusa con grande successo l’iniziativa che offre un servizio gratuito a domicilio per chiunque voglia metter fine alla propria agonia. Molto favorevole ad adottare anche in Italia l’iniziativa, quanto mai sui generis, è stata Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni.

In Olanda è stato attivato un servizio di eutanasia a domicilio gratuitamente, cosa ne pensa?

L’Italia ha tanto da imparare, la sospensione delle cure in Italia è garantita dall’articolo 32 della Costituzione, che sancisce l’inviolabilità del diritto alle cure, per cui nessuno può essere obbligato a trattamento medico. La legge non può violare persona umana e permette l’eutanasia passiva, ma si oppone ancora all’eutanasia volontaria, che è punita.

Nel 2002 l’Olanda è stata la prima nazione europea a legalizzare l’eutanasia, quale il deficit culturale che impedisce di avere una normativa più aperta all’autodeterminazione dell’individuo?

Io credo che questo atteggiamento sia dovuto a una posizione politica troppo paternalistica, che intende imporre una visione senza tener conto dei diritti del malato. Questa posizione ha inoltre una matrice ideologica da riferirsi alla vicinanza territoriale con lo Stato Vaticano e sicuramente questo non aiuta nelle politiche per il malato.

Nel Febbraio 2009 questo il testo approvato alla Camera dei Deputati contro l’eutanasia, “riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge”. Un individuo incapace di intendere e di volere è ancora da considerare vita umana a tutti gli effetti o cosa?

Bisogna tenere sempre in considerazione la volontà dell’individuo, che tramite testamento biologico o qualsiasi altra forma di dichiarazione può averla espressa anche prima dell’evento che l’ha reso incapace di intendere e di volere. Se il parere non è palesato ci si affida alla scienza, considerando che l’accanimento terapeutico non è pratica da perseguire.

L’iniziativa in Olanda ha conseguito un gran successo con 60 chiamate in 48 ore, quale sarebbe la risposta italiana a una tale possibilità?

In Italia, da un’indagine ricognitiva sull’eutanasia sommersa, abbiamo riscontrato che ci sono molte persone a rivendicare questo diritto e che quindi sarebbero di parere favorevole a riguardo. Riscontriamo anche come associazione molte richieste di aiuto per potersi rivolgere a cliniche all’estero.

Con la vostra associazione vi siete sempre occupati dei diritti per il malato, quali le prossime battaglie?

Noi ci occupiamo di diritti a 360 gradi con campagne specifiche e azioni mirate. Stiamo portando avanti diversi progetti, dall’aggiornamento del nomenclatore tariffario all’abbattimento delle barriere architettoniche, al collocamento mirato per i disabili. Inoltre stiamo sollecitando il ministro della Salute affinché venga aggiornato l’elenco dei minimi essenziali per l’assistenza.

Diletta Liberati

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